Improvvisazione 26 (quadro di Kandinsky)

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Improvvisazione 26” fa parte di una serie di opere chiamate appunto “Improvvisazioni”, parola che il pittore russo Vasilij Kandinsky prende in prestito dalle composizioni musicali. Si tratta di un olio su tela, di centimetri 97 x 107,5 che è stato realizzato nel 1912 ed è custodito nella Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco.

Improvvisazione 26 - Improvisation 26 - Kandinsky - 1912
Improvvisazione 26 (Kandinsky, 1912)

Un passaggio questo di dipingere opere astratte che trae la sua origine due anni prima, quando Kandinsky passa dalle opere figurative a quelle astratte. Una composizione priva di contenuto naturalistico, dove l’artista si crea il problema della luce e dello spazio in considerazione del rapporto tra colore e forme in movimento, restando fermo sulla costante astrazione.

Le improvvisazioni di Kandinsky

Ma torniamo alla definizione di “Improvvisazioni”. Esse sono formate da segni e colori buttati sulla tela senza avere un ordine apparente. Sono forme riconducibili alla realtà, ma non è questo quello che ricerca il pittore.

Il suo intento – in Improvvisazione 26 ma anche in altre opere – è quello di comunicare contenuti interiori e spirituali, che si fondano sull’uso del colore e sulle affinità con la musica. Le opere astratte mancano infatti di contenuti reali, non rappresentano categorie iconografiche anche se i colori e i segni possono rappresentare significati simbolici.

Improvvisazione 26: analisi del dipinto

Kandinsky è convinto che la pittura debba raggiungere i sensi, proprio come la musica. Per questo motivo, per lui non è necessario raffigurare immagini o dipingere vicende. I colori e le forme diventano gli strumenti idonei ad esprimere emozioni e sensazioni. Anche se alcune forme si avvicinano a forme reali come, ad esempio, la macchia rossa che allude alla figura di un uomo, probabilmente un rematore, che si ripete anche in altre opere di Kandinsky.

E ancora: le sei linee nere a sinistra che rimandano all’idea di una barca a remi, che per l’artista rappresentano il simbolo dell’avanzare e del movimento.

Il linguaggio adoperato da Kandinsky è quello fatto di linee, spazi, che non vogliono – come già sottolineato – raffigurare la realtà, bensì esprimono emozioni visive attraverso l’uso della composizione.







La tecnica e i colori

La tecnica ad olio è usata in maniera tradizionale, fatto da un colore di base che l’artista stende, un colore neutro, e poi su questo dipinge con i colori accostati, sovrapposti oppure fusi, attraverso piccole pennellate direzionate.

Così facendo, i colori conferiscono al quadro brillantezza, creano contrasto, animando le forme. Si potrebbe addirittura pensare ad un paesaggio fantastico con le linee e i colori tipici dell’arcobaleno.

Colori come suoni

I colori vengono abilmente usati come suoni, facendoli vibrare dentro l’animo dello spettatore. Si tratta di colori caldi e freddi: un contrasto tra vitalità, gioia di vivere, come evidenziano i colori tipo il giallo, e l’angoscia che Kandinsky rappresenta con tratti neri.
Il suo quadro “Improvvisazione 19” è conosciuto anche come “Suono azzurro“.

In pratica, l’artista dipinge una serie di macchie e di tratti colorati, che accosta sulla tela in maniera casuale, all’apparenza. Ma questi sono appunto combinati come una serie di suoni. Ed è così che usa i colori come note, per produrre nello spettatore stati d’animo precisi.

Il verde, ad esempio, trasmette tranquillità, il rosso vitalità, il giallo la gioia, il blu la pace dello spirito. I colori caldi servono ad attirare la nostra attenzione, mentre quelli freddi e il verde e il blu, l’allontanano, generando un senso di profondità.

Le forme

Ai colori alterna le linee di differente spessore che si sovrappongono in primo piano alle macchie di colore, interrompendone le forme. Si formano così diagonali sulla sinistra del dipinto “Improvvisazione 26“, linee ondulate, rosse e nere al centro della composizione, un riempimento orizzontale, come un’onda, sul lato.

Addirittura le linee nere sembrano degli ideogrammi della lingua giapponese. Tuttavia, secondo parecchi critici, come detto in precedenza, rappresenterebbero dei remi.

Dominano il colore giallo e quello rosso, macchie più vicine allo spettatore. L’azzurro conferisce al dipinto un senso di profondità. Colore, quest’ultimo, che rappresenta la quiete interiore dell’uomo. Il rosso colpisce invece lo stato emotivo dello spettatore.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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