Andare a Canossa: cosa significa e da dove deriva il modo di dire

Umiliarsi, piegarsi di fronte a un nemico, ritrattare, ammettere di aver sbagliato, sottomettersi. Sono tutte le sfumature che indica l’espressione “andare a Canossa”. Questa tre parole legate fra loro hanno significato perché supportate da un fatto storico risalente a poco dopo l’anno Mille. Scopriamo di più in questo articolo.

Castello di Canossa
Il Castello di Canossa, in provincia di Reggio Emilia

Enrico IV per primo andò a Canossa

Il fatto storico da cui nasce l’espressione andare a Canossa risale al rigido inverno del 1077. In quella occasione Enrico IV, Re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero (ricordato anche come Enrico IV di Franconia), attende per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato da Papa Gregorio VII.

La vicenda storica e la richiesta di perdono

Enrico IV è incoronato Re quando ancora il padre è in vita. Quando diviene effettivamente Imperatore ha solo sei anni, per cui la madre si occupa di distribuire la reggenza e provvedere così alla conservazione del regno.

Fra i vari principi è uno scontro continuo. Quando Enrico IV ha dodici anni viene letteralmente rapito dall’Arcivescovo di Colonia, intenzionato a prendere il potere a partire dal “possesso” dell’imperatore. Annone ci riesce e compie il suo progetto insieme all’Arcivescovo di Brema.

Raggiunta la maggiore età, però, Enrico IV decide non solo di riprendere il potere ma, seguendo le orme del padre, di restaurare il potere monarchico. Ovviamente, a discapito di quello della Chiesa.

Enrico IV contro Gregorio VII

La restaurazione del potere monarchico, come detto, cade come una lama sul potere ecclesiastico che, con Vescovi e Arcivescovi, aveva fatto il bello e il cattivo tempo, vista l’immaturità dell’imperatore. Enrico IV, deciso a dare un cambio radicale all’ordine delle cose, si rivolge a Papa Gregorio VII e chiede di deporre i Vescovi ribelli, quelli cioè che resistevano alle sue intenzioni.

Il Pontefice non solo non acconsente, ma lo esorta a collaborare nella riforma dei costumi del clero tedesco; vieta inoltre agli ecclesiastici l’accettazione dell’investitura laica. Rapida ed energica è la risposta di Enrico IV: in un sinodo convocato a Worms nel gennaio 1076 fa dichiarare dai Vescovi e Principi tedeschi Gregorio VII indegno della tiara. Il Papa risponde subitaneamente: Enrico IV viene scomunicato.

Enrico IV - Pirandello - teatro
Enrico IV di Pirandello: foto di una scena tratta da una rappresentazione teatrale

Le conseguenze della scomunica e la richiesta di perdono

Con la scomunica per Enrico IV arrivano tante e gravi conseguenze: viene interdetto dal Governo dei regni di Germania e d’Italia; parecchi Vescovi si allontanano da lui; i Sassoni si ribellano come già accaduto in precedenza; gli stessi Principi tedeschi, riuniti a Treviri, lo sospendono dal potere.

Il trono vacilla. Così Enrico IV cerca un modo per riconciliarsi col Pontefice. Nel gennaio 1077, in veste di penitente, a piedi scalzi, va a Canossa e ottiene il perdono.

A Canossa anche inglesi e francesi

L’uso di “andare a Canossa” non appartiene esclusivamente a chi parla la lingua italiana. L’espressione, infatti, si ritrova in diversi idiomi del continente europeo.

  • I tedeschi dicono “nach Canossa gehen”;
  • gli anglofoni usano l’espressione “go to Canossa”;
  • i francesi dicono “aller à Canossa”.

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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