Girasoli di Vincent van Gogh

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Le opere di Van Gogh sono tra le più celebri e riconoscibili dal grande pubblico mondiale. All’interno della sua vasta produzione ve ne sono alcune immortali. Capolavori che sono diventati veri e propri simboli. Per citarne uno, pensate alla Notte stellata, oggi riprodotta su ogni tipo di gadget. Tra questi capolavori, tra queste opere simboliche, si annoverano anche i Girasoli di Van Gogh. In questo articolo raccontiamo la storia e la genesi di questi quadri, contestualizzandoli nel periodo storico in cui vennero realizzati dal pittore olandese. Vediamo anche perché I girasoli siano diventati così simbolici nella storia dell’arte.

Girasoli Vincent Van Gogh

Girasoli di Van Gogh: undici quadri suddivisi in due serie

Quando ci si riferisce ai Girasoli di Vincent van Gogh, non si indica un singolo quadro, bensì una serie di undici tele. Le prime quattro furono dipinte a Parigi nel 1887 (Serie di Parigi). Mentre le successive sette ad Arles (Serie di Arles). I dipinti sono indicati in lingua inglese come Sunflowers e in francese Tournesols. Si tratta di due serie di nature morte.

La serie eseguita a Parigi raffigura i girasoli stesi a terra, appassiti e recisi. Il secondo insieme mostra invece in ogni tela un mazzo di girasoli raccolti in un vaso. Entrambe le serie hanno a che fare con il suo amico Paul Gauguin (il quale acquistò due delle versioni di Parigi). Di seguito raccontiamo la genesi di questa opera.

Arles e la costituzione di una comunità di pittori

Nel 1888 Vincent van Gogh si trova ad Arles, dove rimane incantato, fra le altre cose, della luce di questa meravigliosa cittadina francese. Dopo aver trascorso alcune settimane in un albergo, decide di prendere in affitto un appartamento di quattro stanze, dove spera di invitare e coinvolgere altri pittori in un suo progetto che alcuni – a torto – considerano folle. Vuole costituire una comunità di pittori che ad Arles costruiscano una sorta di comunità paritaria, dove condividere idee e progetti di pittura. Nessuno aderisce al suo progetto, a parte Gauguin, che dopo le insistenze di Vincent e Theo accetta di raggiungere il suo amico ad Arles. Perché l’idea di questa comunità di pittori?

Girasoli Van Gogh
L’influenza dell’arte giapponese

Van Gogh da molti anni è un amante dell’arte giapponese, la quale esercita su di lui un’influenza estetica profonda e in modo più complesso e articolato anche un’influenza culturale. Infatti il pittore olandese è affascinato dagli artisti giapponesi che gli sembrano più uomini saggi, intelligenti, equilibrati e capaci di costruire dall’osservazione di uno stelo d’erba un’intera poetica pittorica. Leggere e osservare ciò che hanno dipinto, permette a Van Gogh di ragionare sulle loro scelte stilistiche ma anche di formarsi un’idea su come vivevano fino in fondo il loro lavoro di artisti.







Ed è proprio nel contesto di queste riflessioni che decide di fondare una comunità, proprio come la vivevano i pittori giapponesi, cioè nella piena armonia di un’esperienza pittorica. La sua non era però un’idea originale perché già nel 1886 i pittori Émile Bernard e Paul Sérusier ne avevano fondata una in Bretagna, a Pont-Aven, alla quale aveva partecipato anche Gauguin. Lo stesso van Gogh ci aveva già provato a Parigi ma senza successo. Sono comunque i giapponesi con la loro grazia e con la loro infaticabile dedizione al lavoro ad avergli ispirato tale idea.

