Rosa Bianca: la resistenza non violenta e il martirio dei fratelli Scholl

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La Rosa Bianca è un movimento non violento di matrice cristiana che fece resistenza al Regime nazifascista di Adolf Hitler. A fondarlo, nel giugno del 1942, a Monaco di Baviera, furono i fratelli Hans Scholl e Sophie Scholl. Insieme a loro ci sono Christoph Probst, Alexander Schmorell, Will Graf e il professor Kurt Huber. I cinque giovani, poco più che ventenni, infatti, erano al tempo studenti dell’Università tedesca intitolata a Ludwig Maximilian.

rosa bianca movimento antinazista

Il movimento: matrice politica e riferimenti culturali

Il movimento della Rosa Bianca trae il suo simbolo da quello dei nobili perseguitati durante la Rivoluzione francese, di matrice aristocratica e antipopolare per una Francia democratica e federalista.

Il background intellettuale della Rosa Bianca fa riferimento alle indicazioni etiche della Bibbia e di Sant’Agostino; fa riferimento inoltre agli orizzonti culturali degli scritti di Rilke, Aristotele e Goethe, Novalis e Schiller.

Quanto all’assetto ideologico, invece, la Rosa bianca si rifa alla tesi di “Quick born” o “Sorgente di vita” del sacerdote italiano Romano Guardini. Stesso filone a cui si legarono anche altri parroci cattolici come l’antifascista Franz Weiss.

Guardini, in particolare, fornì anche ai componenti della Rosa Bianca la spinta morale di coniugare spiritualità con azione sociale e politica secondo quella che il presbitero e teologo nato a Verona definì “visione cristiana del mondo” o, in lingua tedesca, Christliche Weltanschauung. 

[…] l’incontro continuo, per così dire metodico, tra la fede e il mondo. E non solo il mondo in generale, così come fa anche la teologia quando si pone diversi problemi, ma in concreto, come nel caso della cultura e delle sue manifestazioni, della storia, della vita sociale.

La vicenda della Rosa Bianca: azione politica e tragico epilogo

Il movimento della Rosa Bianca ha profuso i temi di tolleranza e giustizia dal giugno del 1942 al febbraio del 1943. Lo ha fatto attraverso opuscoli distribuiti inizialmente fra gli studenti, poi fra i cittadini e poi, ancora, dalla Baviera fino a tutta la Germania. I volantini, che inneggiavano al risveglio delle coscienze e alla resistenza passiva al Regime hitleriano, in particolare, fanno il giro di Monaco e non solo fino al 18 febbraio del 1943.





«Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina da guerra continui a funzionare, prima che le città diventino un cumulo di macerie…»

Dal primo volantino della “Rosa Bianca”.

Quel giorno Sophie e il fratello Hans entrano all’università che frequentano e, pur non avendo ottenuto il permesso, lanciano dalle scale sull’atrio le 1500 copie del sesto opuscolo divulgativo. Questa azione suscita la reazione di un impiegato dell’ateneo che denuncia i ragazzi al Rettore. Questi, a sua volta, procede con la denuncia alla Polizia del Regime. Sophie e Hans vengono fermati e arrestati dalla Gestapo.

L’interrogatorio con annessa tortura dura per quattro giorni: mai i due fratelli Scholl negano le proprie ragioni, né vengono meno alle resistenza non violenta. Il 22 febbraio il Volksgerichshof, Tribunale del popolo del Regime, presieduto da Roland Freisler, li dichiara colpevoli e li condanna alla ghigliottina.

Di lì a breve tutti i membri della Rosa Bianca vengono processati, condannati e decapitati. A seguire, in particolare, amici e colleghi dei componenti del movimento subiscono, in totale, 15 condanne a morte e 38 carcerazioni.

Quel che resta della Rosa Bianca

Oggi la Rosa Bianca resta un simbolo della lotta contro la tirannia. A celebrare il martirio dei suoi giovani fondatori c’è la piazza antistante all’Università Ludwig Maximilian intitolata appunto ai fratelli Scholl, a Monaco di Baviera.

Monumento dedicato al gruppo della Rosa Bianca situato presso l'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera
Monumento dedicato al gruppo della Rosa Bianca situato presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera

Nel 1986, inoltre, viene fondata l’associazione Rosa Bianca per celebrare la memoria e promuovere la conoscenza del movimento. 

Negli anni, infine, due film hanno raccontato sul grande schermo la vicenda della Rosa Bianca. Il primo è “La Rosa Bianca” (titolo originale Die Weiße Rose) di Michael Verhoeven che, nel 1982, viene distribuito nella Germania Ovest e con molta difficoltà altrove. Il secondo, invece, è “La Rosa bianca – Sophie Scholl” per la regia di Marc Rothemund del 2005.





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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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