Fetonte: mito e leggende del figlio di Apollo

Fetonte è un personaggio della mitologia greca. È figlio di Apollo o Elio (Helios) re dell’astro solare e Climene, oceanina figlia del titano Oceano e della titanide Teti. Esistono diverse versioni della storia di Fetonte, riportate nel tempo dalla letteratura classica greca e latina (romana).

La caduta di Fetonte, quadro di Rubens, dettaglio
La caduta di Fetonte, dettaglio del quadro di Rubens (1604-1608)

Fetonte in Ovidio

Ovidio, poeta romano, grande esponente della letteratura latina, si occupa di Fetonte nelle Metamorfosi. Nel secondo libro di questa opera si narra del figlio di Apollo che, sfidato dal coetaneo Epafo, deve provare la sua divina discendenza. Quindi, Fetonte si confronta con la madre, Climene, e parte verso Est per incontrare il padre.

Apollo vuole assolutamente aiutare il figlio in questa contesa al punto da dirsi pronto a tutto per lo scopo. Fetonte chiede di guidare il carro del sole per un giorno: Apollo accetta e cede le redini al figlio. Quest’ultimo però non ha l’esperienza necessaria per domare i cavalli di Apollo; il carro perde presto il controllo, si avvicina troppo alla Terra, ne asciuga i fiumi, brucia le foreste, incendia il suolo.

Da questo passaggio ad alta temperatura nasce il deserto in Africa e la pelle nera degli Etiopi. La prova crea una serie di disastri di grande portata fino al momento in cui Zeus, per fermare la sciagura in atto e punire Fetonte per aver sfidato l’Olimpo, scaglia un fulmine. Il giovane cade nelle acque del fiume Eridano e annega. La morte di Fetonte genera una grande disperazione: le sorelle Eliadiche si trasformano in pioppi per il dolore, le loro lacrime divengono ambra.

Fetonte nella tragedia di Euripide

Il personaggio di Fetonte è al centro anche di una tragedia del drammaturgo greco Euripide. Del testo giungono a noi 12 frammenti, 400 versi in tutto.

L’apertura del dramma, il prologo, è affidato a Climene, figlia di Oceano. La donna narra la sua avventura con Elio (Apollo), da cui è nato il figlio Fetonte, poi riconosciuto come figlio di Merope, re degli Etiopi, ora suo marito e convivente. Giunge Fetonte e presto riceve la rivelazione dalla madre: suo padre è il dio dell’astro solare. Il ragazzo non crede alla madre che, allora, lo invita a recarsi dal presunto padre Merope per accertarsene. Quando entra in scena, il re degli Etiopi è intento ad annunciare l’imminente matrimonio del figlio. Questi, pur non avendo intenzione di farlo, alla fine acconsente. Contestualmente, però, decide di andare a trovare il suo vero padre.

Nel successivo frammento rinvenuto, si vede Climene preoccupata per il ritardo di Fetonte, partito alla volta dell’Olimpo. Giunge allora il tutore del giovane e racconta l’avvenuta sciagura.

Questo quanto accaduto. Arrivato al cospetto di Elio, Fetonte gli rivela di essere a conoscenza della verità: sa che Apollo è suo padre. Quest’ultimo lo accoglie proponendogli di esaudire ogni suo desiderio. Chiede allora di mettersi alla guida del carro del sole. In questa operazione, però, Fetonte fallisce, cadendo e trovando la morte nei pressi del palazzo di Merope.

A seguire, Merope apprende della dipartita del presunto figlio. Lo piange in una straziante monodia finché dall’Olimpo Oceano, padre di Climene, giunge a salvare la figlia dell’ira del marito. Merope, ormai al corrente dell’inganno, annuncia la sepoltura di Fetonte in riva all’Eridano.

Dal testo di Ovidio al disegno di Michelangelo

Anche Michelangelo Buonarroti si dedica nella sua opera al mito di Fetonte. In particolare, nel 1533 circa, realizza su commissione del nobile italiano Tommaso de’ Cavalieri, un disegno a carboncino che riprende la leggenda del figlio di Apollo, nella scena finale della sua caduta.

La raffigurazione di Michelangelo si può leggere in tre parti, verticalmente disposte.

  • In alto, su tutti, Zeus pronto a scagliare un fulmine per punire e di fatto fermare Fetonte.
  • Nella parte centrale si vede il carro di Apollo con i quattro cavalli tutti in posizione molto plastica, come sospesi in aria. Avviluppato al gruppo di cavalli, anche Fetonte, nudo e a testa in giù, pronto a precipitare.
  • La parte bassa, infine, ha una narrazione orizzontale e raffigura quattro persone, due uomini e due donne, al centro.
Fetonte: mito e leggenda, disegno di Michelangelo
Il mito e la leggenda di Fetonte nel disegno di Michelangelo Buonarroti

Le due donne sono le sorelle Eliadi, personaggi della mitologia greca native dell’isola di Rodi. Guardano il cielo in preda alla disperazione mentre già la parte inferiore del loro corpo si tramuta in albero. Si tratta di pioppi, esattamente, ci dice la leggenda.

Quanto ai due uomini: all’estrema sinistra del gruppo troviamo Eridano o Po (da qui il nome del fiume Po), divinità fluviale come indica anche il vaso accanto al suo corpo, sdraiato; all’estremo opposto Cicno che, invece, guarda unico verso il basso in segno di disperazione.

In un’altra versione del disegno michelangiolesco, il cosiddetto “foglio di Windsor”, conservato appunto nella Biblioteca reale del Castello di Windsor, nella contea del Berkshire, sempre nel Regno unito, Cicno è tramutato in Cigno.

Il mito e la leggenda di Fetonte di racconto in racconto

In quanto leggenda antica e mito, la vicenda di Fetonte ha visto aggiungere autore dopo autore dei particolari. Se prendiamo come riferimento la versione narrata da Ovidio, cioè, possiamo contare delle aggiunte in alcuni scrittori. Fra questi, Nonno di Panopoli, poeta greco antico vissuto nella metà del quinto secolo, che in particolare descrive episodi legati all’infanzia di Fetonte in cui colloca un episodio di presagio rispetto alla fine che troverà.

In Apollonio Rodio, poeta greco antico, ritroviamo, invece, una narrazione che si riferisce al post mortem ovvero all’evento del corpo di Fetonte che, caduto e perito, continua a fumare e rilasciare nuvole di vapore. Le stesse che ritrovano anche gli Argonauti giunti al fiume Eridano.

Quanto invece all’evento principe legato al mito, Diodoro Siculo aggiunge un particolare interessante e allaccia alla vicenda di Fetonte la formazione della Via Lattea. Il figlio di Apollo – racconta Diodoro Siculo – attraversa i cieli sul carro del Sole incendiandoli e dando vita alla galassia a cui appartiene il nostro sistema solare.

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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