Museo d’Orsay
Il Museo d’Orsay vanta una storia decisamente metamorfica, permeata e modellata dagli accadimenti del passato. Come nel caso di molti altri illustri musei europei, la nascita della galleria non avvenne secondo un originale progetto di costruzione, ma la funzionalità museale fu integrata circa un secolo dopo. Nel corso dei decenni, nel continuo rischio della demolizione, il museo d’Orsay assunse profili diversi, resistendo alle brutalità della guerra civile e della Prima Guerra Mondiale. Tra i marmi bianchi e l’eleganza di un’ampia vetrata, si snoda una collezione vasta, in una collocazione cronologica che si estende dal 1848 al 1914.

Approfondimento
La storia: il palazzo d’Orsay
Nel XVIII secolo, l’antica area attualmente occupata dal Musée d’Orsay, era sovrastata dalla caserma della cavalleria e dal vecchio Palazzo d’Orsay che, edificato tra 1810 e il 1838, fu progettato dagli architetti francesi Jean Charles Bonnard (1765-1818) e Jacques Lacornée (1779-1856); l’antico palazzo divenne sede del Consiglio dei Ministri e della Corte dei Conti nel 1840.
Quando nel marzo del 1871 s’insediò a Parigi il governo democratico – socialista, l’antico quartiere di rue de Lille fu dato alle fiamme insieme all’imponente Palazzo d’Orsay:
«Il grande incendio, il più enorme, il più terribile, il grande edificio in pietra, i due piani del portico, vomitavano fiamme. I quattro edifici che circondavano il grande cortile, presero fuoco in una sola volta; e, qui, l’olio, versato interamente a tonnellate sulle quattro scale, ai quattro angoli, si era diffuso, riversando lungo i passaggi dei torrenti infernali.»
Émile Zola, La debacle, Bibebook, p. 500
Le mura segnate e annerite dagli incendi testimoniarono, fino alla fine del secolo, gli orrori perpetrati dalla guerra civile.
Da palazzo a stazione
In occasione dell’Esposizione Universale prevista a Parigi nel 1900, il governo francese cedette il terreno dell’ormai dismesso Palazzo d’Orsay alla Compagnia Ferroviaria di Orleans, il cui obiettivo era di costruire una stazione più centralizzata rispetto a quella di Austerlitz. La progettazione richiedeva necessariamente un attento innesto tra un tessuto urbano particolarmente prestigioso, legato alla vicinanza con il Musée du Louvre e il palazzo della Legione d’Onore, e la costruzione di una stazione ferroviaria che doveva ben armonizzare con il contesto particolarmente distinto.
Nel 1897 la Compagnia Ferroviaria di Orleans interpellò tre degli architetti più conosciuti e celebri dell’epoca: Lucien Magne (1849-1916), Henri Jean Émile Bénard (1844-1929) e Victor Laloux (1850-1937). A un anno dalla collaborazione con i tre architetti, la Compagnia approvò il progetto realizzato da Victor Laloux.
Alla costruzione della stazione si accostò la realizzazione di un albergo di lusso, quale snodo fondamentale per una classe aristocratica di viaggiatori, celebri e non, che sceglievano il fastoso hotel francese non solo come luogo per il pernottamento, ma come spazio adeguato allo svolgimento di assemblee e ricevimenti. La stazione e l’hotel furono realizzati in solo due anni e inaugurati per l’apertura dell’Exposition de Paris del 1900. L’hotel svolse un ruolo di primo piano nelle storiche vicende parigine, ospitando la conferenza stampa in cui il generale de Gaulle annunciò il ritorno al potere. Chiuse i battenti nel 1973.
L’avanguardismo di Victor Laloux
L’architetto Victor Laloux espresse, attraverso la costruzione della stazione d’Orsay, un grado eccelso di modernità e avanguardismo. Dal punto di vista di un’esposizione che avrebbe accompagnato la nascita de nuovo secolo, Laloux, combinò l’utilizzo di forme nuove, l’accostamento dei materiali trionfanti dell’era industriale con la modernità di una tecnologia sbocciante, quest’ultima manifestata dalla presenza di montacarichi per i bagagli e di ascensori per i viaggiatori.
Da stazione a museo
La stazione d’Orsay si tramutò nei secoli in un centro di spedizione dei pacchi per i detenuti durante la guerra, accolse i prigionieri nel periodo della Liberazione, divenne sede stabile della compagnia teatrale Renaud Barrault e durante la ricostruzione, nel 1974, diventò la residenza della celebre casa d’aste Drouot.
L’idea di convertire lo stabile in un ambiente museale emerse solo nel 1973, con l’intento di esibire i capolavori artistici del XIX secolo. Il 20 ottobre 1977, su iniziativa del presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing, fu ufficializzato il progetto, il quale si concluse con la classificazione a monumento storico nel 1978 e l’inaugurazione dello stesso, nel 1986, per mano di François Mitterrand.
Il primo concorso internazionale per la ristrutturazione del museo venne bandito nel 1979 e fu vinto dal progetto del gruppo francese «ACT Architecture» degli architetti Renaud Bardon, Pierre Colboc e Jean-Paul Philippon, i quali s’interessarono al consolidamento delle strutture e alla ridistribuzione degli spazi e delle funzioni. Con il secondo concorso del settembre del 1980, il progetto fu affidato all’architetta italiana Gae Aulenti, pianificazione che si espletò nella programmazione architettonica degli interni e l’allestimento museografico.
“Nel progetto per la trasformazione in museo l’Aulenti e il suo gruppo si pongono, come primo obiettivo, quello di non sovrapporre la propria architettura a quella originaria ma, al contrario, di interagire con quella, facendo scaturire le nuove soluzioni progettuali direttamente dalla conformazione degli spazi primitivi. Anche nell’uso dei materiali e nello studio dell’illuminazione il tentativo è di stabilire nuove relazioni con le strutture preesistenti. Di conseguenza, il risultato finale dell’intervento – pur apparendo perfettamente distinto e autonomo rispetto al contenitore architettonico di Laloux – si armonizza con esso sfruttandone a fondo, anche se in chiave diversa, tutte le potenzialità.” (ZANICHELLI).
Una scelta progettuale di questa portata consentì un allestimento tale da creare una serie diversificata di percorsi espositivi, sia in piano sia nello spazio, attraverso un utilizzo congeniale delle scale interne, una predisposizione architettonica di grande valore pratico, il quale permise di accedere ai diversi livelli, sfruttando, di fatto, lo spazio che sarebbe rimasto inutilizzato nel caso dell’originaria conformazione ferroviaria.

