Lo sconosciuto di Piazza Tienanmen

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Il 4 giugno 1989, mentre i Paesi del blocco Sovietico si affrancavano più o meno rapidamente dal regime comunista che proprio durante quella stagione, con la caduta del Muro di Berlino, decretava ufficialmente la sua fine, un uomo, probabilmente un ragazzo, con una camicia bianca e un paio di calzoni grigi, “armato” di una busta nella mano destra e di una giacca in quella sinistra, si parava davanti ad una colonna di tank cinesi nella piazza principale di Pechino. È lo Sconosciuto di Piazza Tienanmen, noto anche come il Rivoltoso di Piazza Tienanmen o, più semplicemente (soprattutto per i media britannici e americani), passato alla storia con il soprannome di Tank Man: l’uomo che da solo, disarmato, al centro dell’enorme piazza pechinese, osò sfidare la forza militare e politica della Repubblica Popolare Cinese.

Diversi sono gli scatti che l’hanno immortalato, ma il più famoso resterà quello del fotografo Jeff Widener, dell’agenzia americana Associated Press, il quale lo immortala dal sesto piano dell’hotel di Pechino, ad un chilometro di distanza e con una lente da 400 mm.

Tank Man, lo sconosciuto di Piazza Tienanmen
Tank Man, lo sconosciuto di Piazza Tienanmen (4 giugno 1989) – Celebre fotografia di Jeff Widener

Quello stesso giorno (il 4 giugno in Cina, ma la data è ricordata anche con il 5 giugno in Occidente), la foto fa il giro del mondo e compare in tutte le prime pagine dei quotidiani: il Governo cinese infatti, con quella manovra militare, definita da principio come una “sfilata” e che ha inizio proprio nella piazza centrale di Pechino al cospetto dello Sconosciuto, decide di reprimere nel sangue la rivolta studentesca che, dal 15 aprile fino al 4 giugno, aveva imperversato per le strade della capitale, sommossa e ispirata dagli accadimenti europei di apertura democratica e destabilizzazione del Regime di Mosca.

Piazza Tienanmen e la Rivolta degli Studenti

Nei manuali di storia passerà come la “Primavera Democratica Cinese“: un lasso di tempo limitato che vide protagonisti intellettuali, studenti, operai e contadini della Repubblica Popolare, impegnati in una serie di iniziative di protesta congiunte e organizzate, determinate a chiedere una nuova fase democratica per il loro Paese. Un movimento che dura appena due mesi e che si risolverà nel sangue, con diverse colonne di tank cinesi chiamate in causa senza particolari preamboli, secondo gli ordini del Governo Centrale, quanto mai ferrei e sanguinolenti. L’esercito entrerà nella piazza centrale di Pechino occupata dai giovani in protesta, sparando sulla folla disarmata e mietendo un numero imprecisato di vittime.

In Cina, l’avvenimento verrà definito come “l’Incidente di Piazza Tienanmen“, soprattutto da parte delle personalità di Governo, veicolando un messaggio mediatico del tutto differente da quello realmente accaduto. Quella di Tienanmen invece, sarà una vera e propria protesta, caratterizzata da una serie di dimostrazioni guidate, mirate, in un momento storico importantissimo per l’Occidente, nei mesi del cosiddetto Autunno delle Nazioni, ossia l’anno nel quale si rovesciano tutti i regimi comunisti dell’Europa dell’Est.

Ad ogni modo, simbolo dei fatti di Tienanmen, resterà sempre il Rivoltoso Sconosciuto, a prescindere da chi fosse realmente e cosa ci facesse lì, davanti una colonna di carri-armati militari. Le sue foto, esprimono da sempre un messaggio di lotta contro ogni forma di tirannia.

Gli storici dividono la rivolta cinese degli studenti in cinque momenti distinti: il lutto, la sfida, la tregua, il confronto, il massacro.

