Coronavirus: dove nasce il nome? Curiosità su questo e altri 4 termini

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Iniziamo dicendo che il termine coronavirus si scrive tutto attaccato (non si scrive corona e poi virus); si può scrivere con l’iniziale minuscola – come fa Wikipedia – oppure con l’iniziale maiuscola, come fa il sito del Ministero della Salute. Questo termine si riferisce a una vasta famiglia di virus e non a un singolo virus.

coronavirus: SARS-CoV-2 al microscopio. Il virus responsabile della malattia COVID-19

Coronavirus e le malattie

Le malattie che la famiglia di coronavirus può causare spaziano dal quasi innocuo e comune raffreddore alle più gravi crisi respiratorie infettive, come la MERS (detta anche come Sindrome respiratoria medio-orientale) oppure la SARS (acronimo che significa Severe acute respiratory syndrome: in italiano è conosciuta come Sindrome respiratoria acuta grave).

Quest’ultima balzò in cima alle cronache mondiali nel 2002 a causa del suo potenziale mortale e della sua diffusione che spaventò il mondo.

L’aspetto del virus: da qui il nome

L’etimologia del nome coronavirus deriva proprio dall’aspetto al microscopio di questa famiglia: esteticamente il virus si presenta simile a una corona (in latino: coronam).

Nuovo coronavirus

Con il diffondersi in Europa della malattia all’inizio del 2020, si è iniziato a parlare di nuovo coronavirus, indicato con la sigla nCoV. Cos’è?

Si tratta di un nuovo ceppo appartenente alla famiglia di coronavirus: esso non era mai stato identificato nell’uomo.

Il virus che è arrivato all’uomo e si è diffuso rapidamente è denominato SARS-CoV-2 (precedentemente chiamato 2019-nCoV); dopo la prima segnalazione, avvenuta a Wuhan in Cina, è stato identificato. E’ proprio da lì che la diffusione dell’epidemia partì nel dicembre 2019.

La sigla SARS-CoV-2 sta a significare “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”: come si evince da questo nome, il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la SARS nel 2002 (SARS-CoVs), da qui il nome scelto.

COVID-19: cosa significa la sigla?

Il nome COVID-19 indica in modo specifico la malattia causata dal nuovo coronavirus.

  • “CO” sta per corona;
  • “VI” sta per virus;
  • “D” sta per disease (termine inglese che significa malattia);
  • “19” indica l’anno in cui la malattia si è manifestata.

Questo nome ha anche una data di nascita: esso è stato annunciato alla stampa l’11 febbraio 2020 dal Direttore generale dell’OMS, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto una sigla neutrale per evitare stigmatizzazioni, come ad esempio avvenne con l’epidemia (o influenza) cosiddetta “spagnola”, che si diffuse nel globo tra il 1918 e il 1920.

Riassumiamo brevemente

COVID-19: è il nome della malattia

SARS-CoV-2: è il nome del virus responsabile della malattia COVID-19

Coronavirus: è la famiglia di virus di cui fa parte il SARS-CoV-2

Paziente zero: la nascita del termine

Nel mese di febbraio 2020, con l’inizio della diffusione in Italia del virus SARS-CoV-2, il pubblico fece la conoscenza del termine “paziente zero”. E’ così che viene indicato il soggetto da cui inizia il focolaio di un’epidemia in una certa zona geografica.

L’origine del termine paziente zero è curiosa.

Innanzitutto non ha basi scientifiche. Questo termine nacque in ambito giornalistico. Il riferimento fu al soggetto che per primo avrebbe portato il virus dell’HIV negli Stati Uniti. I CDC americani (Centers for Disease Control and Prevention – Centri per il controllo e la prevenzione della malattia) identificarono uno dei primi casi di AIDS negli USA con questo nome in codice: paziente O, con la O di Otranto.

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La O stava a indicare la parola Out (in italiano: fuori); in modo più specifico il significato era “Fuori dalla California”. Alcuni lettori del rapporto dei CDC confusero la lettera O con lo 0 (zero).

Il malinteso venne ripreso più e più volte da giornali, riviste e pubblicazioni editoriali. In breve la definizione si trasformò letteralmente in “paziente zero”, entrando di fatto nel linguaggio comune, anche a livello internazionale.

Droplet: un termine importato

L’arrivo in Italia del cosiddetto coronavirus – come abbiamo spiegato, il nome indica la famiglia, ma comunemente il virus viene semplificato con questo nome – ha portato la popolazione ad essere educata circa basilari e importanti norme igieniche. L’obiettivo di tali norme è quello di ridurre il rischio di diffusione.

Tra queste ce n’è una che riguarda la distanza da mantenere tra le persone, quantificata in 1-2 metri. Tale distanza tutela le persone dall’essere infettate dalle goccioline altrui che si generano quando si parla, tossisce, starnutisce.

Droplet è il termine inglese che tradotto in italiano indica proprio la parola gocciolina.

Le principali modalità di trasmissione di germi (e quindi di virus) sono 4:

  • il contatto diretto: ad esempio attraverso una stretta di mano;
  • il contatto indiretto: attraverso oggetti;
  • droplet
  • via aerea: germi contenuti in nuclei microscopici evaporati da droplet

Da qui viene la regola di mantenere uno o due metri di distanza dalle persone per evitare il contagio.

Nota

Il presente articolo non ha uno scopo di divulgazione medica o scientifica, bensì unicamente quello di approfondire l’etimologia dei termini. In questo sito sono presenti diversi articoli che rivelano curiosità sull’origine delle parole: anche questo fa parte di questo insieme. Per approfondimenti specifici sulle tematiche mediche e sanitarie consigliamo di visitare fonti scientifiche ufficiali e competenti.

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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999 (un millennio fa!). Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Instagram, LinkedIn, Twitter, Facebook.

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