Lo sbarco in Normandia

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Lo sbarco in Normandia fu una delle operazioni più importanti della storia militare sia per la sua complessità strategica e sia per la quantità di uomini e mezzi impiegati. Certamente  fu la più grande invasione anfibia che un esercito abbia mai realizzato, tenendo conto che il suo scopo era aprire un secondo fronte in Europa durante la più grande e tragica guerra mondiale. L’impiego quindi dei mezzi fu senza dubbio imponente. Lo sbarco in Normandia avvenne il 6 giugno 1944, all’alba, e si concentrò in Normandia, nel nord della Francia con lo scopo di aprire un varco fino a Parigi e di far avanzare l’esercito alleato verso ovest per liberare l’Europa e giungere insieme all’Armata Rossa, che proveniva da est, fino a Berlino distruggendo definitivamente il Terzo Reich.

Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944
Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944

Il progetto

Il progetto dell’invasione ebbe una lunga gestazione. La prima richiesta, fra gli Alleati, di esaminare un piano, affinché si aprisse un secondo fronte in Europa, fu formulata dagli americani e in particolare dal generale George Marshall ma trovò la resistenza di Winston Churchill che preferiva proseguire con una strategia militare suddivisa su più punti di attacco soprattutto nel Nord Africa e in Italia, visione questa contrastata da Stalin che si trovava in una condizioni di seria difficoltà nel settore orientale e chiedeva insistentemente l’apertura di un altro fronte. Le discussioni proseguirono per diversi mesi ed arrivarono ad un punto di vista comune e concreto agli inizi del 1943, quando sir Frederick Morgan, generale di corpo d’armata britannico, poté presentare un piano dettagliato dell’invasione che era stato sviluppato sulla scelta della Normandia come luogo di sbarco. Il piano venne approvato da Roosevelt e Churchill nel luglio del 1943 e l’operazione venne chiamata “Overlord”.

Perché si scelse la Normandia

L’obbiettivo era quello di liberare la Francia togliendo Parigi, simbolo della più clamorosa sconfitta della Seconda Guerra Mondiale, ai tedeschi. Bisognava quindi partire dal nord della Francia scegliendo un punto in cui i venti non fossero di impaccio alle operazioni militari, era necessario che ci fosse un aeroporto nelle vicinanze e che i tedeschi non la considerassero la prima opzione per uno sbarco alleato. In effetti la Normandia aveva  questi vantaggi.

Inoltre era uno dei punti meno protetti dall’esercito tedesco perché considerato meno probabile per un attacco e quindi favorevole ai progetti degli Alleati. Tuttavia un’operazione di quelle dimensioni, unica nella storia moderna, doveva avere un diversivo perché potesse funzionare. Ne furono decisi due: il Pas de Calais perché era più vicino alle coste inglesi e forniva un accesso diretto alla Germania e la Norvegia, facendo ipotizzare ai tedeschi che l’operazione sarebbe partita dal nord dell’Inghilterra.

Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944
Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944

Per rendere credibile i diversivi furono create strutture ed equipaggiamenti militari con strutture fittizie per confondere i ricognitori dell’aviazione tedesca che fotografarono carri armati di gomma, aerei di legno ed edifici scenografici. Gli stessi servizi segreti di Hitler vennero ingannati dal controspionaggio alleato che coordinò con molta perizia le informazioni, facendo credere, con falsi piani d’attacco, che i punti scelti per lo sbarco erano quelli falsi.







Dopo aver determinato il luogo vennero scelti i comandanti generali dell’operazione:  Bertram Ramsay per le operazioni navali, Dwight David “Ike” Eisenhower a capo del comando supremo delle forze alleate, Sir Bernard Law Montgomery a capo delle operazioni terrestri di invasione.

Le forze militari impiegate furono imponenti: 160.000 uomini, 130 navi da guerra, 12.700 aerei, 4.000 mezzi anfibi per il trasporto della fanteria e dei mezzi pesanti. Per quanto riguarda la logistica, oltre all’organizzazione del trasporto e alla coincidenza nei tempi dei bombardamenti di apertura del fronte e di copertura dello sbarco, si aggiunse anche una fitta serie di attacchi aerei alle ferrovie francesi per indebolire il trasporto di rinforzi alle difese tedesche. Dal punto di vista meteorologico, invece, si scelse un periodo di mezza marea per permettere agli anfibi di valutare gli ostacoli frapposti fra la spiaggia e la battigia e permettere alle truppe di avanzare senza dover percorrere un tratto di spiaggia troppo lungo.

Il D-Day

Il giorno più favorevole, considerando l’influenza della luna sulle maree e le condizioni del tempo, fu individuato nel 6 giugno: denominato D-Day. Ma come era organizzato il nemico? Cosa avevano previsto i tedeschi in caso di attacco? Come si è detto lo Stato Maggiore tedesco non si aspettava un attacco massiccio in Normandia, benché sospettasse che uno dei punti di sfondamento di un secondo fronte dovesse essere sulla linea del Vallo Atlantico, pertanto le difese approntate non erano della stessa forza in tutta la linea difensiva. Ma al di là delle differenze la sostanza della difesa era stata cambiata nel 1943 dall’intervento di Erwin Rommel, il leggendario comandante dell’Afrika Korps che aveva dominato la guerra nel Nord Africa, e che aveva avuto l’incarico da Hitler di organizzare e comandare la difesa della Francia del Nord.

