Desolazione del povero poeta sentimentale: poesia di Corazzini

In questo articolo analizziamo la poesia “Desolazione del povero poeta sentimentale”, di Sergio Corazzini. Egli fa parte del gruppo dei poeti crepuscolari (come Guido Gozzano e Marino Moretti), attivi in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Essi praticavano una poesia molto diversa rispetto a quella del poeta-vate di D’Annunzio e al fanciullino di Pascoli (si vedano: le opere di D’Annunzio e la poetica di Pascoli). I crepuscolari mettevano al centro  le piccole cose quotidiane, non volevano più trasformarle in cose sublimi; vivevano la vita con distacco e ironia fino a definirsi “non poeti”.

Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta (Desolazione del povero poeta sentimentale)
Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta.

L’autore: Sergio Corazzini

Corazzini nacque a Roma il 6 febbraio 1886 da una agiata famiglia borghese. Fu il primo di tre fratelli, tutti morti giovanissimi.

Visse la sua infanzia in giro per l’Italia ma fu costretto ad abbandonare gli studi nel 1904 per trovare un impiego.

Nel frattempo però continuò a scrivere e nel 1902 pubblicò le sue prime poesie in dialetto romanesco.

Sergio Corazzini divenne un punto di riferimento nel gruppo degli intellettuali romani; trascorreva con loro le serate discutendo spesso di poesia insieme a Govoni, Folgore e Martini.

Nel 1905 fondò insieme agli amici la rivista «Cronache latine» che però non ebbe molto successo. Nel 1906 venne ricoverato per tubercolosi, provò a curarsi ma purtroppo senza successo, morì infatti giovanissimo a Roma il 17 giugno 1907, all’età di soli 21 anni.

Tra le sue opere ricordiamo le raccolte poetiche:

  • Dolcezze (1904 – composta da 17 liriche);
  • L’amaro calice (1905 – 10 liriche);
  • Piccolo libro inutile (1906 – 8 liriche): è la raccolta più famosa che comprendeva anche alcuni componimenti dell’amico Alberto Tarchiani.

Tutta la sua produzione fu poi ristampata postuma col titolo Liriche (1922).

Sergio Corazzini
Sergio Corazzini

La poetica di Corazzini

Sergio Corazzini fa parte dei poeti crepuscolari in quanto la sua poesia è concentrata sulle piccole cose della vita. Inoltre anche lui nega il fatto di essere un poeta. Egli si descrive come un fanciullo malato che non può essere chiamato poeta, che purtroppo non riesce a godere delle cose della vita perché non ha prospettive future.

I suoi versi esprimono tanta malinconia, si articolano poi liberi cioè senza rime, in linea con la nuova tradizione del Novecento.

I poeti crepuscolari rappresentano la malattia e il crepuscolo, cioè il tramonto della poesia che si rivela inutile di fronte alla mutevolezza della vita; non riesce più a dare insegnamenti o messaggi al prossimo come accadeva nel passato. Si pone in antitesi rispetto a quella dannunziana che era bella ma secondo loro “inutile”.

Il testo: Desolazione del povero poeta sentimentale

I

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

II

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te
arrossirei.
Oggi io penso a morire.

III

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.

Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

IV

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

V

Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

VI

Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.

VII

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

VIII

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

Spiegazione e commento

Questa lirica da parte della raccolta Piccolo libro inutile, pubblicata nel 1906: è la più famosa dell’autore. Essa rappresenta il momento più significativo della sua poesia perché racchiude tutte le tematiche più importanti. I versi sono liberi e divisi in 8 strofe.

Tra le tematiche più importanti c’è la rinuncia ad essere poeta, che viene espressa direttamente già nel verso 2: la poesia non regala più insegnamenti e l’artista non è più un eroe, è semplicemente una persona che si ritira nel suo mondo.

Poi si passa alla tematica del voler rimanere fanciullo: il poeta è come un bambino che soffre per la sua pena e non riesce a trovare una soluzione per essa.

Infine la tematica della malattia: egli non intende solo la malattia fisica, ma soprattutto quella mentale. Si sente infatti inadatto e inadeguato a vivere il presente.

La poesia Desolazione del povero poeta sentimentale è strutturata in forma di dialogo con un tu immaginario, che in realtà è il poeta stesso.

I versi sono molto lunghi, quasi vicini alla prosa.

L’autore spesso si rivolge a Dio con delle invocazioni e la poesia diventa una sorta di preghiera.

In conclusione: gli autori crepuscolari dovrebbero essere maggiormente studiati perché segnano la fase di passaggio dalla poesia ottocentesca a quella novecentesca introducendo molte tematiche che saranno sviluppate dai poeti successivi.

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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino, napoletana di nascita portodanzese d'adozione, laureata in Filologia Moderna e appassionata di scrittura. Ha collaborato con varie testate come giornalista pubblicista, attualmente insegna Lettere in una scuola secondaria di primo grado.

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