Cantico dei cantici II (quadro di Chagall)

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Il “Cantico dei cantici II” è un dipinto ad olio su tela del 1954-1957 esposto al Musée National Message Biblique. Chagall, dopo la depressione conseguente alla morte dell’amata Bella e un decennio di attività minore, incomincia a lavorare attorno alla serie dei dipinti sul Messaggio Biblico nel 1955. Il nuovo matrimonio con Vavà, di venticinque anni più giovane di lui e che resterà al suo fianco tutta la vita, viene vissuto dal pittore come un dono divino. Nuova linfa vitale torna ad alimentare il suo mistico surrealismo, che nel “Cantico dei Cantici” trova la sua sublimazione.

Chagall - Cantico dei Cantici II (Song of Songs II)
Cantico dei Cantici II (1954-1957, Marc Chagall)

Cantico dei cantici II: il quadro

Tra le cinque opere della serie, è il “Cantico dei Cantici II” che meglio raccoglie il messaggio di speranza e amore che scaturisce dal testo biblico. La sfumatura di colore scelta per l’opera è il rosa, sensuale come la carne, che si illumina in tratti di bianco per esaltare la purezza e il corpo della donna amata.







Le linee sinuose del quadro evocano il letto di foglie sul quale essa riposa, leggera e vaporosa, per suggerire l’aria nella quale l’albero sembra ondeggiare. Il tema riproposto dall’Antico Testamento e messo sulla tela da Chagall è ancora una volta l’amore, l’amore insperato e ritrovato di uno sposo per la sua amata.

La giovane sposa riposa accanto a una palma inclinata simbolo di purezza, che aleggia sulla città di Gerusalemme come una nuova speranza illuminata da uno spicchio di Luna, vicino a un Re David alato, come un angelo sopra il trono di Salome, a protezione dell’amata e dell’arte ritrovata, sottolineatura del carattere onirico del quadro. Il messaggio al suo pubblico è indelebile.

Chagall comunica interagendo con l’interlocutore visivo la sua gioia per un nuovo amore, e allo stesso tempo ringrazia il divino per la nuova opportunità. Tutto l’universo creativo e ideale di Chagall trova, nell’amore di quest’opera, un messaggio di religione universale come principio della creazione del mondo e dell’arte. Pur pensato in simbiosi con le altre tele dei “cantici”, questa opera non è un frammento del Cantico integrale. Le sue figure non obbediscono alla sequenza della lettura del testo biblico, ma evocano continuamente i motivi dominanti e i dettagli simbolici dell’intero poema fatto proprio dall’animo dell’artista.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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