L’ultima parte di questo accadimento è, di sicuro, quello più importante, se si considera che dopo oltre vent’anni non si è riusciti ad avere una stima precisa delle morti cinesi. Da principio, l’establishment si orientò sui duecento civili e cento militari. Successivamente, parlò invece di alcune dozzine di soldati uccisi, a differenza della CIA, la quale stimò subito un numero compreso tra le 400 e le 800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e circa 30.000 feriti, cui vanno aggiunti i morti per cause indirette, ossia coloro i quali sono stati giustiziati per ribellione, senza dimenticare i morti a causa di incidenti, incendi e molto altro. Secondo Amnesty International, questo numero variabile di vittime si aggirerebbe sui 1000 e sarebbe da assommarsi a quello generato dagli scontri veri e propri, oltre che dal massacro operato dai militari nei confronti della folla di studenti.

Per concludere, il Governo cinese, che ha sempre parlato dei fatti del 1989 come di un vero e proprio “moto controrivoluzionario”, si è sempre rifiutato di fare i conti delle vittime e, soprattutto, di fornire risposte alle varie associazioni cinesi e non, che lo hanno richiesto nel corso degli anni. Il movimento delle “Madri”, per esempio, chiede da anni che sia fatta chiarezza, senza aver mai ricevuto segni di apertura da parte dei membri delle istituzioni cinesi.

Il fatto e la foto

L’incontro tra l’uomo disarmato e il tank avviene in una delle grandi avenue della famosa piazza, quella di Chang’an, in direzione della cosiddetta città proibita pechinese. Il Governo aveva avviato nemmeno da 24 ore la sua repressione contro il movimento di apertura democratica azionato soprattutto dagli studenti cinesi, e le vittime erano già molte, tra morti e feriti.

Secondo le cronache, l’uomo avrebbe più volte tentato di deviare la strada della colonna di tank militari, mettendosi di fronte a loro più volte, costringendoli a ripetute manovre di aggiramento. Successivamente, il Rivoltoso di Tienanmen si  sarebbe arrampicato sulla torretta del carro armato e avrebbe rivolto alcune frasi al pilota, prima di essere catturato e portato via nella vicina caserma accampata nei pressi della piazza.







Non è dato sapere qual fu la natura del discorso intrapreso tra il militare e lo Sconosciuto, né se fu un vero e proprio discorso, o semplicemente una serie di interrogativi posti dal ragazzo al pilota del carro-armato, quasi avesse realmente la possibilità di rispondergli e di prendere una decisione differente da quella recepita dai suoi superiori.

Non furono pochi i giornali, soprattutto britannici, che ipotizzarono per il Rivoltoso la pena capitale, a causa della sua ribellione pubblica, pur senza mai ammantare delle prove a fronte di questa tesi.

Per quanto riguarda il discorso sulla fotografia in sé, va detto che oltre a quella scattata provvidamente dal reporter statunitense, va aggiunta l’immagine di Stuart Franklin, della Magnum Photos. La sua fotografia è più vasta rispetto a quella di Widener e, inoltre, è possibile notare il movimento stesso del tank cinese, il quale devia la sua marcia, evitando di passare sopra il corpo vivo dello Sconosciuto, muovendosi quasi a zigzag.

Lo sconosciuto di Piazza Tienanmen

Nel 2003 inoltre, la foto di Piazza Tienanmen è stata inserita nella rubrica “Le 100 foto che hanno cambiato il mondo“, secondo il volere della storica rivista Life. In precedenza però, nell’aprile del 1998, è stata la rivista Time ad includerlo nella propria personale lista de “Le persone che più hanno influenzato il XX secolo“. Lo storico patinato inoltre, ha una menzione d’onore anche per il pilota del “bestione cingolato”, com’è scritto, definito anch’egli un eroe al pari dello Sconosciuto, meritevole di essersi rifiutato di “falciare il suo compatriota“.

