Jack lo Squartatore

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Jack lo squartatore ha insanguinato Londra per un breve periodo uccidendo ben cinque prostitute. Il serial killer più famoso della storia agisce nell’East End di Londra e in particolare nel quartiere di White Chapel, e sceglie le sue vittime esclusivamente tra le prostitute.

Jack lo Squartatore - Jack the Ripper

La prima è la quarantaduenne Mary Ann Nichols, trucidata nella notte del 31 agosto 1888.
 Al killer non interessa aggredire sessualmente le sue vittime: nessuna, infatti, subisce violenza, vengono, però, tutte private degli organi interni tramite dei tagli dalla precisione quasi chirurgica. Il modus operandi è sempre lo stesso: Jack sorprende le malcapitate in un angolo buio, le soffoca e poi procede all’asportazione degli organi.

Dopo appena otto giorni dal primo omicidio, il cruento assassino agisce di nuovo l’8 settembre. Si tratta della prostituta quarantaseienne Annie Chapman. Accanto al corpo straziato della donna, privata addirittura del cuore e degli intestini, viene trovato un frammento di carta su cui compare per la prima volta la scritta Jack The Ripper (Jack lo Squartatore). Alcuni testimoni affermano di aver visto un uomo di bassa statura munito di valigetta agitarsi intorno al corpo di Annie. 
Il terrore invade la città, e cominciano a moltiplicarsi le ipotesi sull’identità del probabile assassino. Si pensa ad un medico, ad un macellaio, poi persino a un dipendente di un obitorio.

Il serial killer sembra inorgoglirsi per l’attenzione tributatagli al punto da cominciare a scrivere delle lettere a Scotland Yard; lettere che si mescolano alle centinaia di testimonianze scritte da improbabili testimoni. Vengono considerate attribuibili al vero Jack  soltanto tre missive. Una in particolare è accompagnata persino da un rene conservato in alcol. Tutti gli organi che l’assassino asporta alle proprie vittime diventano, infatti, dei veri e propri trofei.

La difficoltà in cui versa la polizia è dimostrata dall’adozione di alcune modalità di indagine molto particolari: si arriva addirittura a fotografare la retina di uno dei cadaveri nella speranza che abbia conservato l’immagine dell’assassino. 
Intanto, gli omicidi si succedono uno dietro l’altro con una crudeltà sempre più insistita.







Il 30 settembre è la volta di Elizabeth Stride e Catherine Eddowes. L’omicidio più efferato è, però, l’ultimo. La povera Mary Jane Kelly viene trovata l‘8 novembre nella sua stanza da letto terribilmente mutilata e privata di quasi tutti gli organi interni. Lo stesso medico legale accorso sul luogo dell’assassinio afferma che la donna sembra essere stata attaccata da una muta di leoni inferociti. 
Dopo quest’ultimo assassinio, Jack scompare nel nulla, anche se alla sua mano vengono attribuiti un’altra serie di omicidi. Le indagini non portano a nulla di fatto, e la vera identità del feroce omicida non verrà mai scoperta.

Il dottor Bond, collaboratore della polizia durante le prime indagini, traccia un identikit che lo rappresenta come un misogino privo di impulsi sessuali violenti. Il carattere del probabile assassinio viene desunto dal suo modus operandi, e il dottore ipotizza che l’uomo, dall’apparenza innocua, possa essere affetto da satiriasi, una sorta di devianza sessuale caratterizzata da quella che oggi verrebbe definita devianza o promiscuità.

I sospettati

Con il passare del tempo i sospettati diventano sempre più numerosi, tra questi: Montague John Druitt, un medico londinese ritrovato morto nel Tamigi; Aaron Kominski, un parrucchiere ebreo di origine polacca affetto da turbe mentali; Michael Ostrog, un medico russo finito in carcere e in manicomio per vari episodi criminali; e George Chapman, un apprendista medico accusato dell’avvelenamento delle sue tre presunte mogli. La pista più complicata è quella che fa riferimento al cosiddetto complotto reale e coinvolge il figlio della regina Vittoria, Alberto Vittorio. Secondo tale pista, il principe ha avuto una figlia da una relazione con una prostituta, e la corona per evitare lo scandalo è stata costretta a rivolgersi a una serie di fiancheggiatori massoni, tra cui lo stesso Jack. Quest’ultimo risolve la faccenda uccidendo tutte le donne che sono a conoscenza della relazione tra il principe e la prostituta.

Tra le ipotesi più recenti vi è quella formulata da Patricia Cornwell nel 2002. Dopo un anno di studi, la scrittrice americana  è arrivata alla conclusione che dietro il feroce killer si nasconda il pittore Walter Sickert. Le deduzioni della Cornwell, esposte nel testo “Ritratto di un assassino: Jack Lo Squartatore, caso chiuso”, sono ritenute infondate dalla maggior parte degli studiosi. La ricostruzione della scrittrice, però, riporta nuovamente in primo piano la figura del principe Alberto Vittorio.

Sickert, infatti, è probabilmente figlio naturale di una giovane donna che non sarebbe altri che la famosa figlia illegittima del principe. La rigida mentalità vittoriana del pittore l’avrebbe indotto, dunque, a considerare sua madre alla stregua di una prostituta e a ritenerla colpevole della parziale impotenza che lo affligge, covando così quell’odio contro le prostitute causa degli omicidi A supporto della sua tesi, la Cornwell ha effettuato anche una ricerca sulla carta da lettere usata dal pittore e dall’assassino che risulterebbero identiche.

L’ultima teoria deriva dall’analisi del DNA ritrovato sui francobolli delle lettere di Jack spedite a Scotland Yard. Le analisi hanno rivelato che si tratta di saliva femminile: il killer  sarebbe dunque una donna.  Purtroppo nessuna di queste ipotesi investigative ha ancora portato alla scoperta della vera identità di Jack lo squartatore.







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Rina Zamarra

Rina Zamarra

Rina Zamarra dopo la laurea in letterature straniere moderne alla Sapienza di Roma, si specializza in narratologia e realizza sussidi ipermediali e-learning per la divulgazione e la conoscenza del teatro musicale in collaborazione con l'Istituto MetaCultura di Roma e la Fondazione Teatro la Fenice di Venezia. Nell'ambito di questa collaborazione si occupa di opere come: "Il Barbiere di Siviglia" e "La Cenerentola" di Gioachino Rossini, "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni, "Rigoletto" di Giuseppe Verdi, "Madama Butterfly" e "Manon Lescaut" di Giacomo Puccini, "Il mondo della Luna" e "La Cecchina" di Carlo Goldoni, "Il piccolo spazzacamino" di Benjamin Britten, "I due timidi" di Nino Rota, la letteratura di viaggio e le esperienze di viaggiatori letterari e cinematografici come Jules Verne, Steven Spielberg e Georges Méliès. Lavora come web writer e copywriter e gestisce un blog di viaggi: www.metaviaggi.altervista.org

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