La Costituzione della Repubblica Italiana

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Risale ad un tempo lontano il primo tentativo di avere delle leggi scritte per determinare la vita di una società, proprio per ovviare alla mortalità degli uomini. Il potere che non subisce interruzioni  classifica chi comanda e chi obbedisce. La Costituzione che ha una funzione di protezione nei confronti dei sudditi garantendogli diritti e specificandone i doveri di fronte a coloro che detengono il potere ha una storia più breve. Costituzione letteralmente significa “qualcosa di stabilito” e da un punto di vista legislativo significa che contiene, stabilisce, i fondamenti di una organizzazione sociale e politica. 

Costituzione della Repubblica Italiana
Costituzione della Repubblica Italiana

Storia della costituzione italiana

La storia costituzionale italiana è da inserire, rispettandone le peculiarità, all’interno della tradizione costituzionale europea. Le prime idee costituzionali fanno seguito ai moti liberali successivi alla Rivoluzione francese. L’Italia non era ancora uno Stato ma una frammentazione di territori comandati da potenze straniere e da famiglie nobiliari. Lo Stato italiano si sviluppò per successive annessioni al Regno di Piemonte e Sardegna, dopo metà ottocento e la prima Costituzione dello Stato italiano fu lo Statuto Albertino, Costituzione del regno di Sardegna e Piemonte approvato il 4 marzo del 1848.

Lo statuto Albertino fu un tipico compromesso fra monarchia e classi sociali abbienti e colte che pretendevano istanze liberali. Lo Statuto disegnava il profilo di una monarchia costituzionale in cui le Camere deliberavano le leggi e il re le controfirmava approvandole oppure aveva potere di respingerle. Il re manteneva il potere esecutivo, di dichiarare guerra e di sviluppare e mantenere relazioni internazionali benché le Camere potevano deliberare contro trattati che comportassero oneri finanziari e variazioni territoriali.

Le Camere però, attraverso la nomina dei ministri, esercitavano molto più potere di quello previsto.  Il governo manteneva un ruolo interlocutorio nei confronti delle Camere, le quali erano su posizione paritaria: la Camera dei deputati aveva una preminenza politica mentre i senatori erano di nomina governativa. Non esisteva nessuna forma di referendum. Siccome non si prevedeva nessun meccanismo di modifica, lo Statuto era oggetto di cambiamenti indiretti provocati dall’attività legislativa che ne modificò la sostanza soprattutto durante il ventennio fascista.

Il fascismo

Il regime fascista arrivò al potere verso la fine del 1922 quando Benito Mussolini divenne capo del Governo. Il governo fascista modificò profondamente il sistema costituzionale, approvando leggi contro le libertà e i diritti fondamentali. I partiti antifascisti vennero sciolti, il Parlamento venne limitato nei suoi poteri e in seguito soppresso con l’abolizione della Camera elettiva la quale venne sostituita con la Camera dei fasci e delle corporazioni, i cui membri venivano nominati dal governo.

Il partito fascista venne trasformato in un’istituzione statale e vennero creati i Tribunali speciali per la difesa dello Stato. Corona e Senato, benché limitati non vennero privati dei loro poteri. Dopo la caduta del fascismo, avvenuta con la destituzione di Mussolini ad opera del Gran Consiglio il 25 luglio 1945 e con la fine della Seconda guerra mondiale, i partiti antifascisti fecero sentire tutta la loro autorevolezza chiedendo l’istituzione di un’assemblea costituente per riformare le istituzioni dello Stato.







Così fu, con il decreto legge luogotenenziale n.151 del 1944 che consegnava ai cittadini il diritto di eleggere un’Assemblea costituente che avrebbe deliberato sulle nuove istituzioni dello Stato. Veniva pertanto superato lo Statuto Albertino e il processo costituente prendeva corpo dalla volontà dei cittadini.

Dopo il referendum su Monarchia e Repubblica che si svolse il 2 giugno 1946  e che definì la vittoria della Repubblica, il re Umberto II che aveva sostituito il padre Vittorio Emanuele III prima in una reggenza luogotenenziale e in seguito, dal maggio 1946, come ultimo monarca d’Italia, lasciò la penisola.

Il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana, venne eletta anche  l’Assemblea costituente che lavorò per un anno e mezzo. Tale Assemblea aveva il compito di deliberare la nuova Costituzione e di esprimersi sulle leggi in materia costituzionale, elettorale e riguardo ai trattati internazionali come il Trattato di pace. La legislazione ordinaria era di competenza del Governo che attraverso i decreti legislativi attuava le sue funzioni. L’Assemblea eleggeva il Capo dello Stato e revocava la fiducia ai Governi.

Operava su due piani: doveva disegnare i nuovi lineamenti istituzionali e svolgere le funzioni di confronto e dibattito sulle attività del Governo. Dopo la sua elezione l’Assemblea costituente nominò la Commissione per la Costituzione, composta da 75 membri che avevano il compito di redigere la nuova Carta. Il lavoro si svolse attraverso tre sottocommissioni che si occuparono rispettivamente dei diritti e doveri dei cittadini, dell’ordinamento della Repubblica e dei diritti e doveri economico-sociali.

La firma della Costituzione italiana
La firma della Costituzione italiana: Alcide De Gasperi (a sinistra), Enrico De Nicola (seduto al centro) e Umberto Terracini (mentre firma)

Il progetto fu presentato nel febbraio del 1947 e fino a dicembre dello stesso anno si svolse il dibattito in aula. Su alcuni temi, come le regioni e la Corte costituzionale, furono apportate profonde modifiche, tuttavia l’impianto generale rimase quello proposto. Molti articoli furono oggetto di vivaci dibattiti e vi furono ogni volta diverse alleanze fra centro, sinistra e partiti minori per l’approvazione di articoli importanti come il richiamo ai Patti lateranensi del 1929 (approvato) o sull’indissolubilità del matrimonio (respinto). La deliberazione finale avvenne il 22 dicembre del 1947 in cui venne approvato il testo con 453 voti favorevoli e 62 contrari. Promulgata il 27 dicembre dal Capo dello Stato, la Costituzione entrò in vigore il giorno 1° gennaio 1948.

Nella foto dell’atto ufficiale della firma è possibile vedere il capo del governo Alcide De Gasperi, il primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola e il Presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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