Campagna di Francia: evento storico che si svolse dal 10 maggio al 25 giugno 1940

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Nel contesto della seconda guerra mondiale, dal 10 maggio al 25 giugno 1940 avvenne la cosiddetta campagna di Francia. Essa è ricordata nella storiografia francese come Bataille de France (Battaglia di Francia) e nella storiografia tedesca come Westfeldzug. Durante questi eventi furono messe in atto operazioni militari da parte della Germania che portarono all’invasione di Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Campagna di Francia - Battaglia di Francia
La suddivisione della Francia dopo la vittoria tedesca: in rosso i territori annessi al Reich. In rosa i territori occupati militarmente. In blu la zona libera (Francia di Vichy).

Premesse alla Campagna di Francia

Dopo l’invasione della Polonia, avvenuta il 1° settembre del 1939 e la sua conquista fulminea conclusasi il 6 ottobre dello stesso anno, si aprirono diversi scenari in Europa, come si è visto nell’articolo sulla “Strana guerra“. L’esercito tedesco aveva dimostrato una ferocia e un’efficacia nella sua strategia di conquista che aveva stupito tutti gli osservatori. Hitler era raggiante: la sua idea di conquistare in poco tempo la Polonia si era rivelata corretta; anzi era andata meglio di quanto si era immaginato.

A questo punto il cancelliere del Reich cercò subito di attuare la seconda fase della sua strategia; essa prevedeva la conquista della Francia. Il desiderio di Hitler era quello di piegare velocemente i francesi al fine di ottenere una pace separata con gli inglesi e poi rivolgere la sua attenzione all’Unione Sovietica. Ma i suoi generali non erano d’accordo e ostacolarono la decisione di intervenire subito. La data fu rimandata diverse volte.

Nel frattempo altre questioni si erano poste all’attenzione del Führer. Prima fra tutte l’attacco dell’Unione Sovietica alla Finlandia avvenuto il 30 novembre del 1939, evento conosciuto anche come Guerra d’inverno. Gli alleati decisero di intervenire in aiuto della Finlandia sbarcando a nord della Norvegia per poi proseguire verso il nord della Svezia; lo scopo era quello di interrompere le forniture di minerale ferroso alla Germania.

Di tali intese fra gli alleati e i norvegesi, Hitler venne informato dal capo del partito di destra norvegese, Vidkun Quisling. A questo punto il dittatore tedesco decise di dare priorità alla questione norvegese e finlandese. Mentre si accingeva ad organizzare il contrattacco, gli alleati si videro rifiutati i permessi di sbarcare in Norvegia e in Svezia dai governi dei rispettivi paesi. Il governo finlandese, considerata la situazione, decise di giungere ad una pace con Mosca che venne firmata il 12 marzo del 1940. Dopodiché Hitler decise di dare avvio alla guerra d’Occidente. Nelle sue intenzioni, come si è detto, questo significava sconfiggere la Francia e fare una pace separata con l’Inghilterra.

L’inizio della Battaglia di Francia

Il 10 maggio 1940 fu sferrato l’attacco sul fronte che si estendeva fra il mare del Nord e le Ardenne. La strategia prevedeva due tappe: la prima fase doveva portare all’accerchiamento delle truppe alleate schierate nella Fiandra. La seconda tappa prevedeva la successiva avanzata verso la foce della Somme fino alla Mosa, al fine di occupare gran parte del territorio francese.

Gli obiettivi strategici e militari di Hitler erano sconfiggere il più rapidamente possibile l’esercito francese allo scopo di trovare un compromesso con il governo della Francia; così avrebbe evitato problemi con la flotta francese e con le truppe dislocate nelle colonie dell’impero. Contemporaneamente avviare trattative segrete con la Gran Bretagna allo scopo di scongiurare uno scontro diretto con gli inglesi e permettere al governo di Sua Maestà di preservare la flotta e le colonie d’oltre mare.

