Persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano, imperatore romano

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Quella che si consumò durante l’impero di Diocleziano, fra il 284 e il 305 d.C., fu la più grave persecuzione dei cristiani di tutta la storia dell’Impero romano. Furono ridotti e poi revocati i diritti legali dei cristiani attraverso quattro editti; il persecutore più accanito fu l’imperatore romano Gaio Aurelio Valerio Diocleziano.

Persecuzione dei cristiani
La persecuzione dei cristiani rappresentata in un quadro del pittore polacco Henryk Siemiradzki: Le torce di Nerone (1877) rappresenta una delle prime persecuzioni contro i Cristiani, al tempo dell’imperatore Nerone

Prima di Diocleziano

Nei primi due secoli dopo Cristo, la comunità cristiana fu vista come una società segreta e illegale.

Una società con obiettivi rivoluzionari che metteva insieme maghi e cannibali.

Questo profilo causò in prima battuta ostilità di ordine popolare. Ci furono azioni sporadiche e non violente.

I cristiani furono visti come minatori dei costumi tradizionali e delle feste pubbliche di matrice romana.

Mentre i cristiani si allontanarono dalle cariche pubbliche, le famiglie si lacerarono dall’interno per il fiorire dell’interesse verso il culto del Cristo.

Nel terzo secolo la persecuzione divenne attiva. Il cristianesimo, intanto, inizialmente attecchitosi nei ceti più bassi, iniziò a diffondersi in tutte le classi sociali.

Le persecuzioni dei cristiani

Nel 202 d.C., l’imperatore Settimio Severo (in carica dal 193 al 211 d.C.) emise un editto che vietò la conversione a Cristianesimo e Ebraismo. Massimino il Trace, imperatore dal 235 al 238 d.C., perseguitò i leader cristiani. Decio, imperatore dal 249 al 251 d.C., proseguì l’operazione anticristiana: i sudditi dovevano dimostrare di non essere cristiani e offrire un sacrificio agli dei; i dirigenti della Chiesa sarebbero stati arrestati, processati e giustiziati.

L’imperatore Valeriano, a seguire, emise un nuovo editto persecutorio che indicava esilio e condanna alle miniere come punizione nei confronti dei cristiani. Nel 258 d.C., sempre Valeriano divulgò un secondo editto che introdusse la pena di morte contro questa comunità religiosa.

Il vento mutò con il figlio Galeno che dal 260 al 300 d.C. rese possibile la cosiddetta “piccola pace della Chiesa”: ci furono 40 anni di libertà per i cristiani fino all’impero di Diocleziano. Il precedente imperatore Aureliano, infatti, catalizzò il tema sul culto di se stesso.

Diocleziano: l’escalation dell’odio

Diocleziano fu incoronato imperatore al termine del novembre del 284 d.C. A differenza di Aureliano non scelse di promuovere il culto di se stesso, ma tornò a riferirsi a quello del Pantheon e degli dei pagani. Egli, in particolare, si associò a Giove, capo del Pantheon stesso, e in un primo momento si dimostrò tollerante verso i cristiani.

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La storiografia romana individua nella figura del co-imperatore Galerio il motore che accese e alimentò il successivo odio di Diocleziano verso i cristiani. Galerio infatti fu un fervente anticristiano e pagano, figlio di una sacerdotessa panteista sotto l’imperatore Decio.

Mentre nell’anno 302 ad Antiochia, nell’odierna Turchia, venne arrestato e in seguito giustiziato il diacono Romano, Diocleziano vietò ai cristiani le cariche amministrative e militari allo scopo di placare gli dei.

Quando l’oracolo di Apollo confermò l’esistenza del “male sulla Terra”, fu nei cristiani che si individuò questo male. Quindi, partì la persecuzione universale.

La persecuzione universale dei cristiani in 4 editti

I editto

Il primo editto fu emanato nel febbraio del 303. La norma: muoveva contro le proprietà e gli esponenti religiosi; imponeva la distruzione delle scritture cristiane, dei libri liturgici e dei luoghi di culto; proibiva i raduni; vietava il diritto di petizioni ai tribunali. Contestualmente, senatori, equites, decurioni, veterani e soldati furono privati dei loro ranghi e i liberti furono tramutati in schiavi.

Sebbene Diocleziano invitò all’azione “senza spargimento di sangue”, nelle province, vicine e lontane a Roma, si consumarono violente persecuzioni.

II editto

Il secondo editto, dell’estate del 303, impose l’arresto e la detenzione dei vescovi e sacerdoti. Lo storico Eusebio racconta di carceri piene al punto da dover liberare i criminali comuni.

III editto

Il terzo editto fu diffuso dal 20 novembre 303. Si definì l’amnistia generale. Ogni sacerdote, cioè, sarebbe stato liberato se avesse accettato di compiere un sacrificio agli dei.

Questo atto non ebbe valenza simbolica: condusse la strategia di creare una popolazione di rinneganti il cristianesimo, per paura, dolore e stenti nelle carceri, e così dividere la comunità.

IV editto

L’ultimo atto divenne pubblico all’inizio del 304 d.C. I cristiani furono obbligati a radunarsi e compiere un sacrificio comune. Sarebbero stati giustiziati in caso di rifiuto.

La persecuzione si protrasse fino alle dimissioni di Diocleziano nel 305. Fu interrotta definitivamente con l’Editto di Milano con cui Costantino, nel 313 d.C., diede libertà di culto a tutti i cittadini, inclusi i cristiani. Ognuno potè venerare le proprie divinità.

Si stima che le persecuzioni causarono la morte di circa 3.500 cittadini romani e non. Moltissimi altri furono – negli anni di Diocleziano e non solo – perseguitati, torturati e detenuti.

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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999 (un millennio fa!). Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Instagram, LinkedIn, Twitter, Facebook.

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