Iliade: parafrasi e spiegazione del proemio

L’Iliade, insieme all’Odissea, è uno dei più antichi oltre che più famosi poemi dell’epica classica, di altissimo valore letterario e morale.

Iliade è un poema in 24 canti, costituito da 15.696 versi. Ha come oggetto gli avvenimenti degli ultimi cinquantuno giorni dell’assedio della città di Troia.

La guerra di Troia tra storia e leggenda

La guerra di Troia è stata realmente combattuta: greci e troiani erano rivali da un punto di vista sia commerciale che della conquista dell’egemonia sul Mar Egeo.

Secondo la leggenda, invece, la guerra di Troia fu causata da Paride, figlio di Priamo re di Troia. Tutto iniziò sull’Olimpo quando, durante le nozze di Peleo e Teti, la dea della Discordia lanciò sul tavolo una mela d’oro. La mela recava una scritta: “alla più bella”.

Era, Atena e Afrodite si contesero la mela ma, non riuscendo a venirne a capo, decisero di far scegliere al bellissimo Paride. Il giovane scelse Afrodite, perché gli promise l’amore della donna più bella del mondo.

Dopo qualche tempo Paride si recò a Sparta dove incontrò Elena, la bellissima moglie di Menelao: i due si innamorarono e lui la portò con sé a Troia. Per vendicare l’offesa, i greci organizzarono quindi un assedio alla città. Esso durò per dieci anni e terminò con la distruzione della stessa.

Cavallo di Troia
Il cavallo di legno è il simbolo della guerra di Troia

La struttura dei poemi epici

Col termine “poema epico” si indica una narrazione poetica in versi delle imprese straordinarie di un popolo, un eroe o una divinità.

I poemi epici tradizionali sono:

  • l’Iliade;
  • l’Odissea;
  • l’Eneide.

Essi sono caratterizzati da 3 parti fondamentali:

  1. Il proemio dell’opera. Esso è la parte iniziale, una premessa al racconto vero e proprio in cui è contenuta l’esposizione sintetica dell’argomento trattato e l’invocazione alla Musa.
  2. Lo svolgimento, ossia la narrazione dei fatti – solitamente viaggi e avventure degli eroi protagonisti, la guerra e le relazioni amorose.
  3. La conclusione, o catarsi.

Il proemio dell’Iliade

È costituito da 9 versi ed è formato dall’invocazione e dalla protasi.

Nell’invocazione il poeta Omero si rivolge a Calliope, la Musa della poesia epica, per chiederle l’ispirazione necessaria a scrivere il suo canto.

La seconda parte, la protasi o enunciazione, contiene la breve esposizione dell’argomento che verrà trattato all’interno del poema: l’ira di Achille (uno dei protagonisti) e le conseguenze scatenate da essa, sia per i greci che per i troiani.

La sua rabbia trascinerà verso la morte valorosi guerrieri; altri non avranno neppure una degna sepoltura e tutto ciò si compirà sempre per volere di Zeus.

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

traduzione di Vincenzo Monti

Parafrasi

Ispirami a cantare, o Dea (Calliope musa della poesia),
la rabbia piena di dolore di Achille figlio di Peleo,
che provocò infinite morti agli Achei (greci), trascinò nell’Oltretomba
molte anime nobili di eroi morti prematuramente
e abbandonò i loro corpi perché diventassero pasto orribile di cani e di uccelli – così si compiva la suprema volontà di Giove –
da quando all’inizio una lite accanita divise Agamennone, figlio di Atreo,
il re dei valorosi guerrieri achei, e il divino Achille.

Epiteti e patronimici

Molto spesso nei poemi omerici i nomi dei personaggi sono accompagnati da nomi o aggettivi, detti epiteti. Essi descrivono una caratteristica particolare del personaggio stesso. Un esempio è Achille che viene definito divo perché figlio della ninfa Teti.

Tallone di Achille: Achille morente, scultura di Filippo Albacini
Achille morente, scultura del 1823 realizzata da Filippo Albacini (Chatsworth House Sculpture Gallery, Inghilterra). Secondo la mitologia Achille era invulnerabile tranne che per il suo tallone.

Questi epiteti servivano proprio a rendere riconoscibile nell’ascoltatore il personaggio grazie ad una determinata qualità o caratteristica fisica.

I nomi dei personaggi, inoltre, molto spesso erano anche accompagnati dai patronimici cioè il nome del padre con l’aggiunta del suffisso –ide:

  • Achille diventa così Pelide perché figlio di Peleo;
  • Agamennone diventa Atride perché figlio di Atreo.

Il proemio dell’Iliade racchiude il senso stesso dell’intera opera.

Insieme al proemio dell’Odissea e a quello dell’Eneide, costituisce un modello per tutta la tradizione epica successiva.

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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino è nata e cresciuta a Napoli. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, è una grande appassionata di libri e scrittura. Collabora come giornalista pubblicista presso varie testate online e lavora come insegnante di approfondimento letterario presso una scuola media.

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