La stampa durante la Rivoluzione francese

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La Rivoluzione francese (1789) segna una tappa fondamentale nella storia della stampa. Viene proclamata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” (26 agosto 1789). In Italia, le notizie che arrivano dalla Francia provocano nei ceti colti curiosità ed eccitazione. Aumenta notevolmente il numero dei lettori nei Caffè e nei “gabinetti di lettura”, che nascono in molte città sull’esempio francese.

Rivoluzione Francese: La presa della Bastiglia, 14 luglio 1789
Rivoluzione Francese: La presa della Bastiglia, 14 luglio 1789

Quasi tutte le gazzette pubblicano i documenti rivoluzionari: il giuramento della Pallacorda, il decreto che abolisce il regime feudale, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la formazione dei club politici, tra i quali quello dei giacobini, la proclamazione della nuova Costituzione. Grande interesse suscitano anche gli opuscoli che parlano delle vicende della Rivoluzione, che vengono scritti da pubblicisti italiani o direttamente tradotti dal francese. Spiccano la “Gazzetta Universale” di Firenze, diretta dall’abate Vincenzo Piombi, e il periodico veneziano “Notizie del Mondo”, diretto da Giuseppe Compagnoni. A Milano, escono cinque gazzette, che non incontrano molto il favore dei lettori in quanto sono rimaste curiali. Il “Corriere di gabinetto” dei fratelli Pirola, promosso nel 1786, ha mille associati. Mentre il doppio di associati sono per la “Gazzetta urbana veneta” di Antonio Piazza, il periodico che è basato sulla cronaca cittadina. Inoltre, nelle città principali, circolano vari periodici stranieri, in particolare francesi e svizzeri.

Allo scoppio della guerra tra la Francia e la coalizione austro-prussiana, i governanti degli Stati italiani rimettono il bavaglio alle gazzette: caffè e gabinetti di lettura sono strettamente sorvegliati dalla polizia. Si comincia anche a proibire la circolazione dei fogli stranieri. Di conseguenza, cambiano registro la “Gazzetta Universale” e le “Notizie del Mondo”. Mentre a Roma, “Notizie politiche” viene soppresso. Così da Milano, nel 1792, viene proposto ai governi dell’Italia settentrionale e centrale di collaborare per impedire la diffusione clandestina di libri e giornali definiti sovversivi. Tuttavia, il contrabbando non viene stroncato: più di venti copie del “Moniteur universel”, fondato a Parigi durante la Rivoluzione francese, continuano a circolare a Milano. Anche a Genova, i francesi hanno un agente che ha installato una tipografia, dove viene riprodotto in italiano il materiale di propaganda. Il giornale straniero maggiormente diffuso nell’Italia del Nord è comunque la “Gazzetta di Lugano”, edita da Giambattista Agnelli e diretta dall’abate Giuseppe Vanelli.

L’evolversi della guerra e il susseguirsi di stragi provocano negli Stati italiani l’intensificarsi della propaganda controrivoluzionaria. Compaiono i primi periodici femminili. Nel 1791 esce a Firenze il “Giornale delle dame”, “La donna galante ed erudita di Venezia” e il “Giornale delle nuove mode di Francia e Inghilterra”, che esce a Milano. Napoleone Bonaparte entra a Milano il 15 maggio 1796 e cadono le restrizioni sulla stampa. Nascono le prime forme di giornalismo politico, tema di discussione continuo è la libertà di stampa.







Su proposta del giornalista Compagnoni, nasce il Tricolore. La situazione però è destinata a mutare: Napoleone preferisce i moderati e non mantiene fede allo Statuto della Repubblica Cisalpina, dettato da lui. In questo triennio rivoluzionario si fanno avanti diversi giornali. Milano diventa la capitale della stampa, togliendo il primato giornalistico a Venezia.

Il primo foglio libero milanese viene pubblicato il 23 maggio 1796 con il titolo “Giornale degli amici della libertà e dell’uguaglianza” compilato dal Rasori. Un mese dopo, esce il “Termometro politico della Lombardia” compilato da il Salvador. Nel 1797, escono invece il “Giornale dei patrioti d’Italia”, il “Tributo del popolo” del Custodi e “L’amico del Popolo” del Ranza, che vengono tuttavia soppressi dopo l’uscita di alcuni numeri.

Il giornale che suscita successo maggiore in questo triennio è però il “Monitore italiano” che esce all’inizio del 1798. Infine, va ricordato anche “Il Redattore”, foglio compilato da Lauberg. Tra i giornali pubblicati negli altri centri della Cisalpina da ricordare ci sono: il “Monitore bolognese”, “Il giornale repubblicano di pubblica istruzione” di Modena e il “Giornale democratico” fondato a Brescia da Giovanni Labus, ammiratore del Foscolo, il settimanale di Genova “Gazzetta di Genova”, strumento di battaglia dei democratici. Principale avversario della “Gazzetta” è “Annali politico-ecclesiastici”, portavoce dei moderati. In Piemonte, abbiamo invece la “Gazzetta Piemontese”. In Toscana il panorama appare più vivace, dove nascono altre quattro nuove testate, oltre alle due già esistenti. Delle quattro, due sono quotidiane: “Il Monitore fiorentino” e “Il Club patriottico”, le altre due sono settimanali, “Il Democratico” e “Il Mondo Nuovo”. A Roma, l’unico giornale di rilievo è il “Monitore di Roma”. A Napoli, esce da gennaio a giugno 1799 il “Monitore napoletano” curato da una donna, Eleonora Fonseca Pimentel.

È l’agosto del 1799 quando le truppe francesi sono costrette dalle forze austro-russe a lasciare la penisola, crollano le Repubbliche, scompaiono tutti i giornali democratici, ad eccezione di quelle gazzette che non si erano compromesse come, ad esempio, la “Gazzetta di Bologna”. Nel 1800, con la vittoria di Napoleone a Marengo, si apre per l’Italia la seconda fase repubblicana, ma il Napoleone che torna a Milano è un dittatore. Torna la censura. Nei territori aggregati alla Francia, le autorità impongono a vari periodici il bilinguismo e ne promuovono alcuni in lingua francese, come il “Courrier de Turin” e il “Journal de Gềnes”.

Nei primi anni dell’Ottocento, la stampa ha compiuto sensibili progressi. Il numero dei lettori è cresciuto e il giornale comincia a raggiungere un pubblico diversificato. Adesso, al posto della figura del compilatore, ci sono figure diverse di giornalisti: il direttore, il redattore e i collaboratori. Anche il formato dei giornali è cresciuto (26×40) e, in molti casi, la pagina viene suddivisa in 3 colonne.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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