Il Grande Torino e la tragedia di Superga

Con l’espressione Tragedia di Superga si fa riferimento a un incidente aereo accaduto il 4 maggio del 1949 in conseguenza del quale morirono trentuno persone, la maggior parte delle quali calciatori del Torino. Di quella squadra vincente, soprannominata Grande Torino.

Il Grande Torino e la Tragedia di Superga
Il grande Torino

Alle 9.40 del mattino del 4 maggio del 1949, un mercoledì, dall’aeroporto di Lisbona decolla il trimotore Fiat G.212 delle Avio Linee Italiane, il cui comandante è il tenente colonnello Meroni. Il velivolo atterra all’aeroporto di Barcellona alle 13, per effettuare un rifornimento di carburante: nel corso dello scalo la squadra del Torino a pranzo incrocia la squadra del Milan, in viaggio verso Madrid.

Il velivolo del club granata riparte alle 14.50, destinazione aeroporto di Torino-Aeritalia. Il trimotore, secondo la rotta prestabilita, sorvola Cap de Creus, poi Tolone, Nizza e, in Italia, Albenga e Savona. Quindi, l’aereo vira in direzione nord, verso il capoluogo piemontese, dove è previsto l’arrivo circa mezz’ora più tardi.

Le condizioni atmosferiche intorno alla città sono disastrose, come comunicato ai pilotti dall’aeroporto di Aeritalia pochi minuti prima delle 17: ci sono continui rovesci di pioggia, le nubi sono quasi a contatto con il suolo, la visibilità orizzontale è decisamente carente (non supera i quaranta metri), il libeccio si fa sentire con raffiche di una certa potenza.

Alle 16.55 la torre chiede un riporto di posizione; la risposta arriva quattro minuti più tardi, alle 16.59, dopo un silenzio eccessivamente lungo: “Quota 2000 metri”. Alle 17.03 il velivolo compie una virata verso sinistra in corrispondenza del colle di Superga: messo in volo orizzontale e predisposto in vista dell’atterraggio, va a disintegrarsi contro la Basilica di Superga, in corrispondenza del terrapieno posteriore.

L’ipotesi più accreditata è che l’aereo, nel corso della virata, in conseguenza del vento insistente al traverso sinistro abbia subìto una deriva verso dritta, che lo abbia allineato con la collina di Superga e non con la pista, spostandolo dall’asse di discesa.

Probabilmente l’altimetro, in quegli istanti, è bloccato sui 2000 metri, così che i piloti pensino di essere ben 1600 metri più in alto rispetto alla loro quota reale. Il pilota, dunque, intorno a una velocità di 180 chilometri all’ora pensa di trovarsi alla sinistra della collina di Superga; invece, a causa anche della visibilità ridotta, se la trova davanti all’improvviso, al punto che non ha nemmeno il tempo di reagire: dalla disposizione dei rottami non si intuiscono tentativi di virata o riattaccata. L’impennaggio è la sola parte dell’aereo che rimane intatta, anche se solo parzialmente.

Una foto di Valentino Mazzola
Valentino Mazzola

Nell’incidente perdono la vita i membri dell’equipaggio:

  • Cesare Biancardi,
  • Celeste D’Inca
  • Pierluigi Meroni

E gran parte della squadra del Torino: i calciatori

  • Julius Schubert,
  • Rubens Fadini,
  • Mario Rigamonti,
  • Franco Ossola,
  • Valerio Bacigalupo,
  • Piero Operto,
  • Romeo Menti,
  • Aldo Ballarin,
  • Valentino Mazzola,
  • Dino Ballarin,
  • Danilo Martelli,
  • Virgilio Maroso,
  • Emile Bongiorni,
  • Ezio Loik,
  • Giuseppe Grezar,
  • Eusebio Castigliano,
  • Ruggero Grava,
  • Guglielmo Gabetto.

Muoiono, inoltre, gli allenatori Leslie Lievesley e Egri Erbstein, il massaggiatore Osvaldo Cortina, l’organizzatore delle trasferte Andrea Bonaiuti, i dirigenti Ippolito Civalleri e Arnaldo Agnisetta e tre giornalisti sportivi: Renato Tosatti (della “Gazzetta del Popolo”, padre di Giorgio), Renato Casalbore (fondatore di “Tuttosport”) e Luigi Cavallero (de “La Stampa”).

Ai funerali partecipa quasi un milione di persone, tra cui Giulio Andreotti, rappresentante del governo, e Ottorino Barassi, presidente della federazione calcistica.

La Gazzetta dello Sport: Tragedia di Superga
Prima pagina de La Gazzetta dello Sport, successiva alla Tragedia di Superga (4 maggio 1949)

In seguito alla tragedia di Superga, il Torino viene proclamato a tavolino vincitore dello scudetto: nelle giornate rimanenti di campionato, la squadra granata schiera la formazione giovanile, e così fanno le avversarie di volta in volta.

L’aereo stava riportando il Torino in Italia dopo che la squadra granata aveva disputato una partita amichevole a Lisbona, in Portogallo, contro il Benfica, per celebrare José Ferreira, capitano del team lusitano. Al volo non avevano preso parte Ferruccio Novo, presidente del Torino, perché influenzato; Sauro Tomà, calciatore, infortunato al menisco; Nicolò Carosio, telecronista, perché impegnato con la cresima del figlio; Renato Gandolfi, secondo portiere, il cui posto era stato preso da Dino Ballarin, terzo portiere e fratello di Aldo; Luigi Giuliano, calciatore, influenzato; e Vittorio Pozzo, giornalista, il cui posto era stato preso da Casalbore.

Il Torino era la squadra italiana più forte di quegli anni, vincitore non a caso di cinque scudetti di seguito, dal 1942/43 al 1948/49, e fornitore della maggior parte dei giocatori della Nazionale. Lo choc determinato da quell’evento fu tale che nel 1950 la Nazionale andò in Brasile per disputare i Mondiali di calcio non in aereo ma in nave.

I resti dell’aereo attualmente si trovano alle porte di Torino, al “Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata” di Grugliasco, dove, a Villa Claretta Assandri, sono conservati pezzi della fusoliera, uno pneumatico e un’elica.

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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999 (dal secolo scorso). Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia birre e formaggi. Aiuta anche le persone a posizionarsi sul web raccontando la loro storia. Puoi metterti in contatto con lui su Instagram, LinkedIn, Twitter, Facebook.

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