L’oro del Reno

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Il 22 settembre del 1869 viene rappresentato per la prima volta l’Oro del Reno del compositore tedesco Richard Wagner. L’opera (il titolo originale è Das Rheingold), composta tra il 1853 e il 1854 e messa in scena al Teatro Nazionale di Monaco di Baviera, è la prima della tetralogia dell’Anello del Nibelungo.

Oro del Reno: scena prima

E’ l’alba e il fondale dorato del fiume Reno viene protetto dalle ondine, Woglinde, Wellgunde e Flosshilde, le figlie del fiume. Solo Flosshilde, però, sembra prendere sul serio il compito di sorvegliante. Attirato dai loro giochi, all’improvviso compare dai sotterranei della terra il nano o nibelungo – figlio della nebbia- Alberich. Le tre ondine compresa Flosshilde abbandonano ogni atteggiamento guardingo, e cominciano a provocare Alberich per poi sottrarsi alle sue avances gettandolo in uno stato di rabbiosa frustrazione. Intanto il sole indora il Reno rivelando la presenza dell’oro. Le tre ondine svelano ad Alberich il segreto dell’oro: chiunque riuscirà a strapparlo alle acque e lo utilizzerà per forgiare un anello conquisterà il dominio dell’universo. Le tre commettono così un terribile errore, convinte che il lascivo nano non potrà mai accettare una delle condizioni imprescindibili per avere l’anello: rinunciare all’amore. Il nano, invece, dopo il fallimento dell’ennesimo tentativo di seduzione, rinuncia all’amore, si appropria dell’oro e scompare gettando le sorelle nello sconforto.

Scena seconda

L'oro del reno, di Richard Wagner - I giganti Fasolt e Fafner rapiscono Freia - Illustrazione di Arthur Rackham (1910)
L’oro del reno, di Richard Wagner – I giganti Fasolt e Fafner rapiscono Freia – Illustrazione di Arthur Rackham (1910)

La scelta di Alberich ha determinato un rivolgimento del rapporto amore-potere che si riflette anche nel regno degli dei di Wotan, protagonista del secondo atto. Wotan ha affidato la costruzione di un magnifico castello ai giganti Fasolt e Fafner, promettendo loro come ricompensa la dea dell’amore, Freia. Nonostante le preoccupazioni della moglie e sorella di Fria, il dio non comprende di aver agito con eccessiva leggerezza.
Freia, infatti, fugge alla vista dei due giganti che chiedono con forza il rispetto del patto. Di fronte all’evasività di Wotan, i due progettano di rapire la dea. La sua assenza avrebbe infatti conseguenze catastrofiche: mangiando i pomi che lei coltiva, gli dei ottengono la garanzia dell’immortalità e dell’eterna giovinezza. Senza i pomi gli dei potrebbero cioè addirittura perire in caso, per esempio, di ferimento in battaglia.

L’insistenza dei giganti sta quasi per determinare un conflitto, quando Wotan interpone la propria lancia, simbolo di potere cosmico. L’esposizione della lancia assume l’importante significato di richiamo all’equità della giustizia. Nonostante il proprio gesto, Wotan non sa come dirimere la questione e aspetta con ansia l’arrivo di Loge. Quest’ultimo, al momento dell’incauta promessa, aveva dichiarato di essere in grado di trovare un espediente per risolvere la faccenda. La soluzione di Loge non è altro che un lungo racconto di come girando per il mondo non abbia trovato nessuno disposto ad ammettere che l’amore di una donna non rappresenti la massima aspirazione umana. Si è rivelato di parere contrario solo un nano di nome Alberich, padrone di una fucina in cui i nibelunghi lavorano l’oro del Reno per forgiare un anello che gli consenta di dominare il mondo.







Attraverso questo racconto Loge riesce, dunque, a suggerire una ricompensa ben diversa dalla dea Freia. Ma è Wotan, a cui si rivolgono le figlie del Reno per la restituzione dell’oro, a comprendere che una nuova minaccia sta per abbattersi sul suo regno. I due giganti propongono immediatamente lo scambio, e prendono in ostaggio Freia. Se a sera non gli verrà consegnato l’oro, la dea rimarrà con loro. Wotan accetta, rivelando così che il suo nuovo interesse è ottenere l’anello dal nibelungo. Loge stesso provvede a trovargli una scusante morale affermando che in fondo sottrarre l’anello al ladro Alberich non sia esattamente un furto. Non appena Freia si allontana, comincia il deperimento fisico degli dei dal quale è esonerato solo il semidio Loge.

Scena terza

Wotan e Loge scendono nelle viscere della terra, dove Alberich grazie all’anello ha schiavizzato tutti i nibelunghi, noti per la loro abilità di fabbri. La bravura del fratello Mime, consente al nano di disporre anche di un elmo magico che lo rende invisibile permettendogli così di dominare ancora meglio i poveri nilbelunghi, ormai terrorizzati. Non solo, l’elmo gli conferisce il dono dell’ubiquità e la possibilità di trasformarsi in qualsiasi essere desideri. Loge comprende subito di poter sfruttare a proprio vantaggio il vanaglorioso nano stuzzicandone l’orgoglio, proprio come accade nella favola “Il gatto con gli stivali”. Finge, infatti, di non credere al potere di Alberich, e lo sfida a trasformarsi in un rospo. Il nano si lascia gabbare, e trasformatosi in rospo viene catturato e portato nel regno degli dei.

Scena Quarta

Alberich ordina ai nibelunghi di cedere tutto il suo oro e il suo elmo, convinto che questi beni siano riforgiabil, a differenza dell’anello che è un pezzo unico. Ma Wotan pretende anche quest’ultimo, e per averlo scatena tutta la sua furia. Alberich è obbligato a cedere, ma lancia una maledizione sul prezioso oggetto: chiunque se ne impossesserà, ne verrà annientato.

L’arrivo dei due giganti mette nuovamente alla prova Wotan che, costretto a scegliere tra potere e amore, si oppone alla cessione dell’anello. Solo l’arrivo della dea Erda, che impersona la saggezza della madre terra, lo induce a cedere. La divinità gli predice, infatti, che la seconda volta che avrà l’anello in mano sarà vittima di un infausto destino.
Intanto il gigante Fafner, preso dall’avidità, uccide il fratello e fugge con l’anello. La calma sembra tornare nella dimora degli dei, mentre le ondine continuano a richiedere la restituzione dell’Oro del Reno.







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Rina Zamarra

Rina Zamarra

Rina Zamarra dopo la laurea in letterature straniere moderne alla Sapienza di Roma, si specializza in narratologia e realizza sussidi ipermediali e-learning per la divulgazione e la conoscenza del teatro musicale in collaborazione con l'Istituto MetaCultura di Roma e la Fondazione Teatro la Fenice di Venezia. Nell'ambito di questa collaborazione si occupa di opere come: "Il Barbiere di Siviglia" e "La Cenerentola" di Gioachino Rossini, "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni, "Rigoletto" di Giuseppe Verdi, "Madama Butterfly" e "Manon Lescaut" di Giacomo Puccini, "Il mondo della Luna" e "La Cecchina" di Carlo Goldoni, "Il piccolo spazzacamino" di Benjamin Britten, "I due timidi" di Nino Rota, la letteratura di viaggio e le esperienze di viaggiatori letterari e cinematografici come Jules Verne, Steven Spielberg e Georges Méliès. Lavora come web writer e copywriter e gestisce un blog di viaggi: www.metaviaggi.altervista.org

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