Francesca da Rimini

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Francesca da Rimini è un’opera drammatica, una tragedia in quattro atti, composta da Riccardo Zandonai (Rovereto, 28 maggio 1883 – Trebbiantico, 5 giugno 1944), su libretto di Gabriele D’Annunzio. La prima rappresentazione dell’opera “Francesca da Rimini” risale al 19 febbraio 1914, a Torino, presso il Teatro Regio. L’opera ebbe un successo indiscusso e occupa oggi con merito un posto di primo piano nel repertorio del teatro lirico moderno.

La storia ricorda il personaggio di Francesca da Polenta (Ravenna, 1259/1260 – Gradara, 1285) – detta anche da Rimini – figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, soprattutto per la sua presenza nel poema dantesco della Divina Commedia.

Siede sulla terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

Dante Alighieri, Inferno, Canto V, 97-99

La storia si svolge a Ravenna, nelle Case dei Polentani, e a Rimini, nelle Case dei Malatesta. La sintesi e l’analisi musicale che seguono sono state redatte dal Maestro Direttore d’orchestra Pietro Busolini, di Trieste.

Francesca da Rimini - quadro
Francesca da Rimini, particolare del quadro di William Dyce (1837)

Personaggi dell’opera

I Figli di Guido Minore Da Polenta:
Francesca: Soprano
Samaritana: Soprano
Ostasio: Baritono

I Figli di Malatesta da Verucchio:
Giovanni lo Sciancato: Baritono
Paolo il Bello: Tenore
Malatestino dall’Occhio: Tenore

Le Donne di Francesca:
Biancofiore: Soprano
Garsenda: Soprano
Altichiara: Mezzo-Soprano
Donello: Mezzo-Soprano
La Schiava: Contralto

Ser Toldo Berardengo: Tenore
Il Giullare: Basso
Il Balestriere: Tenore
Il Torrigiano: Baritono
I Musici

Riccardo Zandonai e la composizione della “Francesca da Rimini”

Nato a Sacco (Trentino) nel 1883 e italianissimo di sentimenti quando ancora quella regione non era stata ricongiunta alla madre patria per effetto della guerra vittoriosa, Riccardo Zandonai fece i suoi primi studi a Rovereto con Gianferrari; passò quindi al Liceo di Pesaro, dove ricevette linsegnamento di Mascagni.

La musica di Zandonai si fece notar subito per la nobiltà e la felicità dell’ispirazione, accoppiata ad una tecnica sorprendente e a una tavolozza orchestrale ricca di colori vivaci e di trovate originali.

Riccardo Zandonai
Riccardo Zandonai

Come compositore di teatro, nessuno, dopo Puccini, è stato più di Zandonai perspicace nello scegliere libretti ricchi di situazioni drammatiche e comiche, di sicuro effetto, e di ravvivarle con una musica che va sempre dritta all’animo dell’ascoltatore.

Comprendiamo quindi come Francesca da Rimini, sia l’opera, che, specie per la sua calda passionalità, ha raccolto i maggiori suffragi.

Attratto dal teatro dannunziano, Zandonai aveva dovuto rinunziare a musicare ”La figlia di Jorio”, per la quale il Poeta si era già impegnato con Alberto Franchetti.
La “Francesca da Rimini” lo attraeva, ma la sua lunghezza lo disanimava, e daltronde non osava sperare che D’Annunzio avrebbe consentito a lasciarla mutilare.
Fu Tito Ricordi che lo persuase a tentare, ed egli stesso liberò il fusto magnifico dall’abbondante vegetazione che l’avvolgeva, come ebbe a dire lo Ziliotto nella sua “Guida attraverso il poema e la musica della Francesca da Rimini“.

Accordatisi riduttore e compositore, Tito Ricordi si recò ad Arcachon per avere l’approvazione di D’Annunzio, ma questi oppose che aveva già consentito di musicare Francesca ad una nobildonna. Indurla a rinunziarvi non fu difficile: Zandonai, preso dalla febbre del lavoro compì l’opera di getto, in soli dodici mesi.
La Francesca fu elaborata secondo il canone wagneriano del leitmotiv.
Un senso squisito di equilibrio però avvertiva Zandonai di non applicare troppo rigidamente il sistema del motivo egemonico.

Si inganna però  – osserva lo Ziliotto - chi crede che lo Zandonai abbia fatto precedere alla creazione un lungo studio delle canzoni antiche. Egli si è affidato unicamente alla intuizione artistica che gli ha permesso di interpretare profondamente l’ambiente del dramma e l’animo dei personaggi dannunziani.







