Storia del Corriere della Sera

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Il “Corriere della Sera” è uno dei quotidiani italiani più diffusi, e compare la prima volta il 5 marzo 1876 a Milano, con una edizione del pomeriggio (da qui la scelta del nome della testata). Il primo direttore è il napoletano Eugenio Torelli Viollier, trentaquattrenne, con alle spalle una gavetta come giornalista all’Indipendente e “il Secolo”. Il ricavato del primo numero viene offerto in beneficenza. La sede del “Corriere della Sera” viene stabilita al centro di Milano, presso la Galleria Vittorio Emanuele. Il direttore Viollier sceglie tre amici come collaboratori: il caporedattore Ettore Teodori Bruni, Raffaello Barbiera, Giacomo Raimondi.

Corriere della sera

Corriere della sera

Inizialmente il “Corriere“ si compone di quattro pagine, ed è venduto al costo di cinque centesimi a Milano, e di sette nelle altre città. La tiratura del “Corriere della Sera”, che inizialmente è di tremila copie, comincia ad aumentare nel 1878, quando il giornale riesce a sfruttare a lungo la notizia della morte del re Vittorio Emanuele II. Dal 1880 in poi il Corriere riesce a raggiungere le classi sociali emergenti dell’epoca, gli industriali e gli operai. Nel 1881 la diffusione del giornale si assesta sulle diecimila copie giornaliere.

Nel 1882 il giornale invia i sui primi corrispondenti a Londra, Parigi e Vienna. L’anno seguente il “Corriere” comincia ad uscire due volte al giorno (nel primo pomeriggio e in serata). Il direttore Torelli annuncia la volontà del giornale di produrre esclusivamente notizie in proprio, senza ricorrere ai lanci dell’agenzia “Stefani”. Successivamente Torelli Viollier aumenta la forza del giornale alleandosi con l’industriale Cristoforo Benigno Crespi, che diventa socio del “Corriere”: da questo momento in poi il giornale assume una veste più moderna e competitiva. Anche i redattori aumentano di numero ed arrivano a sedici.

Nella seconda metà del 1880 il Corriere ospita diverse rubriche giornaliere: “La Vita” (economia domestica ed igiene), la rubrica letteraria (che viene pubblicata il lunedì), “La legge” (consulenza legale di un esperto per i lettori). Delle quattro pagine di cui il Corriere si compone, l’ultima è dedicata per la maggior parte alla pubblicità. Un’altra novità che il direttore Torelli introduce nel “Corriere” è la figura del cronista che va in giro a raccogliere le notizie, denominato “redattore viaggiante”.

Nel 1888 le due edizioni del giornale escono all’alba e nel pomeriggio. L’anno seguente la sede del “Corriere” si trasferisce nel palazzo di Benigno Crespi, che si trova in Via Pietro Vierri. A partire dal 1890 il Corriere esce con notizie sempre più complete ed aggiornate, per arrivare a chiunque.

Nel 1896 entra in redazione l’allora venticinquenne Luigi Albertini, che mostra subito doti decisionali ed organizzative, per questo assume il ruolo di “segretario di redazione”. Le proteste che scoppiano a Milano nel 1898 segnano una svolta nella storia del Corriere: la direzione di Torelli Viollier non riesce a reggere alle pressioni e crolla. A lui subentra il deputato Domenico Oliva, editorialista conservatore. Dopo un breve periodo alla guida del giornale, i proprietari affidano il ruolo di direttore responsabile a Luigi Albertini: con lui le vendite del “Corriere” raggiungono le diecimila copie vendute, superando lo storico concorrente, “Il Secolo”.

Nel 1904 la sede del giornale si sposta in Via Solferino numero civico 28, e qui vi resta fino ad oggi. La tecnologia consente di aumentare il numero delle pagina a otto. In questo periodo Albertini lancia lo schema della “Terza pagina”, che viene poi utilizzata anche dagli altri quotidiani. Durante il regime fascista, viene impedita l’uscita del giornale. Il Corriere riceve diversi tentativi di intimidazione anche dopo il delitto di Giacomo Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924. Le copie del giornale vengono sequestrate in varie zone di Italia.

Nel 1925 Albertini viene costretto a lasciare la direzione. Dal 1930 entrano a lavorare in redazione alcuni giornalisti di notevole spessore: Paolo Monelli, Indro Montanelli, Guido Piovene. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 14 febbraio 1943, la sede del giornale subisce ingenti danni a causa di un bombardamento. Nel 1952 passa alla direzione del Corriere Mario Missiroli.