Rommel eseguì con estrema cura il suo incarico e sviluppò una difesa articolata soprattutto sulle spiagge, facendo costruire diverse fortificazioni unite fra loro da una catena di bunker, filo spinato, case mimetiche, percorsi di mine, postazioni di mitragliatrici e pali di acciaio incrociati. Inoltre prevedendo quello che poi sarebbe avvenuto e cioè che le vie di comunicazioni sarebbero state distrutte dai bombardamenti dell’aviazione Alleata chiese che fosse operata una dislocazione logistica delle truppe corazzate. Questa richiesta fu respinta e dopo una riunione dello Stato Maggiore, Hitler decise che tre divisioni fossero gestite direttamente da Rommel mentre altre tre fossero disposte a circa 150 km dalle spiagge.

I fatti

Quarantacinque minuti prima dello sbarco le navi cominciarono a cannoneggiare le linee difensive tedesche. Poi avvenne lo sbarco che non fu simultaneo ma seguì il corso delle maree iniziando alle 6,30 sulla spiaggia Utah e proseguendo a ondate continuò fino alle 7,20 sulla spiaggia Sword.
Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944
Lo sbarco in Normandia, 6 giugno 1944
Lo sbarco poi proseguì per altre tre ore con un mare mosso che non permetteva un movimento lineare delle Landing Ship, le barche da trasporto con fondo piatto che contenevano truppe e mezzi. L’approdo più facile avvenne sulla spiaggia Utah dove per un errore di calcolo la fanteria composta da 23.000 unità sbarcò in una posizione diversa da quella prevista e ricevette un contrattacco tedesco più smorzato. Le perdite alleate furono 197 mentre le difese tedesche furono completamente sbaragliate.
Sulla spiaggia di Omaha invece capitava l’opposto, dopo un difficile sbarco che vide la perdita di battelli e corazzati a causa delle condizioni del tempo gli Alleati trovarono un fuoco di sbarramento praticamente impenetrabile che produsse notevoli perdite nella fanteria, la quale continuò ad avanzare anche grazie ad un ulteriore serie di bombardamenti di appoggio delle navi e ai rinforzi che continuavano a sbarcare. Nel pomeriggio la I divisione di fanteria statunitense riuscì a distruggere 43 fortini e a snidare 85 postazioni di mitragliatrici proseguendo verso l’interno ma le sue perdite furono ingenti 3.000 uomini e quasi 60 carri armati distrutti da bombe anticarro da 88 mm volute da Rommel e rivelatesi efficacissime nel fermare i tank.
Erwin Rommel
Erwin Rommel

Negli altre tre punti dello sbarco – le spiagge Sword, Juno e Gold – l’avanzata delle fanterie britanniche e canadesi ottenne rapidamente successi insperati. A Sword le truppe britanniche, dopo aver passato la spiaggia, dovettero scontrarsi con i tank di Rommel che ritardarono la loro avanzata verso Caen. Strategia azzeccata da parte della volpe del deserto (nome storicamente attribuito a Rommel per le sue vittorie nel Nord Africa) perché impedì una conquista immediata della città da parte degli Alleati. Sulla spiaggia Juno i canadesi riuscirono, con determinazione e coraggio, a prendere  la spiaggia e a raggiungere Courseulles-sur-Mer  penetrando in profondità nella costa. Anche sulla spiaggia Gold, malgrado le resistenze tedesche, gli inglesi riuscirono a penetrare oltre alla costa per 10 km, fino quasi a Bayeux. Complessivamente inglesi e canadesi dimostrarono un coraggio e una determinazione inaspettate ottenendo migliori risultati e in minor tempo rispetto agli americani.

La resistenza tedesca non fu all’altezza della situazione, in parte perché Hitler fino al pomeriggio inoltrato non diede a Rommel i rinforzi che quest’ultimo chiedeva temendo che fosse ancora possibile un attacco al Pas de Calais. Tuttavia la forza di sfondamento americana e la quantità enorme di rinforzi e approvvigionamenti che continuavano ad arrivare era difficile da contrastare.
La spiaggia di Omaha, dove furono maggiori le perdite alleate, fu il punto più debole dello sbarco e più volte preoccupò i generali americani sullo stato dell’invasione in quella specifica e strategica zona di attacco. Nei giorni seguenti la notizia dello sbarco, che non aveva raggiunto subito gli obiettivi preposti, fu diffusa come una vittoria fondamentale nell’economia della guerra galvanizzando le resistenze partigiane e costruendo quella speranza che sarebbe stata fondamentale per gli eventi bellici successivi.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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