Cosa fatta capo ha: significato

L’espressione cosa fatta capo ha è utilizzata in tutta Italia e spesso erroneamente si crede che abbia origine dialettale. E’ tutt’altro che così. Per rintracciare l’origine di questa espressione dobbiamo scomodare nientepopodimeno che il padre della lingua italiana, Dante Alighieri.

Cosa fatta capo ha
Cosa fatta capo ha

Anno 1216: Amidei contro Buondelmonti

Per prima cosa dobbiamo spostarci a Firenze, nel Duecento. Gli Amidei e i Buondelmonti sono due nobili e cospicue famiglie fiorentine. Nel gennaio 1216 Mazzingo Tegrimi de’ Mazzinghi dà una gran festa nel proprio castello di Campi. Durante il banchetto si scatena una rissa. Buondelmonte aggredisce Odarrigo de’ Finfanti con un coltello e lo ferisce.

Secondo le usanze del tempo, la zuffa finisce al centro di un consiglio in casa Arrighi. La questione viene ripianata con un matrimonio pacificatore: Buondelmonte sposerà una nipote di Oddo, figlia di una sua sorella e di Lambertuccio Amidei. La proposta viene accolta e si stipula un regolare contratto notarile.

Tutto appianato?

No.

Gualdrada Donati, moglie di Forese Donati il Vecchio, va a trovare Buondelmonte e lo accusa di aver accettato il matrimonio per paura delle ritorsioni dei Fifanti. Gli propone in sposa una propria figlia, rinomata per la bellezza, e si offre persino di pagare la penale prevista.

Il 10 febbraio 1216 Buondelmonte non si presenta alla chiesa di Santo Stefano; al contrario si reca in casa Donati a contrattare le nuove nozze con Forese e Gualdrada. In casa Amidei ovviamente si scatena il finimondo. Si convoca un consiglio con le famiglie alleate.

La sentenza viene pronunciata

Nella chiesa di Santa Maria Sopra Porta, alcuni propongono una vendetta leggera, come una solenne bastonatura o uno sfregio in viso al vituperato Buondelmonte. Si alza Mosca dei Lamberti e propone l’assassinio.

Pronuncia così la celebre frase:

Cosa fatta capo ha!

Cosa intende?

Intende che la vendetta è oramai in azione e non resta che andare fino in fondo, come si dice.

Risponde bene l’assemblea.

Accettata la proposta, viene deciso che l’agguato deve svolgersi proprio per il giorno delle nozze.

L’episodio nell’Inferno dantesco

Questo episodio, il frangente in cui Mosca dei Lamberti pronuncia la fatidica frase, è ripreso da Dante nel Canto XXVIII dell’Inferno allorché vuole specificare l’origine della successiva lotta intestina fra Guelfi e Ghibellini.

Lo cita fra i versi 106 e 111. Si legge, infatti:

gridò: “Ricordera’ ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, ‘Capo ha cosa fatta’,
che fu mal seme per la gente tosca”.
E io li aggiunsi: “E morte di tua schiatta”;
per ch’elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta.

Il giudizio di Dante

Dante Alighieri giudica molto severamente Mosca Lamberti per questa azione. Lo accusa di avere avviato la vendetta degli Amedei con il suo atteggiamento. E’ la stessa vendetta che causa una divisione fra l’una e l’altra famiglia da cui proviene quella, più grande e critica, fra Guelfi e Ghibellini.

Cosa fatta capo ha: il significato

L’espressione “cosa fatta capo ha” significa che una determinata azione o questione ha avuto inizio quindi ha validità: è fatta.

Per capo si intende l’inizio, il cominciare di qualcosa.

Da qui deriva la considerazione che l’azione ormai compiuta non può essere mutata da discussioni e temporeggiamenti: la decisione è presa.

Come è andata a finire fra Buondelmonte e Amedei

La mattina di Pasqua, giorno scelto per il matrimonio, Buondelmonte entra a Firenze dal Ponte Vecchio. Arrivato alla Porta Santa Maria, viene prima insultato e poi disarcionato con un colpo di mazza da Schiatta degli Uberti.

Una volta a terra, viene finito con un coltello da Oddo Arrighi.

Dell’aggressione vengono ovviamente accusati come mandanti gli Amidei.

La città di Firenze si divide sul fatto:

  • da un lato si coalizzano gli Uberti, i Lamberti e gli Amidei, residenti più o meno tra il Ponte Vecchio e piazza della Signoria;
  • dall’altro lato vi sono i Buondelmonti, i Pazzi e i Donati, che gravitavano tra via del Corso e la Porta San Piero.

Da qui le due parti della più grande faida: da una parte i Ghibellini, dall’altra i Guelfi.

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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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