Lo Sconosciuto

La vera identità e storia dello Sconosciuto o Rivoltoso di Piazza Tienanmen resterà sempre un mistero. Secondo la rivista inglese Sunday Express, il suo nome sarebbe Wang Weilin: uno studente di 19 anni, tra i membri della protesta.  Circa la sua fine, successiva al fatto che lo ha visto protagonista, non sono pochi colori i quali hanno avanzato per lui ipotesi tragiche.

In un discorso al Circolo Presidenziale, nel 1999, Bruce Herschensohn, alto membro del governo statunitense e pupillo dell’ex Presidente Richard Nixon, affermò che lo Sconosciuto fu ucciso 14 giorni dopo la manifestazione. Secondo altri, sarebbe stato giustiziato da un plotone d’esecuzione, a distanza di pochi mesi dall’accaduto di Tienanmen.

Stando ai documenti ufficiali, si sa ben poco, né la Repubblica Popolare Cinese ha mai dato segno di intraprendere un discorso d’apertura in tal senso. Nel 1990, la giornalista Barbara Walters chiese all’allora Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, Jiang Zemin, che fine avesse fatto il Rivoltoso. Il numero uno della nomenclatura rispose esclusivamente in questi termini: “Penso che non sia stato giustiziato“.

Altri organi di stampa, anche orientali, avrebbero poi affermato che il protagonista di questa assurda e commovente storia sarebbe ancora vivo, ma fuori dai confini cinesi. Nel 2009 pertanto, l’agenzia di stampa AsiaNews ha affermato che Wang Lianxi, questo il nome dello Sconoscito, sarebbe stato rilasciato nel 2007, dopo 18 anni di carcere, per venire poi internato prima delle Olimpiadi di Pechino in un ospedale psichiatrico cinese, dove sarebbe tuttora trattenuto.

Nello stesso periodo poi, va segnalata anche la versione del giornalista italiano Adriano Màdaro, il quale avrebbe dato una versione differente della storia di Piazza Tienanmen e della foto più famosa del XX secolo e, anche, dello stesso Sconosciuto di Piazza Tienanmen. In breve, affermando di essere stato presente in quel preciso momento, Màdaro sostiene che quel giovane in camicia bianca non fosse uno studente, ossia uno dei protagonisti della rivolta, bensì un umile contadino, il quale si trovava a Pechino per vendere la propria merce. Stando alla sua tesi, la busta bianca che ha nella mano destra conterrebbe delle mele e il giovane avrebbe fermato i carri armati militari esclusivamente per chiedere loro da dove provenissero, dal momento che anche lui aveva fatto il carrista.

A prescindere dall’identità del protagonista di questa storia, resta il fatto che l’uomo e la foto che lo immortala, resteranno per sempre un simbolo importante, una testimonianza di quel preciso momento storico, nell’anno della caduta del famoso Muro.







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Solo un italiano poteva dare una ricostruzione distorta della realtà. Un contadino che ferma un lunga fila di carri armati per chiedere da dove provenissero. Ci scusiamo per il nostro concittadino

Confesso che avevo i brividi, non solo per il grande freddo, quando ieri mattina sono entrata in piazza Tienammen (significato cinese, della pace celeste), al pensiero che stavo camminando dove nel 1989 i tank spegnevano nel sangue la rivolta degli studenti cinesi. Ma avevo gli stessi brividi quando sono entrata nel mausoleo di Mao per vedere la sua salma imbalsamata. La guida mi ha detto che ai turisti non interessa, io ho risposto: "A me si". Mi sono messa in fila con i cinesi, alcuni di loro avevano in mano un crisantemo bianco che hanno depositato davanti all'imponente statua, antistante la teca. Una fila composta, silenziosa che avanzava lentamente verso quell'uomo che ha cambiato le sorti del mondo. Lui ci credeva in quella filosofia, era uno del popolo, mangiava con loro e si vestiva come loro, non aveva privilegi e non era corrotto…………sì pare. Chissà! Così ho lasciato quella nazione così lontana dal nostro immaginario e così immensa, piena di contraddizioni, che sta diventando la prima potenza del mondo.