Elepoli: la macchina d’assedio

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Anticamente il primo tentativo militare di penetrare all’interno di una città fortificata si avvaleva delle scale che però dimostravano tutta la loro fragilità perché erano facilmente rovesciabili e i soldati che vi si arrampicavano erano scoperti e venivano abbattuti facilmente dagli arcieri. Un suo successivo sostituto di più efficace realizzazione, fu la torre di legno definita anche elepoli: conquistatrice di città.

Elepoli, modellino di una torre d'assedio
Elepoli, modellino di una torre d’assedio

La torre al suo interno aveva varie piattaforme in cui erano schierati i soldati. La penultima piattaforma aveva un ponte levatoio che veniva appoggiato sul bordo delle mura e che i soldati utilizzavano per espugnare gli spalti nemici. Mentre i soldati si lanciavano contro le difese nemiche spostandosi rapidamente sulla penultima piattaforma, dal tetto della torre gli arcieri cercavano di colpire i soldati nemici schierati sugli spalti.

La torre, benché fosse una soluzione strategicamente efficace, aveva però dei difetti che furono corretti nel tempo. Inizialmente, infatti, veniva spinta con estrema lentezza dagli schiavi i quali venivano colpiti dalle frecce nemiche e l’epoli veniva, durante il suo tragitto, bruciata o distrutta dalle catapulte. La sua altezza e la sua immane pesantezza richiedeva uno sforzo logistico estremo.







Per ovviare a questo problema venne creato un meccanismo interno che permetteva alla torre di muoversi grazie alla spinta di schiavi che collocati al suo interno si arrampicavano sulla “gabbia degli scoiattoli” che a sua volta tirava delle corde che muovevano l’albero motore attaccato alle ruote della torre. Le ruote, denominate appunto “gabbie degli scoiattoli, (immaginate le ruote utilizzate dai criceti per correre all’interno delle gabbiette) potevano essere più di una affinché la velocità della torre fosse sufficiente a raggiungere le mura prima che la difesa riuscisse a distruggerla. In questo modo la torre si muoveva senza spinte esterne.

Un’altra tecnica prevedeva un’argano fatto girare da più schiavi i quali potevano essere sostituiti più velocemente rispetto alla gabbia perché spingevano assi poste attorno ad un palo verticale e spingendo giravano attorno a tale meccanismo chiamato appunto argano. Quando erano stanchi venivano sostituiti senza dover fermare l’argano.

L’elepoli era fornita di numerose feritoie sia laterali che frontali che servivano agli arcieri e ai genieri per rispondere agli attacchi e per spegnere gli incendi. Le feritoie frontali erano più piccole e servivano per permettere agli arcieri di lanciare, in posizione di sicurezza, le loro frecce. Le laterali più ampie per poter difendere ma anche proteggere più agevolmente la torre dagli attacchi nemici.

 







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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