Il recupero degli spazi tramite la costruzione dei vari livelli consentì l’aumento delle aree espositive, la creazione di settori d’allestimento diversificati (pittura, scultura, architettura, arti decorative), la realizzazione di un preciso percorso cronologico (Romanticismo, Impressionismo, Art Nouveau, etc.) e infine donò al visitatore l’opportunità di apprezzare i molteplici dettagli degli stucchi e delle vetrate della navata centrale, particolari impossibili da osservare a grande distanza.
La presenza di ascensori e scale mobili permette di poter visitare il museo d’Orsay in ogni direzione, percorrendo tutti i livelli della struttura; il museo è dotato di una biblioteca, di un centro di documentazione audiovisiva e di due ristoranti, entrambi affacciati sui tetti di Parigi.

La collezione del museo d’Orsay
La collezione del museo d’Orsay rientra in uno specifico frangente storico, con un allestimento delle sale espositive secondo le principali tendenze artistiche del XIX secolo.
Tra i maggiori capolavori custoditi nel museo: i “Bagnanti” di Paul Cézanne (1839-1906), “La classe di danza” di Edgar Degas (1834-1917), le “Due donne Tahitiane” di Paul Gauguin (1848-1903), la “Colazione sull’erba” di Manet (1832-1883), “Lusso, calma e voluttà” di Matisse (1869-1954), la “Primavera” di Jean-François Millet (1814-1874), “La Gare Saint-Lazare” di Monet (1840-1926), “Ballo al moulin de la Galette” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), “L’incantatrice di serpenti” di Henri Rousseau (1844-1910), “Il circo” di Georges Seurat (1859-1891), “Port de La Rochelle” di Paul Signac (1863-1935), “La chiesa di Auvers” di Vincent van Gogh (1853-1890).
Sitografia
Historie du Musée, HTML, http://www.musee-orsay.fr/ [Accesso: 24/02/2016]
Itinerari Museali Zanichelli, PDF, http://online.scuola.zanichelli.it/ilcriccoditeodoro/files/2012/10/it-museali34.pdf [Accesso: 24/02/2016]

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