Dunque all’inizio di maggio del 1888 Vincent van Gogh affitta per quindici franchi al mese quattro stanze nella “casa gialla” ad Arles, che anche oggi è possibile ammirare. L’idea è che sia non solo il suo laboratorio ma che ospiti anche coloro che vorranno condividere con lui questo progetto. Gauguin risponde all’appello. Vincent non è solo contento della risposta dell’amico, ma vive i giorni prima del suo arrivo con una apprensione che lo porta quasi all’esaurimento. Decide che insieme dipingeranno una sinfonia di undici tele che avranno come protagonisti i girasoli. Le tele dei girasoli – nello specifico la serie di Arles – hanno anche un’importanza simbolica, proprio perché divennero per Van Gogh la premessa ad una futura comunità di pittori, che purtroppo non riuscì mai a costituire.

L’elenco dei dipinti

Serie di Parigi

  1. Quattro girasoli appassiti (giugno 1887)
  2. Due girasoli appassiti (agosto-settembre (1887)
  3. Due girasoli recisi (agosto-settembre 1887)
  4. Due girasoli recisi in verde e giallo (agosto-settembre 1887)

Serie di Arles

  1. Vaso con tre girasoli (agosto-settembre 1888)
  2. Vaso con cinque girasoli (agosto-settembre 1888)
  3. Vaso con dodici girasoli (agosto-settembre 1888)
  4. Vaso con quindici girasoli (agosto-settembre 1888)
  5. Vaso con dodici girasoli (gennaio 1889)
  6. Vaso con quindici girasoli (dicembre 1888-gennaio 1889)
  7. Vaso con quindici girasoli (gennaio 1889)

Il dipinto N.2 (Vaso con cinque girasoli) apparteneva a una collezione privata giapponese che andò distrutta a causa di un incendio durante la Seconda Guerra Mondiale il 6 agosto 1945).

Le ripetizioni (1889)

All’interno della serie di Arles è possibile classificare un’ulteriore serie, un sottoinsieme composto da tre dipinti realizzati nel 1989 che sono ripetizioni di altri. Questi ultimi tre quadri sono probabilmente quelli più noti e riprodotti della serie.

Il significato dei girasoli

I girasoli, piante che rivolgono il loro fiore verso il sole, rappresentano per Van Gogh una tensione ideale verso la luce, fonte della quale è proprio il sole, che lui riteneva fondamentale e che nella sua idea di pittura rappresenta una presenza sfolgorante. Mentre il girasole rappresenta la sua emanazione umana, carnale e quindi mortale. Van Gogh in qualche modo si trasfigura nel girasole che anche quando si piega o appassisce contiene in sé però la forza che gli ha dato il sole. E lui stesso passa intere giornate nei campi vicino ad Arles ad ammirarlo. E infatti nell’agosto del 1888, un mese assolatissimo e molto caldo, Vincent dipinge quattro tele raffiguranti girasoli. L’idea della comunità naufragherà e anzi Van Gogh e Gauguin litigheranno violentemente, tanto che il secondo lascerà l’amico e tornerà a Parigi. Van Gogh preso dalla rabbia e dallo sconforto si taglierà un orecchio.

Il quadro più pagato del mondo

Il 30 marzo 1987, anche coloro che non avevano interesse per l’arte furono informati dell’esistenza della serie dei Girasoli di van Gogh. Ha fatto il giro del mondo la notizia dell’acquisto a Londra (all’asta Christie’s) di uno dei dipinti della serie (Vaso con quindici girasoli) da parte del giapponese Yasuo Goto. Il magnate delle assicurazioni all’epoca sborsò l’equivalente di quasi 40 milioni di dollari: all’epoca la cifra più alta mai sborsata per dipinto. Il prezzo era più di quattro volte il precedente record, di circa 12 milioni di dollari, pagati per l’Adorazione dei Magi di Andrea Mantegna nel 1985. Questo nuovo record fu battuto pochi mesi dopo, con l’acquisto di un’altra opera di Van Gogh, gli Iris; per questo quadro l’imprenditore australiano Alan Bond pagò quasi 54 milioni di dollari (11 novembre 1987).







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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