La metamorfosi di Narciso (quadro di Salvador Dalì)

La metamorfosi di Narciso” è un quadro realizzato tra il 1936 e il 1937 dal pittore catalano Salvador Dalí. Il dipinto ha dimensioni di 50,8 cm X 78,3 cm ed è conservato alla Tate Modern Gallery di Londra.

La metamorfosi di Narciso (Salvador Dalì, 1936-1937)
La metamorfosi di Narciso (Salvador Dalì, 1937)

Analisi dell’opera

L’opera simboleggia il mito del narcisismo, raffigurato da un Narciso che muore e si fossilizza. Per realizzare questo dipinto, il pittore catalano utilizza il suo metodo critico-paranoico. Esso consiste nel guardare un oggetto e vederne – e quindi dipingerne – un altro.

Sono quindi evidenti le illusioni ottiche e altri tipi di immagini multiple. Salvador Dalì raffigura Narciso che si trova seduto in una posizione definita quasi fetale. Tale elemento riconduce alla ricerca, da parte del personaggio, della solitudine del grembo materno, prima di nascere. Il Narciso di Dalì sembra immerso in una calda e aurea luminescenza con la testa rivolta verso il basso.

La metamorfosi di Narciso: il quadro

Narciso si trova nelle vicinanze di uno stagno ed è chiaramente visibile il suo riflesso dal quale ha inizio la trasformazione. Poco lontano da lui, si nota una statua decadente in pietra su un piedistallo, raffigurante probabilmente lo stesso Narciso. La trasformazione della figura avviene da sinistra verso destra, mentre i colori trasparenti, evanescenti, lungo la trasformazione si caricano di connotati sempre più opachi, assumendo una connotazione realistica e concreta paragonata ad un lento risveglio dopo un sogno visionario. La metamorfosi si percepisce grazie alla somiglianza delle sagome delle due figure. In questo caso, il protagonista assume quindi le sembianze di una mano che stringe un uovo dal quale nasce un fiore di narciso. La mano potrebbe indicare l’atto della masturbazione, oppure, secondo altre interpretazioni, simboleggiare la morte.

A rafforzare quest’ultima tesi, si vedono sulla base del pollice di questa mano pietrificata delle formiche che stanno a simboleggiare la decomposizione e la caducità dell’esistenza e della vita. L’uovo, invece, è usato dal pittore per indicare il simbolo della sessualità. Sullo sfondo si possono ammirare figure di nudi, che ricordano le pose classiche e gli atteggiamenti formali tipici dei periodi storici del manierismo e del rinascimento. Sulla scena, inoltre, è presente la figura di uno sciacallo nell’atto di sbranare una carogna.

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Stefano Moraschini

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