Perché a Natale ci si bacia sotto il vischio?

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La consuetudine di baciarsi sotto i rametti del vischio e di appenderne un ramo all’uscio di casa trova gli albori nel Nord Europa, nella mitologia scandinava. Il vischio è una pianta sempreverde che vive tra i rami di altri alberi o sulla loro corteccia, facendo penetrare le proprie radici nel legno dell’albero “ospite” per trarne il nutrimento; i suoi frutti sono bacche che possono assumere colori dal bianco perlaceo al giallo dorato, le sue foglie sono carnose e poste a due a due all’estremità di ogni rametto ed i suoi fiori di color giallo.

Vischio natalizio
Vischio natalizio

Definita “pianta della Luna” dai Celti, il vischio veniva raccolto in prossimità del giorno del solstizio d’inverno, con particolari cerimonie: i rametti venivano tagliati con un falcetto d’oro, raccolti in un panno candido ed indossando esclusivamente vesti bianche.

La sua sacralità derivava dal fatto che il vischio è una pianta “aerea”: nel corso della sua vita non tocca mai il terreno, ma cresce e germoglia sugli alberi. Per questo i Celti gli attribuivano una evidente manifestazione della benedizione degli dei. Il succo di vischio era considerato la bevanda della conoscenza, poiché assorbito attraverso la pianta “ospite”, traeva in sé il beneficio ed il sapere.







Nella mitologia nordica, il vischio è la pianta sacra di Freyja, o Frigg, dea dell’amore e della seduzione, sposa di Odino, dio della guerra e della sapienza. Il loro figlio Balder fu ucciso da una freccia di vischio per ordine del fratello Loki e per mano del dio cieco dell’inverno Hoder; le lacrime della madre Freyja, trasformate in bacche perlacee, ricaddero sul corpo del figlio, riportandolo in vita.

Da quel momento Freyja, colma di felicità cominciò a ringraziare con un bacio chiunque passasse sotto l’albero su cui cresceva un vischio. Da qui l’usanza di scambiarsi un bacio sotto una piantina di vischio come gesto propiziatorio e beneaugurale, portatore di benefici, fortuna e amore.

Le stelle appartenenti alla Cintura di Orione, erano conosciute come il “Filatoio di Frigg”, poichè si credeva fossero mosse dal filatoio della dea.

Tutte le parti del vischio possiedono una considerevole tossicità se ingerite, a causa della presenza di viscumina, una sostanza che provoca l’agglutinazione dei globuli rossi, e di polipeptidi (Vischiotossine). Merli e tordi se ne nutrono e sono immuni alla sua tossicità.







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