L’ira di Achille

L’episodio dell’ira di Achille è uno dei più importanti e famosi di tutta l’Iliade, nonché il filo rosso del poema. È inserito all’interno del primo canto e dà inizio alla vicenda narrata.

Il protagonista è Achille, considerato l’eroe per eccellenza, sempre pronto a combattere e a morire per la gloria. Già nel proemio dell’Iliade La sua ira è definita come funesta, cioè portatrice di dolori: essa provocò molte morti tra i valorosi guerrieri greci, e non solo.

Eroe leggendario

Achille è uno dei protagonisti dell’Iliade, eroe della mitologia greca e combattente leggendario della guerra di Troia. Molti sono i filoni narrativi che si sono sviluppati intorno alle leggende legate alla sua storia poiché era uno dei personaggi più amati per la sua personalità forte e combattiva.

Achille è un semidio, figlio del mortale re Peleo (per questo infatti viene chiamato spesso Pelide – figlio di Peleo) e della ninfa Teti.

Secondo una leggenda, la madre Teti, sapendo che il figlio sarebbe morto sotto le mura di Troia, lo immerse appena nato nel sacro fiume Stige per renderlo invulnerabile tenendolo per il tallone. Per questo motivo il tallone di Achille era l’unico punto debole.

Tallone di Achille: Achille morente, scultura di Filippo Albacini
Achille morente, scultura del 1823 realizzata da Filippo Albacini (Chatsworth House Sculpture Gallery, Inghilterra).

L’eroe ebbe un’ottima educazione e partecipò a molte imprese, ma la più importante, senza dubbio, fu la guerra di Troia alla quale prese parte insieme ai migliori guerrieri greci.

L’episodio che scatenò l’ira di Achille

Nel primo canto dell’Iliade, dopo il proemio, viene spiegato il motivo dell’ira dell’eroe: la guerra fra achei e troiani durava già da 9 anni e la città di Troia, nonostante fosse sotto assedio, continuava a resistere.

Crise, sacerdote di Apollo, si recò al campo acheo per riscattare la figlia Criseide, che era stata fatta schiava da Agamennone, capo degli Achei; Crise venne trattato molto male e respinto. Questo rifiuto di Agamennone provocò l’ira del dio Apollo, che per vendetta fece scoppiare una terribile pestilenza fra i greci.

Essi interpellarono l’indovino Calcane per trovare una soluzione: egli spiegò che la pestilenza era proprio dovuta all’ira di Apollo, causata dal rifiuto di restituire Criseide, tenuta come schiava. Quindi l’unica cosa da fare per fermare l’epidemia era quella di restituire la fanciulla a suo padre.

Agamennone prima si infuriò poi decise di cedere, a patto che gli venisse ceduta Briseide, la schiava del suo guerriero più forte: Achille.

Da qui si scatenò quindi l’ira dell’eroe.

Achille, dopo aver ascoltato la richiesta di Agamennone, pronunciò un discorso contro di lui chiamandolo ubriacone e vile, comandante di uomini da nulla.

Decise quindi di ritirarsi dalla battaglia e pronunciò una minaccia:

« verrà il giorno in cui i figli degli achei avranno bisogno di Achille sul campo di battaglia perché saranno minacciati dalla mano di Ettore omicida e tu, Agamennone, non potrai fare nulla, perché negasti l’onore al più forte dei guerrieri achei ».

Dall’ira alla vendetta

Senza l’aiuto di Achille il campo acheo sembrava subire l’avanzata dei troiani, quasi pronti a dar fuoco alle navi.

La situazione stava precipitando, ma Achille restò irremovibile: Patroclo, il suo migliore amico, decise quindi di scendere in battaglia; Achille gli donò le sue armi.

Patroclo venne scambiato per Achille da Ettore, che lo uccise.

Fu per questo motivo che l’eroe decise di tornare sul campo di battaglia e vendicare così la morte del suo amico.

Seguirà poi lo scontro cruento tra Achille ed Ettore.

L’ira di Achille nell’arte e nella cultura

L’ira di Achille è stata rappresentata nella storia dell’arte da molti pittori. Tra i quadri più importanti e intensi spicca il dipinto La furia di Achille, del pittore francese Charles-Antoine Coypel, realizzato nel 1737.

L’eroe si trova al centro del dipinto. Alle sue spalle c’è la dea Atena che cerca di fermarlo, ma lui calpesta e travolge corpi per dare sfogo alla sua rabbia.

La furia di Achille, quadro di Coypel, 1737
La furia di Achille (Coypel, 1737)

Achille è l’unico ad indossare un’armatura, proprio per sottolineare la differenza tra la sua furia e gli altri personaggi nudi e disarmati.

Un’altra opera è quella di Giambattista Tiepolo.

Atena impedisce ad Achille di uccidere Agamennone. Dettaglio del quadro di Giambattista Tiepolo
Atena impedisce ad Achille di uccidere Agamennone. Dettaglio dell’opera di Giambattista Tiepolo (1757) – Villa Valmarana ai Nani, Vicenza

A teatro L’ira di Achille è un’opera in due atti di Giuseppe Nicolini, su libretto di Felice Romani. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1814.

Il cinema ha narrato molte volte i classici greci: tra le opere apparse sul grande schermo ricordiamo L’ira di Achille (film del 1962 di Marino Girolami) e il celeberrimo Troy (2004, di Wolfgang Petersen).

La storia di Achille è stata raccontata anche in prosa, in anni recenti, dalla scrittrice Madeline Miller nel libro La canzone di Achille (2019); il libro pone l’accento su Achille uomo e non eroe; l’autrice ricostruisce la sua vita proprio a partire dall’amore trai due giovani, Achille e Patroclo, narrato in maniera naturale e intensa.

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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino, napoletana di nascita portodanzese d'adozione, laureata in Filologia Moderna e appassionata di scrittura. Ha collaborato con varie testate come giornalista pubblicista, attualmente insegna Lettere in una scuola secondaria di primo grado.

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