Atto I

Appare una corte, nelle case dei Polentani, contigua ad un giardino che brilla di là da una chiusura di marmi traforato in guisa di transenne. Ricorre per l’alto una loggia che a destra corrisponde con le camere gentilesche e di fronte, areata su le sue colonnette, mostra avere una duplice veduta. Ne discende, a manca, una scalla leggera. Una grande porta è a destra, e una bassa finestra ferrata; pè cui vani si scopre una fuga di arcate che circondano unaltra corte più vasta. Presso la scala è unarca bizantina, senza coperchio, riempita di terra come un testo, dove fiorisce un rosaio vermiglio.” (Scena dal libretto originale del 1914)

Riassunto
A Ravenna, in casa dei da Polenta. Francesca da Polenta, figlia del signore della città, Guido, sta per sposare Gianciotto Malatesta, giovane sciancato: lei crede, ingannata, che lo sposo sia in realtà il fratello di Gianciotto, il bel Paolo, che vede palpitando. La sorella di Francesca, Samaritana, è colta da un fosco presagio e le chiede di rinunciare al matrimonio; ma Francesca è salda nel suo convincimento.

Atto II

Appare una piazza duna torre rotonda, nelle case dei Malatesti. Due scale laterali di dieci gradini salgono dalla piazza al battuto della torre; una terza scala fra le due, scende ai sottoposti solai, passando per una botola. Si scorgono i merli quadri di parte guelfa muniti di bertesche e di piombatoie . Un màngano poderoso leva la testa della sua stango e allargo il suo telaio di canapi attorti.
Balestre grosse a bolzoni e verrettoni a quadrelli, baliste, arcubaliste a altre artiglierie di corda sono postate in giro con lor martinetti girelle torni arganelli lieve. La cima della torre malatestiana irta di macchine e darmi campeggia nellaria torbida dominando la città la città di Rimino donde spuntano soli in lontananza i merli a coda di rondine che coronano la più alta torre ghibellina. Alla parete destra è una è una porta; alla sinistra, una stretta finestra imbertescata che guarda l’Adriatico.

Riassunto
Durante la guerra che oppone a Rimini i Malatesta e i Parcitadi. Paolo si fa onore, con accanto, sulla torre, Francesca, che lo rimprovera per linganno subito col matrimonio. Ella lo crede ferito e lo accarezza, gli prende la testa fra le mani. Arriva Gianciotto, non parco di lodi per il valore del fratello Paolo, e brindano alla sua vittoria. Paolo e Francesca si guardano con intensi sensi. Arriva il terzo fratello, Malatestino, ferito, mentre fuori, la furiosa, continua.

Atto III

Appare una camera adorna , vagamente scompartita da formelle che portano istoriette del romanzo di Tristano, tra uccelli fiori frutti imprese. Ricorre sotto il palco, intorno alle pareti, un fregio a guisa di festone dove sono scritte alcune parole duna canzonetta amorosa.

Meglio mè dormire gaudendo
Cavere pensieri vegliando.

A destra, nellangolo, è un letto nascosto da cortine ricchissime; a sinistra, un uscio coverto da una portiera grave; in fondo, una finestra che guarda il Mare Adriatico. Dalla parte delluscio è, sollevato da terra due braccia, un coretto per i musici con compartimenti ornati di gentili trafori.
Presso la finestra è un leggio con suvviaperto il libro della Historia di Lancillotto del Lago, composto di grandi membrane alluminate che costringe la legatura forte di due assicelle vestite di velluto vermiglio. Accanto vè un lettuccio, una sorta di ciscranna senza spalliera e bracciuoli, con molti cuscini di sciamito, posto quasi a paro del davanzale, onde chi vi sadagi scopre tutta la marina di Rimino. Su un deschetto è uno specchio dargento a mano, tra ori canne coppette borse cinture e altri arreddi. Grandi candelieri di ferro salzano presso il coretto. Scannelli e predelle sono sparsi allintorno; e dal mezzo del pavimento sporge il maniglio di una cateratta, per la quale di questa camera si puo scendere in un’altra.”

Riassunto
Francesca legge storie damore e ascolta musica. Entra Paolo, reduce da un lungo viaggio. Le mostra amore, ella quasi gli cede, soli e senza alcun sospetto leggendo dal Lancillotto, di come amor lo strinse. Il disiato riso di Ginevra esser baciato da cotanto amante, Paolo, tutto tremante, bacia Francesca, ed in questo caso il libro fu galeotto.

