Ninfee blu (opera di Monet)

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Negli ultimi trent’anni della sua vita, Claude Monet si dedica quasi esclusivamente al suo giardino e ai quadri che ritraggono la bellezza delle sue composizioni floreali. Sono circa duecentocinquanta i dipinti che Monet realizza, ispirandosi alla bellezza del suo giardino, il quale era situato a Giverny, una località a pochi chilometri da Parigi. Attorno alla villa in cui Monet vive, si sviluppa un terreno reso fertile dalla presenza di un affluente del Reno.

Monet - Ninfee blu - Blue water lilies - Nympheas bleus - 1916-1919
Ninfee blu è uno dei più celebri quadri di Monet. E’ conservato presso il Musée d’Orsay di Parigi.

In quel luogo fiabesco, Monet progetta e crea un giardino che si ispira alla cultura giapponese, ricca di dettagli ma anche piena di colori e di varietà di piante e fiori. Le rose, gli iris, i tulipani, i gladioli, i glicini e, naturalmente, le ninfee spadroneggiano in un contesto di rigogliose piante esotiche. Infatti, le ninfee che galleggiano su uno stagno posto al centro della proprietà sono fra le protagoniste più assidue dei suoi dipinti (un altro esempio è: “Lo stagno delle ninfee, armonia verde“) .

La ricchezza dei dettagli, lo studio dei colori e l’attenzione quasi maniacale verso la luce e i riflessi che piante e alberi producono sull’acqua dello stagno, rendono la sua, una collezione di dipinti unici all’interno del contesto dell’Impressionismo.







Ninfee blu: analisi del quadro

Fra questi, uno dei quadri a parer mio più affascinante è “Ninfee blu, dipinto fra il 1916 e il 1919. Si tratta di un olio su tela di grandi dimensioni, il quadro misura infatti due metri per due, e spicca, di fronte a chi lo osserva, con tutta la sua potenza cromatica. Se dovesse capitarvi di ammirarlo dal vivo presso il museo d’Orsay di Parigi, non è raro dover attendere in coda per potersi avvicinare.

Il quadro non presenta un punto di fuga né un orizzonte. Monet, infatti, in “Ninfee blu” ricostruisce solo una parte dello stagno e concentra tutta la sua attenzione sui suoi particolari, sui dettagli che costituiscono quel quadrato magnifico in cui si posa il suo sguardo. E allo sguardo dello spettatore sembra che quella parte dello stagno sia infinita.

La pennellata di Monet è libera e il risultato è un quadro quasi astratto. E’ difficile identificare le piante e i fiori che compongono il dipinto. Nell’osservare il dipinto, infatti, lo spettatore deve immaginare lo stato originale di quella parte dello stagno e visualizzare con un certo sforzo come potevano essere le piante e i fiori dipinti da Monet. Ma la parte più interessante del quadro “Ninfee blu” è proprio questa, cioè la totale libertà di Monet nel rappresentare ciò che gli interessa e il suo sforzo nel trasformare il dipinto quasi in un’immagine astratta.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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