Sicilia fatale: recensione del libro di Amelia Crisantino

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Un prezioso lavoro storico quello intrapreso da Amelia Crisantino con “Sicilia fatale”, collana L’Agave, edito da Torri del Vento Edizioni. L’autrice narra con originalità e agilità il susseguirsi di avvenimenti che hanno fatto la storia della Sicilia, parla di personaggi legati da un destino fatale, la loro rovina nel tentativo di “conquistare” la Sicilia, in 208 pagine per una lettura interessante e accattivante.

Sicilia Fatale
Sicilia Fatale: la copertina del libro di Amelia Crisantino (Torri del vento, 2015)

Amelia Crisantino

Amelia Crisantino è una storica e saggista, ha pubblicato molteplici lavori di ricerca e testi divulgativi sulla storia siciliana. Ha curato per «Mediterranea – ricerche storiche» la pubblicazione di un manoscritto di Michele Amari, Studi su la storia di Sicilia dalla metà del XVIII secolo al 1820, ora inserito nella “Edizione nazionale delle opere e dei carteggi di Michele Amari”, nonché Vita esemplare di Antonino Rappa, comandante dei militi a cavallo in Sicilia (in e-book).

I più recenti titoli di carattere divulgativo sono “Breve storia della Sicilia. Le radici antiche dei problemi di oggi” e una selezione di Fiabe siciliane, dalla raccolta di Giuseppe Pitrè (Di Girolamo Editore).

Da molti anni Amelia Crisantino collabora all’edizione palermitana de «La Repubblica».

Amelia Crisantino
Amelia Crisantino (seduta al centro), durante la presentazione del libro a Palermo (3 dicembre 2015)

Sicilia Fatale: il libro

Sicilia fatale” è un viaggio nel tempo, che racconta della Sicilia a partire dall’ateniese Alcibiade, che descrive bello, di nobile famiglia, amato da Socrate, che vive immerso nella politica e vuole diventarne protagonista: stratega raffinato e formidabile oratore, riesce a insinuarsi nell’isola, dove è cominciata la guerra tra Selinunte (alleata di Siracusa) e Segesta (alleata di Atene).

Da Alcibiade a Platone, passando per la Siria: è il II secolo a. C. le guerre puniche hanno spazzato via l’aristocrazia fenicia e greca, l’esercito romano si impossessa della Sicilia, trasformandola in granaio di Roma, provocando la ribellione degli schiavi, per la maggior parte siriani, che chiamarono “Nuova Siria” la loro “fugace conquista”.

L’analisi continua con il processo contro Gaio Verre, governatore della Sicilia dal 73 al 71 a.C., prototipo del politico ladro: è accusato di aver manovrato il sistema degli appalti e la giustizia. Si passa poi a parlare di Costante II, un “imperatore a cui è stata negata la memoria”. Imperatore protagonista di “un’impresa epica e visionaria: fa di Siracusa il centro delle sue imprese e progetta di capovolgere la storia, fermando l’avanzata araba in Oriente e nel Mediterraneo”.







Dall’VIII al X secolo la Sicilia è nelle mani dell’Islam: Palermo, nell’831 diventa la capitale degli arabi, che la ribattezzano Balarm, facendola diventare una delle più importanti metropoli d’Europa, per passare poi alla conquista da parte dei normanni. La storia continua con la rivolta del 1282 e la guerra del Vespro.

Si passa poi al capitolo VIII, dal titolo “Il mestiere di viceré”, dove si narra della Sicilia nell’età spagnola. Quindi si passa alla Sicilia del Cinquecento con i trionfi del viceré Marcantonio Colonna. Tra i secoli XV e XVIII, finisce l’epoca della “tollerante convivenza e dei traffici incrociati” e il mare diventa palcoscenico dove si scontrano gli imperi e le religioni. È “l’isola – frontiera” disciplinata dall’Inquisizione, dove gli Ordini religiosi si muovono da protagonisti e i Gesuiti la battezzano “Le nostre Indie”. È la Sicilia delle censure: nei collegi vengono appunto censurati i classici latini e i trattati di matematica.

Il libro Sicilia fatale continua con la descrizione dell’isola nel periodo del viceré Domenico Caracciolo, che lascerà Palermo nel gennaio del 1786, per niente rimpianto, “autore di cose imperfette”, come lo descrive il marchese di Villabianca nel suo “Diario”. E ancora: la Sicilia che ospita l’arciduchessa d’Austria, diventata regina di Napoli e di Sicilia all’età di sedici anni, Maria Carolina d’Asburgo. È il 1806, quando per la seconda volta si rifugia nell’isola per scappare dall’esercito francese che è arrivato a Napoli.

La guerra tra Francia e Inghilterra divide il Meridione, con Napoli occupata dai francesi e la Sicilia dagli inglesi. Da Maria Carolina si passa al dimenticato economista lombardo Giuseppe De Welz, autore de “il Saggio sui mezzi da moltiplicare prontamente le ricchezze della Sicilia”. Quindi la narrazione degli eventi in “Sicilia fatale” passa al periodo dell’insediamento di Ferdinando II (8 novembre 1830). Poi alle “Noterelle garibaldine”, “Verso Aspromonte” e alla Sicilia del prefetto Luigi Zini (1876).

Quindi si parla di Joe Petrosino: è il 12 marzo 1909, quando a Palermo viene assassinato il tenente della polizia di New York. L’analisi prosegue con la prima volta che Alexander Hardcastle si recò ad Agrigento: era il 1921.

Joe Petrosino
Joe Petrosino

Il capitolo 20, analizza invece il periodo del prefetto Cesare Mori: è il 2 giugno 1924 quando arriva a Trapani.

L’autrice Amelia Crisantino dedica il capitolo successivo allo sbarco in Sicilia, quindi dedica il capito 22 tratteggiando il profilo del “liberatore americano”, George Patton, sino ad arrivare alla data del 15 maggio 1946, giorno in cui la Sicilia diventa Regione autonoma a Statuto speciale.

Il penultimo capitolo riguarda invece Enrico Mattei, ucciso il 27 ottobre 1962. Mentre l’ultimo capitolo è dedicato a Lampedusa, “simbolo della confusione che continua a regnare intorno alla gestione dei flussi migratori”.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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