Ai quindici di Piazzale Loreto, poesia di Quasimodo: testo e commento

La poesia Ai quindici di Piazzale Loreto non è una delle più famose dell’autore siciliano Salvatore Quasimodo, tuttavia rappresenta al meglio l’impegno civile del poeta dopo aver vissuto l’esperienza della Seconda guerra mondiale. La lirica fa parte della raccolta Il falso e vero verde, pubblicata nel 1956.

Quasimodo dedica la sua poesia ai quindici partigiani fucilati dai fascisti il 10 agosto 1944 in Piazzale Loreto a Milano; dopo la loro fucilazione, i cadaveri furono esposti sotto il sole per tutta la giornata e lasciati agli insulti dei passanti.

Solo dopo la guerra sul luogo della strage venne eretto un piccolo ceppo commemorativo, sostituito nel 1960 da un vero e proprio monumento che raffigura un martire e riporta l’elenco delle quindici persone fucilate.

Piazzale Loreto - Monumento ai martiri
Piazzale Loreto, Milano: Monumento ai martiri • scultura di Giannino Castiglioni a ricordo della strage del 10 agosto 1944

L’autore, Salvatore Quasimodo

Quasimodo è stato uno degli autori più importanti del Novecento italiano; nacque a Modica nel 1901. Egli lavorò presso il Ministero dei Lavori pubblici e grazie a quest’impiego si trasferì prima a Firenze, dove entrò in contatto con Elio Vittorini e con l’ambiente ermetico della rivista «Solaria»; in seguito si trasferì  a Milano, dove lavorò come giornalista e scrittore.

Venne poi nominato professore di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica di Milano.

Nel 1959 vinse il Premio Nobel per la Letteratura.

Salvatore Quasimodo
Salvatore Quasimodo

Per le prime fasi della sua produzione, egli si accostò all’Ermetismo: le sue prime raccolte poetiche, come Acqua e terre, Oboe  sommerso, Ed è subito sera appartengono proprio a questa corrente, molto vicina al simbolismo francese, che si caratterizza per la concentrazione formale e l’utilizzo di simboli.

Durante la Seconda guerra mondiale, il poeta iniziò ad interessarsi all’uomo e ai suoi problemi, quindi decide di dedicarsi all’impegno civile per ridare agli uomini la speranza di un futuro migliore. A questa fase appartengono le raccolte:

  • Giorno dopo giorno;
  • La vita non è sogno;
  • Il falso e vero verde;
  • La terra impareggiabile;
  • Dare e avere.

Ai quindici di Piazzale Loreto (testo)

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.

Parafrasi del testo

Esposito, Fiorani, Fogagnolo, Casiraghi, chi siete voi? Siete nomi, ombre?

Soncini, Principato, Temolo, Vertemati, Gasparini?

Siete stati uccisi come foglie di un albero insanguinato, Galimberti, Ragni, voi, Bravin, Mastrodomenico, Poletti?

O sangue che nutre la terra e alimenta la speranza di una rigenerazione dopo il fascismo.

Le vostre ferite provocate dai fucili ci umiliano: è passato troppo tempo.

La morte pende dalle bocche, le bandiere esposte dagli occupanti nazifascisti sulle vostre case chiedono la morte.

(I nazifascisti) Si credono vivi ma anche loro temono la morte.

Noi poeti non scriviamo cose tristi, non vegliamo le vostre tombe con le lacrime, la morte non è più un’ombra quando è vita (la poesia deve celebrare la rinascita e non deve essere solo occasione di pianto).

Spiegazione e commento

La guerra ha cambiato per sempre il modo di fare poesia di Quasimodo: dall’astrattezza dell’Ermetismo, egli passa ad una poesia impegnata, utilizzando un linguaggio più concreto e discorsivo, per impegnarsi nella società e denunciare le ingiustizie.

La lirica Ai quindici di Piazzale Loreto infatti è dedicata ai partigiani uccisi dai fascisti: essi erano detenuti semplicemente perché partigiani; il giorno del 10 agosto vennero condotti in piazzale Loreto e fucilati come rappresaglia ad un attentato compiuto ad un camion tedesco.

I loro corpi vennero lasciati tutto il giorno esposti al sole e restituiti alle loro famiglie solo al calar della sera.

L’autore elenca tutti i nomi delle persone assassinate affinché essi non siano dimenticati, e li inserisce in frasi interrogative ricche di pathos.

La lirica è composta da 19 versi in prevalenza endecasillabi e il tono è epico, ricco di drammaticità.

È da sottolineare la presenza dello straniero, come nella poesia Alle fronde dei salici, e della bandiera (v. 14), posizionata anche sulla casa dei morti e simbolo dell’occupazione nazifascista.

Tra i versi 12 e 19 ricorre ben quattro volte la parola morte, anafora che sottolinea il tema centrale della poesia.

Si trova poi una sinestesia al v. 5-6: foglie di un albero di sangue.

Il messaggio finale, positivo

La poesia “Ai quindici di Piazzale Loreto” si conclude tuttavia con un messaggio positivo: l’affermazione finale infatti delinea l’importanza di scrivere poesie di impegno civile. Esse non devono essere solo un’occasione di tristezza e pianto ma devono rappresentare un canto di rinascita dopo gli orrori della guerra.

Questo è il messaggio che il poeta vuole lasciare ai posteri: non bisogna dimenticare di avere fiducia nel futuro.

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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino, napoletana di nascita portodanzese d'adozione, laureata in Filologia Moderna e appassionata di scrittura. Ha collaborato con varie testate come giornalista pubblicista, attualmente insegna Lettere in una scuola secondaria di primo grado.

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