A babbo morto: significato e origine del modo di dire

Questa espressione viene utilizzata spesso per intendere l’incassare un credito con molto ritardo o, ancora meglio, senza una scadenza predefinita. In maniera traslata poi indica il fare qualcosa in tempi, possiamo dire, incerti. Ma da dove proviene il modo di dire a babbo morto?

Made in Toscana

Non è difficile localizzare questo modo di dire sullo stivale italico. Basta seguire la pista del “babbo”, un modo di indicare il “papà” tipico della Toscana, ma anche del centro Italia in genere. L’espressione “a babbo morto”, infatti, ha origine proprio in Toscana. Più precisamente, nella zona della Maremma.

A babbo morto: quando nasce questa espressione

Se il luogo è la Toscana, il tempo in cui nasce il modo di dire “a babbo morto” è grosso modo il Medioevo.

A quell’epoca molti giovani signori erano soliti intrattenersi nel gioco. In questo contesto spesso contraevano debiti che poi risolvevano tramite il ricorrere a usurai. L’usura era la via percorsa dai più per onorare debiti di gioco, prima che per acquistare doni alle proprio amate.

Quando il debito effettivamente e certamente sarebbe stato saldato?

“A babbo morto”, ovvero quando il rampollo avrebbe incassato l’eredità, una volta morto il proprio padre.

Il vantaggio del “babbo morto”

Gli usurai usavano questa espressione ben consci che il saldo del debito non sarebbe avvenuto in tempi brevi. Tuttavia, non ne erano scontenti.

Se da una parte si innescava una certa incertezza nell’incasso, dall’altra si profilava certamente la possibilità che col tempo il gruzzolo dell’eredità sarebbe cresciuto in modo esponenziale.

Gli usurai, quadro di Quentin Massys. A babbo morto.
Gli usurai, quadro di Quentin Massys del 1520 • olio su tavola, Galleria Doria Pamphili, Roma

La questione del “babbo”

In questa espressione e modo di dire, c’è la parola “babbo”. E’ un modo di origine dialettale entrato a pieno titolo nell’uso comune e sostitutivo per molti del termine “papà”. Per quanto adesso esista meno rigidità negli usi dialettali, probabilmente e non solo per le migrazioni interne sempre continue e l’aumento delle famiglie “miste” dal punto di vista dell’origine regionale in Italia, la parola “babbo” è propria solo di alcune parti del Paese.

In particolare – oltre alla Toscana – la parola “babbo” si usa in:

  • Romagna;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Sardegna;
  • Lazio settentrionale.

Nel tempo, anche all’interno di queste stesse regioni, si è connotato come un uso di stampo popolare.

Un babbo fa per cento figlioli e cento figlioli non fanno per un babbo, questa è la verità.

DAL FILM: Amarcord (1973, di Federico Fellini)

Pensiamo all’espressione “figlio di papà” non sostituibile con “figli di babbo”.

Recenti indagini di stampo linguistico, però, hanno dimostrato che in molte zone dove si usava il termine “babbo” aumenta sempre più la scelta dell’uso della variante “papà”. 

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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