Alle fronde dei salici, poesia di Quasimodo

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La poesia Alle fronde dei salici è una delle più famose di Salvatore Quasimodo. È stata pubblicata nel 1944. E’ poi stata scelta come testo di apertura della raccolta Giorno dopo giorno del 1947. Essa è il simbolo dell’impegno civile dell’autore dopo la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale.

Salice piangente - Alle fronde dei salici piangenti
Salice piangente

Giorno dopo giorno

Salvatore Quasimodo è stato un grande poeta, attivo negli anni ’40 del Novecento. Dopo un primo periodo ermetico, con la raccolta del 1942 Ed è subito sera (che contiene l’omonima celebre poesia), l’autore si è dedicato all’impegno civile, che ha caratterizzato tutta la sua produzione successiva.

A questa fase appartiene anche la raccolta Giorno dopo giorno (1947) nella quale è presente la poesia in analisi, Alle fronde dei salici. Egli ha fatto uno grande sforzo per uscire dall’isolamento ermetico nel quale si era racchiuso, proprio per riflettere sulla poesia e sulla sua funzione. La poesia doveva diventare uno strumento che permetteva di dare voce alla sofferenza collettiva. In questa raccolta di Quasimodo le descrizioni sono più realistiche e cambia anche il lessico, che diventa più accessibile.

Alle fronde dei salici: il testo della poesia

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

I versi

La lirica Alle fronde dei salici è un modo che sceglie il poeta per testimoniare la condizione di impotenza dell’uomo nel momento doloroso della guerra. La poesia, costretta a confrontarsi col dolore, può solamente fermarsi e lasciare spazio al lamento della sofferenza.

Essa è formata da 10 endecasillabi sciolti racchiusi in un’unica strofa. Il primo verso inizia con una ripresa del Salmo 136 della Bibbia

[…] Sui fiumi di Babilonia/ là ci sedemmo piangendo / al ricordo di Sion. Ai salici di quella terra / appendemmo le nostre cetre […].

Il poeta parla al plurale, ovvero riferendosi a tutti i poeti della sua generazione, poiché tutti si sentono impotenti di fronte agli orrori della guerra.

Nel secondo verso si trova un riferimento all’occupazione tedesca dell’Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943.







Tra il terzo e il quarto verso continuano i rimandi alla guerra, ai bambini che piangono come gli agnelli.

Dal quinto al settimo viene narrata la scena straziante di una madre che piange la morte del figlio crocifisso al palo del telegrafo (i partigiani catturati dai fascisti spesso venivano puniti in questo modo). Indirettamente si fa riferimento alla crocifissione di Gesù Cristo.

La lirica si conclude con l’immagine dei poeti che appendono la cetra – strumento musicale simbolo della poesia. La cetra viene appesa al salice piangente proprio per rappresentare l’inutilità di essa difronte alla violenza.

Cetra
Una cetra

Parafrasi

Come avremmo mai potuto noi cantare e comporre poesie
con l’occupazione tedesca (straniera) che ci pesava sul cuore
in mezzo ai morti e ai caduti abbandonati nelle piazze
sull’erba resa rigida dal ghiaccio, ascoltando i lamenti
dei bambini, innocenti come agnelli, ascoltando il grido funebre
delle mamme che andavano incontro ai propri figli
crocifissi sul palo del telegrafo?
Sui rami dei salici, per un voto,
Anche le nostre cetre stavano appese
e oscillavano dolcemente al vento portatore di tristezza e dolore.

Analisi del testo

Dal punto di vista formale, la lirica è strutturata in un’ampia interrogativa retorica, che si conclude al verso 7. Il poeta, dopo le scelte ermetiche della prima raccolta, ritorna all’utilizzo di una metrica tradizionale e ad una sintassi più piana.

Le immagini rappresentate hanno un tono realistico: si ricordi l’analogia del v. 4-5 (lamento d’agnello dei fanciulli), la sinestesia del v. 5 (urlo nero) utilizzate proprio per dare maggiore realismo ai soggetti rappresentati.

Dopo la devastante esperienza della guerra, Quasimodo cambia modo di fare poesia. Si allontana dall’Ermetismo oscuro per calarsi nella realtà e tentare di denunciare quanto accaduto.

Foto di Salvatore Quasimodo
Salvatore Quasimodo

La poesia Alle fronde dei salici è esemplificativa di questo cambiamento di poetica dell’autore. In essa il poeta si espone in prima persona. Qual è la giusta risposta della poesia alla violenza dilagante? È quella rappresentata negli ultimi due versi nella malinconica immagine della cetra appesa ai salici.

In realtà ciò che la poesia deve fare non è solo restare immobile come la cetra, ma deve anche denunciare quanto accade per dare testimonianza delle vittime innocenti. Un grido di dolore profondamente sentito dal poeta e trascritto in questa bellissima lirica.







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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino

Anna D'Agostino è nata e cresciuta a Napoli. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, è una grande appassionata di libri e scrittura. Collabora come giornalista pubblicista presso varie testate online e lavora come insegnante di approfondimento letterario presso una scuola media.

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