Corvée, essere di corvée: significato e origini

La parola corvée ed il modo di dire essere di corvée hanno origini antiche. Ne parliamo in questo articolo.

Il mercato del lavoro odierno è un mare magnum in cui continuamente facciamo uso di temi comuni come la felicità, la soddisfazione, la competenza da una parte; ma anche il giusto riconoscimento, o meglio la paga ben tarata sull’attività prestata. Non sarà di grande consolazione sapere che le ingiustizie nel lavoro provengono da molto lontano.

Ti è mai capitato di “essere di corvée” ?

Cosa significa corvée

La parola è francese e letteralmente si traduce con lavoretto, o lavoro di routine.

In buona sostanza essere di corvée significava essere attore di un lavoro, spesso magari pesante e mal retribuito, quando non prestato gratuitamente.

Facendo un passo indietro potremmo definirlo al pari di “essere di servizio” o “di turno” laddove però il lavoro in oggetto non è un lavoro né leggero, né pagato, né tanto meno gratificante.

Il termine “essere di corvée” ha due ambiti di provenienza specifici:

  1. quello relativo al feudalesimo
  2. un altro relativo all’ambito militare.

Ne parliamo di seguito.

Primo ambiente: la società feudale

Nel sistema del diritto feudale la corvée era il servizio che il suddito doveva tributare periodicamente al suo signore. Si trattava di un lavoro spesso bestiale e mai retribuito. I signori feudali, infatti, si sostituivano ai sovrani sui loro territori anche dal punto di vista fiscale.

Così le corvée rappresentavano una vera e propria forma di tassazione, prestata in lavoro anziché in denaro. Questa brutta tradizione si è conservata fino all’inizio del secolo XIX.

feudalesimo e società feudale: lavoratori
Lavoratori nella società feudale • La fienagione: dettaglio dell’affresco rappresentante il mese di luglio, presso il Castello del Buonconsiglio di Trento (1400 circa)

Medioevo e non solo

Non sono stati però i proprietari terrieri o i signori del Medioevo a inventare ex novo questo modo di raccogliere una prestazione lavorativa. Ci sono segni di questo lavoro gratuito già nell’antico Egitto e nel tardo Impero romano.

I liberti a Roma fornivano operae officiales per ottenere libertà. Ad esempio: lavoro gratuito sulle terre per emanciparsi dal proprio padrone.

Lo stesso avveniva ai coloni del III e IV secolo, sempre a Roma. Lo Stato romano, ancora, gravava con queste forme su particolari categorie di cittadini per le costruzioni pubbliche: strade, ponti, argini.

Il sistema ha avuto seguito anche nel Regno franco sempre a scopi di manutenzione pubblica. In Francia, nel XVIII secolo, poi, venne imposta la corvée royale (o reale): essa imponeva ai contadini di contribuire alla manutenzione delle strade; tale corvée nel 1738 divenne generale.

Pubblico o privato?

Si parla di due tipi di corvée:

  • quella reale;
  • quella signorile.

La prima era un obbligo da parte della comunità di effettuare lavori sulle strade del regno; la seconda era un obbligo da parte dei servitori della gleba nei confronti del proprietario terriero di prestargli lavoro.

Perché ci si sottoponeva al sistema?

I vantaggi di chi riceveva il lavoro erano ovviamente una prestazione gratuita e un lavoro fatto.

Dall’altra parte cosa guadagnava il vassallo o – come vedremo – il soldato?

Il lavoro veniva commutato per lo più in affitto, imposte o nell’accumularsi di un proprio fondo.

Più avanti, nelle società urbanizzate, la “corvée” rendeva ai lavoratori la proprietà degli strumenti di lavoro o del bestiame.

L’inizio della Rivoluzione francese

Il sistema resistette molto nelle campagne. Non è del tutto scorretto pensare alla mezzadria come figlia di questo sistema, in nuce.

La corvée fu una delle cause più immediate della rivoluzione francese. Successe che la Costituente abolì integralmente ogni tipo di corvée personale, mentre i proprietari terrieri ebbero la possibilità di decidere se convertire le corvée reali in una prestazione in denaro.

La corvée royale venne abolita il 4 agosto 1789 (pochi giorni dopo la presa della Bastiglia).

Secondo ambiente: il contesto militare

Altro settore in cui si può essere di corvée è quello militare. In questo contesto “essere di corvée” indica un’antica usanza ancora presente nelle Forze Armate per stabilire dei turni di servizio per i militari.

Tali turni sono finalizzati a effettuare mansioni o servizi vari, quali: compiti di pulizia dei locali e servizi, inerenti all’uso dei commilitoni oppure, in senso più lato, per la preparazione di pasti o le operazioni correlate.

Col tempo il termine è stato sostituito da “comandata“.

Il turno assegnato può essere giornaliero ma anche settimanale; ciò dipende dal tipo di corvée, dalle necessità organizzative e dai compiti da assolvere.

Militari di corvée mentre pelano le patate
Militari di corvée mentre pelano le patate (Francia, Prima Guerra Mondiale)

Essere di corvée oggi

Prendendo un po’ dal sistema feudale e un po’ da quello militare, la corvée oggi indica un lavoro ingrato e pesante.

Con il termine ci si riferisce ad una vera e propria fatica che si aggrava per la caratteristica di obbligatorietà (o quasi).

Pensiamo per esempio ad un madre di corvée di notte, per l’accudimento di un infante; i colleghi che – volenti o nolenti – a turno devono occuparsi di quell’attività che nessuno ama; gli amici che, magari per dimostrare affetto, si sottopongono ad attività non del tutto gradite.

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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