Nevicata: analisi della poesia di Carducci

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Tra i vari componimenti poetici di Giosuè Carducci, troviamo la poesia “Nevicata” che chiude le Odi Barbare. Si tratta di un componimento del 1889 di notevole rilievo stilistico ed espressivo, i cui temi principali sono il senso di tristezza e della morte. Infatti, Carducci lo realizzò in un momento particolarmente buio della sua vita, profondamente addolorato dall’aggravarsi della malattia dell’amata Lidia (nome con cui Carducci invoca Caterina Cristofori Piva) e poi dalla morte di quest’ultima.

Neve, nevicata
Nevicata” è la celebre poesia di Carducci che chiude le Odi Barbare. Carducci scrisse in un momento molto buio e triste della sua vita, nel 1889.

Parafrasi

Il poeta inizia la sua poesia raccontando una fitta nevicata che coinvolge la città bolognese (alla cui identità geografica il poeta allude), venendo giù da un cielo color della cenere. La nevicata attenua in modo particolare i rumori della città, come il grido della fruttivendola, il cigolio dei carri che passano ed i rintocchi dell’orologio della torre che sembrano sospiri provenienti da un altro mondo. Al tempo stesso, la neve rende l’atmosfera spettrale, cancellando ogni segno di vita. La neve, però, ci regala anche un senso di calma e di ovattato.

Alla malinconia del paesaggio invernale si contrappone quello dello stato d’animo del poeta e delle sue riflessioni sulla fine della vita. Carducci ammira la nevicata da una finestra del suo studiolo, dai suoi versi scaturisce una spiccata inclinazione intimo-malinconica.

Attorno alla torre della piazza, suonano smorzate le ore come gemiti ultraterreni e uccelli sperduti che picchiano ai vetri appannati, simboleggiando le anime degli amici che assistono il poeta nella sua ultima ora di vita.

Le ombre dei cari morti chiamano il poeta, e ad essi il poeta risponde che presto, calmato il suo indomito cuore, verrà a riposare nel silenzio e nell’ombra. Carducci attende con serenità il riposo della morte: nel mondo sotterraneo tutto è silenzio e ombra. Il poeta canta, con romantica modernità di toni e accenti, il suo sentimento malinconico della vita ed in particolare della morte.

Testo completo della poesia “Nevicata”, di Carducci

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,







non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Analisi della poesia

Da una parte, in questa poesia Carducci mette in evidenza un’eliminabile tendenza alla retorica che rende il componimento più freddo e accademico nella sua virtuosità, e dall’altra parte, si trovano degli elementi che rendono la vena della poesia più suggestiva e sottile.

In questo componimento, Carducci adotta distici elegiaci (composti di un esametro e un pentametro) come nella poesia “Nella piazza di San Petronio”, ma qui gli esametri hanno tutti, tranne l’ultimo, un inizio dattilico, con la prima sillaba accentata; mentre i pentametri finiscono con la parola tronca o monosillabica.

Nelle poesie del Carducci, prevale ancora il tocco “sfumato”, l’attenzione alla dimensione fonica e al simbolismo. Il ritmo del componimento invece è rallentato dai vari enjambements e da numerose figure retoriche presenti nel testo. In questa opera, Carducci torna decisamente ai modi e alle forme della tradizione classica.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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