La linea seguita da Missiroli impone ai giornalisti di mantenere la giusta distanza dai partiti politici ed una certa cautela in generale. All’inizio degli anni Sessanta appare chiara l’esigenza che il giornale si rinnovi. Per uscire da un periodo di stasi, i proprietari scelgono come direttore Alfio Russo. Il nuovo direttore dà una diversa impostazione al giornale, rendendolo meno “intellettuale” e di facile approccio, inserendo di volta in volta “pagine speciali” dedicate alle donne, ai giovani, alla finanza, all’economia, ecc. L’orientamento resta liberale e moderato.

Alla fine degli anni Sessanta i proprietari del “Corriere” chiamano Giovanni Spadolini a sostituire Alfio Russo. Spadolini è un professore universitario amante della cultura: con lui si allarga la schiera dei giornalisti che si dedicano alla “Terza Pagina”. Gli anni 1968/1969 sono caratterizzati dalla contestazione studentesca e dalle agitazioni sindacali. Negli anni Settanta il “Corriere” si mantiene distante dal dibattito politico scegliendo la linea neutrale. Questa impostazione scatena però le reazioni dei contestatori e dei giovani.

Nel 1972 i Crespi licenziano Spadolini, dopo quattro anni di direzione, nonostante il contratto iniziale preveda cinque anni. Sull’improvviso licenziamento di Spadolini si fanno diverse ipotesi e congetture, ma non vi è nessuna tesi certa. La direzione del “Corriere” viene quindi affidata a Piero Ottone, che entra in Via Solferino il 15 marzo 1972. Con Piero Ottone la linea politica del “Corriere” si sposta decisamente a sinistra, spaccando la redazione in due. Alcuni storici giornalisti, come Indro Montanelli, dichiarano di voler abbandonare la redazione. In questi anni entrano nel giornale professionisti del calibro di Alberto Ronchey ed Enzo Biagi.

L’editore Rizzoli, nonostante le varie iniziative ed i costosi investimenti, non raggiunge gli obiettivi prefissati. I soci chiedono che vanga cambiata la direzione del giornale, portando Piero Ottone a rassegnare le dimissioni. Il successore è Franco Di Bella, che aveva già diretto “il Resto del Carlino”. Di Bella vivacizza il “Corriere” e lo arricchisce di nuove rubriche, come quelle sull’economia. Nei primi anni Ottanta anche il giornale viene colpito dal terrorismo, con l’assassinio dell’inviato Walter Tobagi.

Nel 1992 la casa editrice Rizzoli viene coinvolta nello scandalo della Loggia P2. Tra le persone coinvolte nella loggia eversiva vi è anche il direttore Di Bella. Il giornale perde il suo prestigio, Di Bella si dimette, le vendite calano bruscamente, la fiducia con i lettori si incrina. Il “Corriere” viene superato dalla “Gazzetta dello Sport”, perdendo il suo primato. Il nuovo direttore con mandato triennale, Alberto Cavallari, tenta la “ricostruzione” del giornale.

Il 18 giugno 1984 Cavallari consegna la direzione a Piero Ostellino: con la sua guida il “Corriere” riconquista la vetta delle classifiche di vendita. Nel 1986 il Corriere viene scalzato dalla “Repubblica” per il numero dei lettori. Come risposta il “Corriere” si inventa una rivista settimanale, “Sette”, di 122 pagine, che attira nuovi lettori. Ormai la “guerra” con la concorrente “Repubblica” è aperta. Dal 1992 al 1997 la direzione passa a Paolo Mieli. Con lui si assiste ad un vero e proprio ricambio generazionale all’interno del giornale.

Corriere della Sera: 140 anni

L’infografica del sito del Corriere della Sera dedicata ai 140 anni di storia della testata giornalistica (marzo 2016)

La “Terza Pagina” viene eliminata, e la pagina culturale finisce nella parte interna del giornale. Nel 1995 Indro Montanelli torna al “Corriere” dopo ben ventidue anni di assenza. Nel 1997 Mieli lascia la direzione a Ferruccio de Bortoli. L’anno seguente il Corriere approda anche sul web, con il sito www.corriere.it. Nel 2003 a de Bortoli succede Stefano Folli. Nel Dicembre 2004 Paolo Mieli viene richiamato a dirigere il giornale.

Ma dopo qualche anno, nel 2009, il Consiglio di Amministrazione decide di rimettere De Bortoli alla guida del “Corriere”. Con lui al timone del giornale vi sono due importanti novità: per la prima volta una donna (Barbara Stefanelli) viene nominata vice-direttore, ed una donna scrive l’editoriale in prima pagina (Isabella Bossi Fedrigotti).




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