Elezioni americane per la Presidenza, come funzionano

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Gli Stati Uniti d’America sono organizzati in una Repubblica presidenziale federale, la cui struttura è abbastanza complessa e determina l’assetto e l’ordinamento politico di ogni singolo Stato. In questo articolo vediamo come  funzionano le “presidenziali”, ovvero le elezioni americane per la Presidenza.

Elezioni americane per la Presidenza

Gli Stati Uniti sono formati da 50 Stati e dal distretto della Columbia. La capitale “federale” è Washington. Il Presidente degli Stati Uniti è il capo dell’esecutivo a livello federale, e non ha una funzione puramente rappresentativa (come succede ad esempio da noi in Italia). Alle Camere del Congresso (Senato e Camera dei Rappresentanti) è invece affidato il potere legislativo, quello che, in Italia, spetta al nostro Parlamento.

Chi può candidarsi alla Presidenza USA

La Costituzione americana stabilisce i requisiti  che bisogna possedere per candidarsi a Presidente degli Stati Uniti d’America:

  • cittadinanza americana dalla nascita;
  • aver compiuto i 35 anni di età;
  • risiedere negli Stati Uniti da almeno quattordici anni.

Come viene eletto il Presidente degli Stati Uniti

Tutti i cittadini che hanno compiuto diciotto anni e sono iscritti nelle liste elettorali possono esercitare il diritto di voto. Il Presidente americano viene eletto secondo un sistema elettorale “indiretto”: a votarlo non sono i singoli cittadini, ma un gruppo di 538 grandi elettori eletti su base statale, il cui numero corrisponde alla somma dei senatori e deputati di ogni singolo Stato.

In pratica ad essere eletta non è la singola persona, ma il gruppo di grandi elettori che a questa si associa.







Il candidato che totalizza più voti, ottiene i grandi elettori di quello Stato: se riesce ad avere il voto di almeno 270 grandi elettori diventa Presidente degli Stati Uniti d’America. Se nessun candidato raggiunge il quorum necessario, la decisione spetta alla Camera dei Rappresentanti, la cui scelta verterà sui primi tre candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Ciò significa che potrebbe diventare Presidente anche il candidato non favorito dalla maggior parte degli elettori che ha votato. Nel 2000, ad esempio, Al Gore ottenne mezzo milione di voti in più rispetto al candidato George W. Bush del Partito repubblicano. I voti di quest’ultimo, però, erano stati distribuiti in maniera omogenea nei diversi Stati, per questo il numero dei grandi elettori ottenuti dai democratici che appoggiavano Al Gore furono inferiori. I “grandi elettori” associati al Presidente, votano anche per designare il Vicepresidente. Vince il candidato che riesce ad ottenere almeno 270 voti.

I grandi elettori

Negli Stati Uniti d’America si chiamano grandi elettori i delegati che si riuniscono poi per eleggere i presidenti degli Stati Uniti. Essi sono eletti su base statale e il loro numero è 538 pari alla somma di:

  • 100 senatori, due per ogni Stato;
  • 438 deputati: 435 assegnati proporzionalmente alla popolazione residente nello Stato, più 3 rappresentanti del Distretto di Columbia in cui si trova la capitale Washington (il XXIII emendamento prevede che il loro numero sia uguale a quello che le spetterebbe se fosse uno Stato ma comunque non superiore a quello degli elettori designati dallo Stato meno popoloso). Il Distretto della Columbia infatti non fa parte di nessuno Stato perché i padri fondatori volevano evitare che uno qualunque dei tredici Stati che si federarono potesse essere in un qualche modo avvantaggiato per il fatto di avere sul proprio territorio la capitale federale.

I grandi elettori sono distribuiti nei 50 Stati su base demografica.
Per conseguire la carica di Presidente serve la metà di questo numero più uno: 270.

Tecnicamente l’elezione del presidente USA è una elezione di secondo grado.

Considerazioni sulle differenze tra gli stati federati

Va sottolineato che vi sono effetti distorsivi: come accennato c’è la sottorappresentazione degli elettori del Distretto di Columbia; c’è anche la sovrarappresentazione di alcuni Stati scarsamente popolati; si aggiunge un altro effetto molto rilevante che può portare ad esiti opposti da quelli espressi dalla maggioranza degli elettori. Infatti in gran parte degli stati i grandi elettori vengono assegnati in blocco, escludendo ogni criterio di proporzionalità: essi vanno al partito che ottiene più consensi in quello Stato; ciò è possibile perché gli stati possono legiferare autonomamente, con larga spazio di manovra, sul proprio sistema elettorale locale relativo ai grandi elettori.

Un altro elemento di imprevedibilità è dato dal fatto che i grandi elettori di ogni Stato, benché si impegnino sulla parola a votare per uno dei due candidati, potrebbero poi rifiutarsi di farlo, preferendogli un altro candidato. E’ solo in alcuni stati che l’obbligo di “fedeltà” al mandato popolare si traduce in obbligo giuridico; l’eventuale infedeltà in questi stati è vietata e punita penalmente, tuttavia anche quando dovesse accadere, il voltagabbana conclamato non invaliderebbe il voto.







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Cristiana Lenoci

Cristiana Lenoci

Cristiana Lenoci è laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La sua grande passione è la scrittura. Ha maturato una discreta esperienza sul web e collabora per diversi siti. Ha anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l’Università di Bari e l’Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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