Studio per Composizione II: Kandinsky e l’Astrattismo lirico

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Studio per “Composizione II” è un’opera che segna il momento di passaggio dalla fase figurativa a quella astratta di Vasilij Kandinsky.

Questo quadro è stato realizzato come studio per la realizzazione di un altro dipinto che è stato esposto nel 1910 ed è andato distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Kandinsky - Studio per Composizione II - 1910
Kandinsky: Sketch for “Composition II” (Studio per Composizione II, 1910)

Studio per Composizione II” è un olio su tela, di centimetri 97,5 x 130,5, custodito a New York, presso il Solom R. Guggenheim Museum.

E’ un lavoro che dimostra come Kandinsky non lavorasse di getto ma che procedeva attraverso attenti studi, al punto che ogni dipinto era preceduto da lavori preparatori.

In questa opera gli elementi figurativi sono riconoscibili e delimitati entro contorni neri marcati, anche se alle linee è affidato il compito di appiattire i volumi e i colori sono irreali. L’artista ha affermato di aver dipinto questo quadro senza un tema preciso, anche se l’opera è stata oggetto di varie interpretazioni, che ne vedono rappresentati soggetti biblici, pagani o che derivano da culture orientali.







Era l’ora dell’iniziale crepuscolo. Rincasavo con la mia cassetta di colori dopo essermi dedicato a uno studio, ancora trasognato e tutto preso dal lavoro appena concluso, quando all’improvviso vidi un quadro di indescrivibile bellezza, compenetrato in un’accensione interiore. Restai di stucco, poi mi avvicinai in fretta all’enigmatico dipinto, nel quale nulla mi riusciva comprensibile delle forme e dei colori che vedevo. Scoprii immediatamente la chiave dell’enigma: era uno dei dipinti da me eseguiti, appeso alla parete di traverso. Il giorno dopo, con la luce del giorno, tentai di ritrovare l’impressione del giorno prima, ma ci riuscii solo in parte: (…) continuavo a riconoscere gli oggetti, e mancava la sottile velatura del crepuscolo. Adesso sapevo con esattezza che l’oggetto è di danno ai miei dipinti”.

Sono le parole di Vasilij Kandinskij che ricorda il momento in cui capì di dovere iniziare un nuovo linguaggio pittorico, l’Astrattismo.

L’artista a contatto con i colori irreali e intensi di Van Gogh, Gauguin, Seurat e Matisse, impara a rinunciare ai modelli della natura, da qui i paesaggi perdono la linea d’orizzonte, le figure vengono rappresentate con proporzioni errate, disposte seguendo andamenti ritmici o diagonali che non riguardano la prospettiva. Il quadro non descrive più, ma diventa un mezzo di espressione dello spirito.

Ma torniamo all’analisi del dipinto “Studio per Composizione II“. Kandinsky realizza motivi che ha già utilizzato in altri suoi dipinti, come ad esempio la serie di grandi figure che si trovano in primo piano a sinistra oppure la figura gialla a forma di croce, che si vede sullo sfondo, dove si vede un variopinto paesaggio con le case, mentre sulla destra è dipinto un salice piangente con rami penduli.

In basso, al centro, due cavalieri si lanciano uno contro l’altro, come fossero in combattimento o nell’atto di proiettarsi verso una nuova realtà. In quanto ai colori, questi sono usati in maniera libera.

La pittura per Vasilij Kandinsky ha il compito, come la musica, di suscitare emozioni nello spettatore senza costringerlo a cose che vedono i nostri occhi. Egli non a caso ha scelto il titolo “Composizione” per esprimere analogie con la musica. Il suo metodo nel realizzare le opere è lo stesso di una composizione sinfonica, dove i colori sono come suoni, le forme e le linee come ritmi. Si tratta insomma di un viaggio immaginario in un mondo sconosciuto, un viaggio dell’interiorità dell’artista.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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