Paolo e Francesca
Paolo e Francesca

Atto IV – Parte I

Appare una sala ottagona, di pietra bigia, cinque de suoi lati in prospetto. In alto, su la nudita della pietra, ricorre un fregio di licorni in campo doro. Nella parete di fondo e un finestrone invetriato che guarda le montagne, fornito di sedili nello strombo. Nella parete che con quella fa angolo obliquo a destra, è un usciolo ferrato per ove si discende alle prigioni sotterranee. Contro la corrispondente parete, a sinistra, è una panca con alta spalliera, dinanzi a cui sta una tavola lunga e stretta, apparecchiata di cibi e di vini. In ciascuna delle altre due pareti a rimpetto è un uscio: il sinistro, prossimo alla mensa, conduce alle camere di Francesca; il destro, ai corridoi e alle scale. Tutto in , torno sono distribuiti torceri di ferro; ai beccatelli sono appesi budrieri, corregge, turcassi, pezzi darmatura diverse, e poggiate armi in asta : picche, bagordi, spuntoni, verruti mannaie, mazzafrusti.

Atto IV – Parte II

Riappare la camera adorna , con il letto incortinato con la tribuna dei musici , col leggio che regge il libro chiuso. Quattro torchi di cera ardono su uno dei candelieri di ferro; due doppieri ardono sul deschetto. Le vetrate della finestra sono aperte alla notte serena . Sul davanzale è il testo del basilico; e accanto è un piatto dorato, pieno di grappoli duva novella.

Riassunto del Quarto atto
Il terzo fratello, Malatestino, è innamorato pure lui di Francesca. Ella si rifiuta. Si ode il grido di un carcerato, e Malatestino, crudele, a spada sguainata va a far cessare quel lamento, mentre Francesca si lamenta con il marito Gianciotto delle profferte di Malatestino. Credendo forse Francesca Salome, Malatestino rientra con la testa mozza del carcerato che gridava. Francesca, che non è Salome, fugge in preda allorrore. Quando Gianciotto lo rimprovera, Malatestino non ce la fa più e rivela quel che sa di Paolo e Francesca. Gianciotto, con un inganno, scopre tutto .
Paolo e Francesca abbracciati consci della loro fine, sentono lultimo fremito damore attraversare le loro vene, e cadono trafitti dalla lancia di Guanciotto e dal pugnale di Malatestino.

Francesca da Rimini - opera - una scena
Francesca da Rimini, una scena dell’opera

Analisi musicale

Giudicare un’opera in musica può esser facile o di difficile impresa. Dipende dagli elementi assunti come base di giudizio; elementi che sono come i reagenti adoperati per una analisi chimica.
Se prendiamo la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai presentata al Theatre De Versailles, se vogliamo indagare i valori tecnici della composizione occorrerà il possesso di una cultura musicale storica e specifica non indifferente, ai lumi della quale si può stabilire il posto che spetta all’opera nel campo delle produzioni similari: le derivazioni wagneriane in rapporto all’uso del tematismo; i procedimenti armonici impiegati ed più ancora, gli accorgimenti strumentali che fanno
dello Zandonai un vero maestro fra color che sanno.

Effettivamente l’esame particolareggiato della partitura della Francesca svelerebbe una trama di bellezze raramente raggiunta dai moderni operisti, in diretto rapporto non solo alle doti istintive ma altresì alle esperienze timbriche che lo Zandonai condusse fino da quando, ancor giovanetto e studente, il suo primo maestro lo incaricava di trascrivere composizioni per la banda della natìa Rovereto.

Altri invece – e sarebbero i più – potrebbero assumere a base della indagine gli elementi umani ed affettivi, misurando l’intensità delle vibrazioni provocate nel proprio spirito dalla audizione dell’opera.

Si può concludere che, la Francesca da Rimini, così come soddisfa i tecnici riesce a commuovere gli ignari, trovando molte ragioni di simpatia e di consonanza con le anime semplici. Basterebbero a tanto l’episodio dell’arrivo di Paolo, nella fine del Primo Atto, e, quasi per intero, nel secondo, dove il musicista è riuscito, col linguaggio che gli è proprio, ad aggiungere poesia alla poesia, oltrepassando di gran lunga i confini espressivi assegnati alla parola.

Anche a prescindere, dai molti pregi di carattere armonico orchestrale, dall’intensa drammaticità raggiunta nel primo quadro dell’ultimo atto - altro esempio della essenzialità dell’apporto musicale – le due ampie oasi liriche citate, sono cose di tale bellezza da non consentire dubbi circa il valore umano ed affettivo della Francesca, che deve ritenersi la migliore tra le molte produzioni di Riccardo Zandonai, e una delle più alte manifestazioni lirico-teatrali del Novecento.

Sia dunque cura di tutti i Teatri ed Enti Lirici tenere nella dovuta considerazione uno spartito tanto importante quanto ricco di così grandi qualità: ridarlo in pieno al repertorio operistico mondiale, significa rendere un servizio alla musica ed al pubblico. Chiunque ami e creda ancora nel teatro lirico non potrà allora che esserne soddisfatto.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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