Breve storia della Chiesa anglicana

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La Chiesa anglicana indica, con nome latino, la Chiesa d’Inghilterra dopo la separazione dalla chiesa cattolica, avvenuta nel Cinquecento sotto il re Enrico VIII.  Il monarca arriva allo scisma inizialmente per motivi personali: chiede al papa l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, ottenendo ovviamente un rifiuto. Così decide di ricorrere a un’autorità inglese, l’arcivescovo di Canterbury, per mettere fine alle sue nozze e soprattutto risposarsi con Anna Boleyn (Bolena).

Chiesa di Inghilterra
Chiesa Anglicana

Questa situazione trova nel Paese terreno abbastanza fertile, perché circa 50 anni prima John Wycliffe, riformatore religioso, dimostra la sua opposizione a Roma e al potere del Papa e degli ecclesiastici. Enrico VIII raccoglie quindi quest’eredità nella campagna antipapale e stila l’atto di successione, per annullare il suo matrimonio, e quello di supremazia nel quale dichiara il Re (e quindi si auto-elegge) “il capo supremo in terra della Chiesa d’Inghilterra”.

Da un punto di vista organizzativo, vengono aboliti i monasteri e, invece, la Bibbia è diffusa in volgare, affinché sia comprensibile al popolo.  Non sono toccate le dottrine cattoliche nella loro natura.







Questo processo di trasformazione della chiesa d’Inghilterra dura tutto il regno di Enrico VIII e alla sua morte, nel 1547, la metà dell’episcopato inglese è filo protestante, grazie anche alla diffusione dell’Istituzione cristiana, opera riformatrice di Giovanni Calvino, secondo cui i cristiani hanno un’unica fonte di fede: la Sacra Scrittura.

Durante il regno di Edoardo VI (1547-53), monarca di orientamento filo calvinista, la Chiesa Anglicana continua la sua trasformazione e l’arcivescovo di Canterbury Cranmer, con l’aiuto di Thomas Ridley vescovo di Londra, elabora 42 Articoli di fede anglicana, ma questa evoluzione della dottrina ha una battuta d’arresto con la morte del Re, succeduto da Maria Tudor nel 1553. La Sanguinaria, questo il soprannome dato a Maria dai suoi nemici, è estremamente cattolica e cerca – inutilmente –  una riconciliazione con Roma. L’anglicanesimo è riaffermato nel Paese da Elisabetta, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, grazie alla collaborazione dell’arcivescovo Parker. In questa fase gli inglesi imparano a conoscere la teologia anglicana e la Bibbia, dando al Regno una connotazione religiosa forte e davvero sentita.

Enrico VIII Tudor
Ritratto di Enrico VIII Tudor

Sono del 1563 i 39 articoli che costituiscono le fondamenta della confessione di fede dalla Chiesa anglicana e nascono dalla rielaborazione dei 42 articoli pubblicati dieci anni prima sotto Edoardo VI. All’interno della Chiesa, ovviamente, ci sono tante correnti eterogenee, perché la sua caratteristica è proprio quella di essere pluralista, ovvero di accogliere e far convivere tendenze diverse. In questo periodo storico si delineano due macro divisioni, anche di carattere politico: quella dell’Alta Chiesa (tradizionalistica e filo cattolica) e la Bassa Chiesa (protestante). I contrasti tra queste due correnti sono molto forti dopo il Regno di Elisabetta e, per trovare di nuovo il giusto equilibrio, il Regno Unito deve attendere il trono a Guglielmo III d’Orange (1689-1702), che determina l’affermazione della confessione riformata.

Oggi la chiesa anglicana ha due province ecclesiastiche, quella principale sta a Canterbury, e poi c’è quella di York. Il Sovrano inglese svolge le funzioni di governatore della Chiesa e il Papa non ha alcun potere. Dall’11 novembre 1992, la Chiesa ammette il sacerdozio femminile e solo in Inghilterra, raccoglie più di 25 mila fedeli, rappresentando la comunità anglicana più grande.







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