Cortina di ferro: cos’è e qual è l’origine del termine

La locuzione Cortina di ferro indica un limite concettuale, ideale e invisibile che lasciamo calare – spesso si utilizza insieme a questo verbo – sulle cose per separarle. Possiamo far calare una cortina di ferro fra noi e gli altri, fra le nostre posizioni e quelle degli altri. Questa espressione la mutuiamo dalla storia moderna e da quello che avvenne al termine della Seconda Guerra Mondiale quando la cortina fu tutt’altro che invisibile. Il termine era comunque già esistente.

Cortina di ferro - Iron Curtain - Map
Cortina di ferro: mappa

Quando cala la Cortina di ferro

Al termine del secondo conflitto mondiale l’Europa viene di fatto tagliata in due dalle allora due grandi potenze mondiali:

  • la parte occidentale resta sotto l’influenza degli Stati Uniti e della NATO;
  • la parte orientale prosegue sotto la bandiera dell’Unione Sovietica.

Le due metà sono divise dalla cosiddetta cortina di ferro a delimitarle.

Per oltre 30 anni le due metà si preparano a subire politicamente e culturalmente l’influenza delle due superpotenze, quando non a vivere internamente il conflitto in atto: vedi il caso della città di Berlino.

The iron curtain: la nascita del termine

Sebbene l’espressione fosse già in uso e se ne trovino tracce nell’ambito del teatro, nonché in varie lingue del continente europeo, quando si parla di Cortina di ferro così come la intendiamo storicamente, la si attribuisce a Winston Churchill e si fa riferimento a due sue uscite pubbliche.

La prima volta

La prima è un’occasione pubblica ma riservata. Si tratta di un telegramma che Churchill invia al Presidente americano Harry Truman l’11 maggio del 1945, nel pieno della crisi di Trieste. Churchill scrive:

“Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [ndr. Dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad Est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sarà presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americani si ritireranno”.

La seconda volta

Meno di un anno dopo Churchill ripete questa espressione.

Questa volta, però, lo fa pubblicamente e fra la gente.

È il 5 marzo1946. Churchill non è Primo Ministro del Regno Unito – sarà eletto per la seconda volta nel 1951. Egli tiene un discorso, divenuto famoso, a Fulton nello stato americano del Missouri. Così descrive la situazione europea agli americani:

“Diamo il benvenuto alla Russia nel suo giusto posto tra le più grandi Nazioni del mondo. Siamo lieti di vederne la bandiera sui mari. Soprattutto, siamo lieti che abbiamo luogo frequenti e sempre più intensi contatti tra il popolo russo e i nostri popoli. È tuttavia mio dovere prospettarvi determinate realtà dell’attuale situazione in Europa. Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente. Dietro quella linea giacciono tutte le capitali dei vecchi stati dell’Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia; tutte queste famose città e le popolazioni attorno a esse, giacciono in quella che devo chiamare sfera sovietica, e sono tutte soggette, in un modo o nell’altro, non solo all’influenza sovietica ma anche a un’altissima e in alcuni casi crescente forma di controllo di Mosca”.

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Trent’anni e oltre di conseguenze geopolitiche

Una volta datata l’origine della Cortina di ferro europea nel 1946, possiamo parlare di 36 lunghi anni di rottura netta fra Occidente e Oriente in Europa.

Per 36 anni, infatti, la NATO e il Patto di Varsavia hanno definito il destino delle popolazioni. Non ci sono stati scontri diretti, ma USA e URSS hanno determinato gli schieramenti rispetto a tutti i fatti di politica internazionale, intanto che erano impegnate con tutte le forze al contenimento dell’avversario sul territorio europeo.

Questo a spiegazione delle posizioni dei Paesi europei, fattualmente e politicamente, rispetto ad alcuni conflitti della seconda metà del 900:

La fine della cortina di ferro: Europa 1990

La caduta della cortina di ferro corrisponde alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. A volerla datare si fa riferimento allo smantellamento della barriera fra Ungheria e Austria iniziata il 2 maggio 1989. Il giorno dopo giunge anche il nulla osta del leader russo Mikhail Gorbaciov.

L’ultimo tratto viene abbattuto il 27 giugno con una cerimonia ufficiale a cui prendono parte le massime autorità della Repubblica Federale d’Austria.

Il 19 agosto dello stesso anno avviene il famoso “picnic paneuropeo” sempre sul confine Ungheria Austria. Segue l’esodo di migliaia di cittadini della DDR fino alla caduta del muro di Berlino e l’effettivo scioglimento dell’Unione Sovietica.

Dal ferro alla pista ciclabile

Oggi il percorso che definiva la Cortina di ferro è una lunghissima pista ciclabile denominata appunto la strada della cortina di ferro. Si tratta di una via ciclabile lunga 10mila chilometri che taglia l’Europa. Attraversa 20 Paesi europei e offre ai viaggiatori la possibilità di vedere molti edifici storici, monumenti e musei.

Iron Curtain Trail Bike
The Iron Curtain Trail

Contestualmente però il percorso è ricco di paesaggi naturali mozzafiato e parchi naturali dal valore inestimabile. “La strada della Cortina di ferro” passa per:

  • Austria,
  • Belgio,
  • Croazia,
  • Repubblica Ceca,
  • Germania,
  • Grecia,
  • Ungheria,
  • Lituania,
  • Serbia,
  • Repubblica Slovacca,
  • Turchia.

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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