Paesaggio catalano (Il cacciatore), di Joan Miró: storia e analisi del quadro

Print Friendly, PDF & Email

E’ l’estate del 1923 quando Joan Miró inizia a dipingere Paesaggio catalano. Il quadro è conosciuto anche come Il cacciatore. Questo suo celebre quadro rappresenta una vista della fattoria dove abitava la sua famiglia, a Montroig, in Catalogna. L’opera è un olio su tela di centimetri 66 x 92,7. Il dipinto Paesaggio catalano (in inglese: Catalan Landscape – The Hunter) è un insieme fantasioso di forme umane, animali e vegetali che sono visibili all’occhio della mente. E’ un’opera che svela l’ampia immaginazione di Miró.

Paesaggio catalano (The Hunter, Il cacciatore), dipinto di Joan Miró
Paesaggio catalano (Il cacciatore). In lingua inglese: Catalan Landscape (The Hunter). Dipinto da Joan Miró nel periodo 1923-1924, oggi è conservato al MoMA di New York.

Paesaggio catalano: metafore e filosofia di Miró

L’artista di questo suo dipinto ha scritto:

“Sono riuscito a scappare nell’assoluto della natura”.

Dunque l’opera è una metafora poetica che rappresenta la concezione che Joan Miró ha della sua terra natale, sfuggendo – come ha detto lui stesso – alle “malefatte dell’umanità”, che non riusciva appunto a concepire.

L’artista catalano si è ispirato nella sua creazione a una miriade di fonti. Si vedano, ad esempio, i toni attenuati e contrastanti che si rifanno ai colori degli affreschi catalani; oppure la planarità del dipinto.

Si deve a Mirò la ricerca della pittura che trae origine da quella dell’arte preistorica. Tutti esempi che ci riportano all’arte paleocristiana, dove le ali degli angeli erano coperte da piccoli occhi. Mirò riesce nella sua arte a dare un’anima all’oggetto, dandogli un aspetto vivo e magico. Negli elementi è riflessa la convinzione che ogni oggetto possiede un’anima vivente.

Descrizione del quadro

Paesaggio catalano (Il cacciatore) appare come un’opera astratta. Serve tuttavia uno sguardo attento per vedere rivelarsi un paesaggio popolato da un ricco assortimento di figure umane e animali e forme naturali che insieme compongono un’iconografia della vita dell’artista.

Il cacciatore è la figura in piedi sul lato sinistro ed è il protagonista della scena. Egli ha un corpo stilizzato, con una testa rappresentata da un triangolo.

Una pipa sporge alla destra dei suoi baffi folti; il cuore del cacciatore galleggia vicino al suo petto. In una mano tiene un coniglio appena ucciso; nell’altra mano ha un’arma, ancora fumante per lo sparo che tolto la vita al povero animale.

La figura del cacciatore è un sostituto di Miró ed appare in molte altre sue opere.

La parola “sard”

Nell’angolo in basso a destra, in primo piano, l’autore dipinge la parola “sard”. Si tratta dell’abbreviazione di “Sardana“: è la danza nazionale della Catalogna.

LEGGI ANCHE  Risveglio all'alba (Costellazioni), famoso dipinto di Joan Miró

Questa parola, che appare troncata, fa riferimento anche alle lettere frammentate e alle parole della poesia dadaista e surrealista, da cui Miró si sentiva influenzato.

Il messaggio politico

Il “Paesaggio catalano” di Joan Miró evoca la vita nella fattoria della sua famiglia a Montroig, in Catalogna. Questa regione della Spagna è politicamente autonoma e si trova vicino al confine tra Spagna e Francia. La Catalogna ha un suo parlamento, una sua lingua, e chiaramente storia, tradizioni e cultura. Il nazionalismo catalano di fatto è stato oggetto di dibattito per oltre un secolo.

L’opera ha degli elementi che le danno una connotazione politica. Le tre bandiere, per esempio, quella francese, catalana e spagnola fanno riferimento ai tentativi della Catalogna di decentrarsi, di allontanarsi dal governo centrale spagnolo.

E’ un modo, un escamotage che utilizza Mirò per affermare la sua fedeltà alla causa catalana, quando appunto nel 1923 Primo de Rivera istituì delle pesanti misure per vietare la lingua e la bandiera catalana, e reprimere in questo modo il separatismo catalano.

La presenza delle bandiere, oltre che diversi altri simboli analoghi, si trova anche in un’altra sua celebre opera: Campo arato, a cui abbiamo dedicato in precedenza un altro articolo.

Terra Arata Campo arato - Joan Miró
Terra Arata (Campo arato) – Joan Miró (1924)

Miró e il Surrealismo

Il periodo in cui dipinge “Paesaggio catalano” e “Campo arato” rappresenta nella storia dell’arte gli inizi di quello che poi segnerà il Surrealismo, il movimento d’avanguardia nato in Francia nel periodo tra le due guerre. Il termine indica il “superamento del realismo”.

Si tratta di Un movimento che tende nell’arte a rappresentare l’automatismo psichico e il mondo dell’inconscio: tutto è frutto di una visione interiore.

L’intento dell’artista è appunto quello di trasformare la realtà in un mondo di sogno. E a tal proposito Mirò diceva:

“Il surrealismo mi ha permesso di superare di gran lunga la ricerca plastica, mi ha guidato nel cuore della poesia, nel cuore della gioia: gioia di scoprire quel che faccio dopo averlo fatto, di sentire che il senso e il titolo del quadro si gonfiano dentro di me a mano a mano che lo dipingo.”

Ci siamo impegnati per scrivere questo articolo. Speriamo ti sia piaciuto. Se ti è stato utile, lascia un messaggio in fondo.

Serena Marotta

Serena Marotta

Serena Marotta è nata a Palermo il 25 marzo 1976. "Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi" è il suo primo libro. È giornalista pubblicista, laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia e con La Repubblica, ha curato vari uffici stampa, tra cui quello di una casa editrice, di due associazioni, una di salute e l'altra di musica, scrive per diversi quotidiani online ed è direttore responsabile del giornale online radiooff.org. Appassionata di canto e di fotografia, è innamorata della sua città: Palermo.

Ci siamo impegnati per preparare questo articolo. Speriamo ti sia piaciuto. Facci sapere cosa ne pensi: