Shining, di Stanley Kubrick

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Shining” è un film diretto da Stanley Kubrick nel 1980, basato sull’omonimo romanzo di Stephen King. Nel cast, di altissimo livello, compaiono Jack Nicholson (nei panni del protagonista Jack), Danny Loyd (nei panni di Danny), Shelley Duvall (nei panni di Wendy), Scatman Crothers (nei panni del cuoco) e Philip Stone (nei panni del guardiano precedente).

Locandina del film

Shining (1980) - Locandina del film
Shining (1980) – Locandina del film

Trama e riassunto

Jack Torrance è un insegnante disoccupato, scrittore fallito con problemi di alcolismo: vorrebbe lavorare come guardiano invernale di un hotel situato in Colorado, a ore di distanza dai centri abitati. Nel colloquio con il direttore dell’albergo, questi spiega che non si tratta di un lavoro pesante dal punto di vista fisico, ma che propone difficoltà di adattamento, visto che il guardiano a causa della neve deve restare da solo per cinque mesi, isolato dal resto del mondo.

Un precedente guardiano, dieci anni prima, fu colpito dall’esaurimento nervoso, e con un’ascia sterminò la famiglia. Quasi divertito, Jack risponde che questa situazione difficilmente potrebbe capitare a lui, che anzi è in cerca di solitudine e tranquillità per creare un nuovo romanzo. Quindi, una volta chiusa la stagione turistica, egli si trasferisce nell’hotel con la moglie Wendy e il figlio Danny.

Quest’ultimo ha doti extra-sensoriali che vengono immediatamente notate da Mr. Halloran, cuoco afro-americano a sua volta in possesso della shining, la “luccicanza”, un potere attraverso il quale egli ha la possibilità di rivivere eventi passati e prevedere eventi futuri. L’uomo, quindi, spiega a Danny che nella sua permanenza nell’albergo gli capiterà di vedere gli avvenimenti di sangue che si sono verificati, ma che non dovrà temerli, trattandosi di immagini non reali. Gli vieta, inoltre, di avvicinarsi alla camera numero 237.

Jack Nicholson, Shining (1980)
Jack Nicholson, Shining (1980)

Mentre i giorni passano, Jack scrive il suo romanzo, Danny attraversa l’hotel con il triciclo e Wendy esegue lavori domestici. Jack, però, ben presto si trova in crisi creativa, e diventa irascibile. Anche Danny è inquieto, a causa delle visioni che lo riguardano: vede fiumi di sangue nei corridoi, incontra due bambine uccise anni prima. Tuttavia, riesce a dominare in qualche modo la paura.







Invece, Jack comincia a parlare con il fantasma di un barista degli anni Venti, che gli appare davanti nel salone delle feste. Suo figlio, nel frattempo, attirato da una chiave, entra nella camera 237, e ne esce con ecchimosi sul collo, quasi sconvolto. Wendy, dopo aver incolpato in un primo momento il marito, inizia a sospettare che vi sia qualcuno nella stanza. Vi entra Jack, che trova una ragazza nuda molto avvenente che lo abbraccia prima di trasformarsi in una vecchia sardonica che lo fa scappare. Egli, però, decide di non dire nulla alla moglie.

Jack, però, si trova in uno stato confusionale, e inizia a pensare alla sua famiglia come alla causa di tutti i suoi fallimenti. Passeggiando nell’hotel, incontra il fantasma del guardiano precedente, che aveva ammazzato la famiglia, e che gli suggerisce di fare altrettanto: inoltre, gli rivela della telepatia tra Danny e il cuoco.

Nel frattempo, Wendy scopre che tutte le pagine scritte dal marito contengono solo una frase ripetuta in eterno: “Il mattino ha l’oro in bocca”. La donna, spaventata, colpisce Jack con una mazza da baseball e lo chiude in dispensa. Il fantasma del guardiano precedente libera Jack, che prende l’ascia che causò l’assassinio di dieci anni prima e prova a raggiungere moglie e figlio.

I due sono rinchiusi in bagno: l’uomo sfonda la porta con l’ascia, mentre il bambino prova a scappare da una finestra, che però si rivela troppo piccola per la moglie. L’arrivo del cuoco su un gatto delle nevi induce Jack a cambiare obiettivo e ad ammazzarlo con un colpo al petto. Danny, intanto, è riuscito a scappare all’esterno, nel labirinto di siepi attorno all’hotel. Il padre lo rincorre inseguendolo, ma si perde, mentre il piccolo esce dal labirinto e ritrova la madre.

Finale

Nella scena finale, si vede Jack che, con sguardo demoniaco, si accascia sulla neve preda del congelamento. La conclusione mostra foto d’epoca scattate negli anni Venti: in una di esse, si vede anche Jack in abito da sera.

Considerazioni finali

Film horror tra i più conosciuti nella storia del cinema, “Shining” è entrato nell’immaginario collettivo per alcune scene cult (Jack che sfonda la porta con l’ascia in mano e urla “I’m home”). La maggior parte della pellicola è stata girata con luce artificiale, di notte o in interni: il risultato è un film claustrofobico, che mette a disagio. Molte volte, inoltre, la luce viene utilizzata per accecare lo spettatore e disorientarlo. Il tema del doppio, della simmetria, dello specchio torna spesso nel film, così come la sgradevolezza di fondo. La sensazione è che spesso gli ambienti vengano utilizzati per mettere a disagio lo spettatore.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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tanti simbolismi (tipico di di Kubrick) che lo accompagnano in tutti i suoi film: metafore e significati apparentemente nascosti da interpretare, un genio.