Guerra di secessione americana: riassunto e sintesi

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Per dimensioni, perdite e investimenti, la Guerra di secessione americana si profila come il primo grande conflitto dell’età contemporanea. Fu la prima vera guerra di matrice industriale. Nel conflitto, dal 1861 al 1864, infatti, Nordisti e Sudisti impiegarono treni, telegrafo, navi a vapore, armi prodotte in serie. E si servirono di fabbriche civili, miniere, cantieri navali, banche e grandi trasporti.

Guerra di secessione americana

Guerra di secessione americana: Nord contro Sud

Due schieramenti, due ragioni di conflitto

La guerra di secessione americana mette in conflitto fra loro due volti dell’America di allora. Da una parte, il Nord fortemente industrializzato e in crescita. Un territorio che allora contava circa 22milioni di abitanti e rispondeva, politicamente, alla corrente repubblicana del due volte presidente Abraham Lincoln (nel 1860 e nel 1864).

L’economia del Sud, al contrario, era incentrata sulle piantagioni di cotone e tabacco, per lo più. Settore produttivo in cui grandi proprietari terrieri impiegavano circa 3milioni di schiavi neri, a fronte di un totale di 5milioni di abitanti su tutta l’area.

Differente, a tal proposito, la posizione di Nord e Sud rispetto al grande tema, politicamente parlando, della guerra di secessione americana: lo schiavismo. I Nordisti, che perseveravano l’Unione (in inglese “Union”) e indicavano gli Stati Uniti d’America come il Governo federale di Lincoln, infatti, sostenevano l’abolizione della schiavitù.

I Sudisti, i cui 13 stati erano confluiti nella Confederazione d’America, con Jefferson Davis riconosciuto come presidente, invece, sostenevano la schiavitù, visti i grandi interessi legati a questa sul territorio.

La linea storica del conflitto: battaglie e date

La data di inizio del conflitto fu il 12 aprile 1861. In questo giorno la Confederazione d’America sferra l’attacco di Fort Sumter.
Nella prima metà del conflitto i Sudisti ebbero un netto vantaggio, sia per una più forte esperienza bellica sia per una più valida tradizione militare.

Vivevano a Sud la maggior parte dei veterani della guerra del 1812, di quella di indipendenza del Texas e di quella contro il Messico. In generale al Sud erano più diffusi l’uso delle armi e dei cavalli per gli spostamenti.

Tuttavia, presto, differenza numerica e di risorse belliche fanno prevalere le forze del Nord su quelle del Sud nei principali scontri dei successivi tre anni di conflitto. L’Unione ha la meglio sulla Confederazione nell’assedio di Vicksburg, sul teatro occidentale del conflitto, fra il maggio e il luglio del 1863.

Vince l’Unione anche sul teatro orientale. In particolare, nel luglio del 1863 nella battaglia di Gettysburg, in Pennsylvania, e nell’assedio di Petersburg, in Virginia, fra il giugno del 1864 e il marzo del 1865.

Discorso di Gettysburg - Lincoln
19 novembre 1863: Lincoln durante uno dei suoi più celebri interventi pubblici: il Discorso di Gettysburg

L’epilogo è vicino: il 9 aprile del 1865 ad Appomattox, in Virginia, il generale Robert Lee, alla guida dei Confederati, sigla la resa del Sud al generale Ulysses S. Grant.





Chi combatte e chi soccombe: i numeri del conflitto

La conta delle forze armate vide l’Unione in netta superiorità sin dall’inizio. Un numero che crebbe sempre fino a triplicare quello dei Sudisti in battaglia alla fine della guerra di secessione. Nel 1861, in particolare, ai 186mila Nordisti rispondevano 150mila Sudisti. Nel 1865, invece, un milione di Unionisti si scontravano con solo 385mila Confederati.

Sul piatto, con le migliaia di schiavi arruolatisi in cambio di una promessa di libertà, pendeva anche la percentuale dei disertori: 35 per cento per l’Unione, 50 per la Confederazione.

In generale, la Guerra di secessione americana si profila come il conflitto più sanguinoso di tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti messe insieme. Supera, infatti, il milione il numero delle vittime, di cui 620mila i soldati morti nelle cariche e oltre 50mila i civili.

Ancora, sono 56mila i soldati che passarono per i campi di prigionia e oltre 60mila quelli che subirono mutilazioni.

La fine del conflitto: vincitori e vinti

Il Sud uscì dal conflitto totalmente sconfitto, dal punto di vista bellico, politico e, non ultimo, economico. I 13 Stati della Confederazione, infatti, si preparavano a vivere una stagione di grande recessione con il reddito pro capite a meno 40 percento. Anche lo schiavismo degenerò in segregazione razziale e grave emarginazione sociale.

Al Nord del Paese, invece, gli americani vissero un capitolo di grande crescita dal punto di vista economica. La politica subì una forte scossa quando Abraham Lincoln, rieletto alla presidenza e sostenuto da repubblicani e democratici, stati di confine, schiavi emancipati e potenze oltreoceano, fu assassinato da un fanatico sudista il 14 aprile del 1865.

Abraham Lincoln
Foto di Abraham Lincoln

Il grande tema della guerra di secessione americana: lo schiavismo

Il 1° gennaio del 1863 Abraham Lincoln promulga il “Proclama di emancipazione”. Il documento mette nero su bianco due ordini esecutivi.

  • Il primo decreta la liberazione di tutti gli schiavi dagli stati confederati a partire da quel momento.
  • Il secondo elenca i 10 Stati nei quali il proclama avrebbe avuto effetto.

Si stima che il Proclama abbia condotto alla la libertà circa 4milioni di persone, fino al luglio 1865.

La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura.

Dal XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America

Lo schiavismo diventa finalmente fuorilegge con il tredicesimo emendamento, pubblicato il 18 dicembre del 1865. Il XIII, il XIV, per i diritti degli ex schiavi, e il XV, per il diritto di voto ai nuovi cittadini, sono noti come emendamenti della ricostruzione.





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Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza

Maria Cristina Costanza è nata a Catania il 28 gennaio 1984. Lascia la Sicilia a 18 anni per trasferirsi a Roma, dove si laurea in Comunicazione a La Sapienza. Sin da studentessa si orienta verso il giornalismo culturale collaborando con settimanali on line, webzine e webtv, prima a Roma poi a Perugia e Orvieto, dove vive attualmente. Dal 2015 è giornalista pubblicista. Col giornalismo, coltiva la sua 'altra' passione: la danza. Forte di quasi 20 anni di studio fra Catania, Roma, Perugia e New York oggi è insegnante di danza contemporanea e classica a Orvieto.

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