Infine, dopo aver ottenuto questi due scopi, per Hitler era fondamentale convincere l’opinione pubblica americana che un intervento in Europa a fianco degli alleati sarebbe stato un errore. In sostanza per Hitler era fondamentale che passasse il concetto che l’America fosse degli americani mentre l’Europa fosse degli Europei, e in breve tempo della Germania. Questo gli avrebbe permesso di riorganizzarsi rapidamente per iniziare la sua offensiva ad oriente contro l’unione Sovietica.





Il successo dell’offensiva d’occidente superò tutte le aspettative. Il 14 maggio le forze armate olandesi furono definitivamente sconfitte. La regina d’Olanda, Guglielmina di Orange Nassau, si rifugiò a Londra insieme al suo governo, seguita dopo poco anche da Carlotta, la Granduchessa del Lussemburgo. Le truppe tedesche, come una forza inarrestabile, avanzarono attraverso le Ardenne, superarono la Mosa e si diressero verso la foce della Somme. Poi avanzarono verso nord.

L’esercito belga, le truppe francesi e i rinforzi inglesi furono accerchiati e si trovarono isolati nella Fiandra. Il 28 maggio il re Leopoldo III del Belgio si consegnò ai tedeschi come prigioniero di guerra dopo che il suo esercito era stato sconfitto e lui, come capo supremo delle truppe belghe, si era trovato vicino al campo di battaglia ad osservare come i tedeschi abbattevano ogni resistenza.

Hitler, forse per aiutare i britannici e quindi indurli ad una pace separata, ordinò alle sue truppe di fermarsi sul canale La Bassè. Era il 24 maggio. Questo permise alle truppe alleate di organizzare la loro fuga. Essa avvenne dalla spiaggia di Dunkerque fra il 26 maggio e il 4 giugno. Per quanto sconfitti, gli inglesi considerarono Dunkerque un nuovo punto di partenza.

La seconda fase

Nel frattempo le truppe tedesche iniziarono la seconda fase della loro avanzata verso Ovest. I mezzi corazzati e la fanteria avanzarono fino al confine svizzero per isolare la maggior parte delle forze francesi che erano schierate sulla linea Maginot. Un’altra parte dell’esercito fu sollecitato ad avanzare oltre la Senna e la Loira: si compiva così la strategia a falce che Churchill aveva previsto.

Il 10 giugno la Francia oramai era spacciata: Benito Mussolini, capo del governo italiano, decise di dichiarare guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Probabilmente la scelta del duce irritò non poco Hitler, che benché fosse un ammiratore del fascismo italiano, considerava, a ragione, deboli le truppe della penisola e temeva di riceverne più seccature che vantaggi. Francisco Franco, invece, decise, visto anche le gravi condizioni del suo paese dopo la guerra civile (1936-39) di non entrare in guerra a fianco dei tedeschi.

Il Primo Ministro francese Paul Reynaud chiese aiuto agli americani ma Roosevelt, presidente degli USA, poté fornirgli solo aiuto materiale, perché a causa dell’opposizione interna non aveva ancora la forza per poter dichiarare guerra ai tedeschi. Hitler quindi si trovava in una situazione molto favorevole. In Inghilterra però Churchill divenne primo ministro sostituendo Chamberlain e cercò in tutti i modi di convincere gli americani ad entrare in guerra.

Il 18 maggio 1940 Rommel costrinse i francesi a cedere Cambrai, semplicemente fingendo un attacco corazzato. Quel giorno, Reynaud inviò al primo ministro inglese un laconico telegramma:

Mister Churchill, abbiamo perso la battaglia!

Churchill cercò anche di realizzare un’unione tra Gran Bretagna e Francia che prevedesse la partecipazione delle colonie francesi e della flotta, qualora la Francia avesse dovuto capitolare. Ma il piano fu respinto dal governo francese e Reynaud fu costretto a dimettersi. Il maresciallo Philippe Pétain che prese il suo posto, avviò subito le trattative per un armistizio con i tedeschi; la resa incondizionata avvenne il 22 giugno del 1940. Pochi giorni più tardi, il 25 giugno venne firmato l’armistizio. Con questa firma, in questa data, terminò la Campagna di Francia.





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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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