Betty Boop

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Betty Boop è un personaggio del mondo dell’animazione creato negli anni Trenta: più in particolare, è stata ideata nel 1930, anche se ha visto la luce solo un paio di anni più tardi, grazie all’ingegno e alla creatività dei fratelli Fleischer. Questa figura, che nei primi anni della propria vita è stata doppiata dall’attrice Ann Little, si caratterizzava – e si caratterizza ancora oggi – per la sua notevole carica erotica, che ovviamente ai tempi era imprevista e imprevedibile, in un mondo – quello dell’animazione americana di quel periodo – che era dominato da animali parlanti e bambini tondeggianti.

Betty Boop
Betty Boop

Betty Boop è comparsa per la prima volta in un cartone animato in bianco e nero di sei minuti, intitolato “Dizzy Dishes”, il 9 agosto del 1930, anche se in quel prodotto ha le sembianze di una barboncina: ha acquisito il suo aspetto “umano” nel 1932, nel cortometraggio denominato “Bamboo Isle”.

Si tratta di una donna alla moda, la classica flapper: vale a dire la ragazza tipica del periodo jazz, mascolina e maliziosa al tempo stesso, ad alto tasso di irriverenza. I suoi capelli sono corti e impreziositi da una frangia, come vuole la moda del momento, e anche l’abbigliamento è seducente e provocante, con un abito succinto che lascia intravedere la giarrettiera e mostra le spalle scoperte.

Un'immagine classica di Betty Boop
Una classica immagine di Betty Boop

Il giusto mix di autoironia e di sex appeal rende Betty Boop una bomba di sensualità: non è esagerato sostenere che, ai tempi in cui è comparsa, si sia rivelata un personaggio sovversivo. Infatti oggi è ritenuta all’unanimità una delle prime sex symbol dell’animazione al cinema.

Helen Kane
Le caratteristiche del personaggio di Betty Boop si ispirano a quelle di Helen Kane, cantante newyorchese degli anni ’20. Helen Kane (Bronx, 4 agosto 1903 – Queens, 26 settembre 1966) divenne celebre grazie alla canzone “I Wanna Be Loved by You“.

Ispirata a Helen Kane, cantante molto famosa negli anni Venti, è stata a suo modo un simbolo della Grande Depressione: la spensieratezza del jazz si riflette nel suo modo di agire, ma la sua fama è dovuta alla capacità di andare incontro a un pubblico adulto in cerca di allusioni sessuali, pur nell’ambito di storie surreali.

Forse proprio per questo motivo il suo personaggio non è durato molto a lungo: in un primo momento le è stato affiancato un pagliaccio, Koko il Clown, con l’obiettivo di cercare di stemperare e rendere meno hot i toni del cartone; ma questo tentativo, così come quello che ha portato all’inserimento di un cucciolo di cane di nome Bimbo e di un simpatico anziano di nome Grumpy, non ha dato gli esiti sperati.

Il personaggio di Betty Boop viene messo in evidenza in tutta la sua teatralità in “Minnie the Moocher” (celebre canzone cantata da Cab Calloway, anche nel film The Blues Brothers), dove si mostra come una ragazza dell’era moderna, un’adolescente che agisce in netto contrasto con un mondo vecchio che vuole lasciarsi alle spalle: quello dei suoi genitori.







Tanto è bastato a Betty per guadagnarsi la capacità di sopravvivere a sé stessa: se è vero che dagli schermi cinematografici è sparita in modo prematuro, è altrettanto vero che con il passare del tempo il personaggio ha acquisito sempre più valore e guadagnato stima, al punto da divenire un mito dell’animazione: è anche apparsa in “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”, il celebre film del 1988 di Robert Zemeckis, e una ragione ci sarà.

Perché Betty Boop è scomparsa così presto dagli schermi?

Nel 1932, Helen Kane ha intentato una causa non solo contro Fleischer, ma anche contro la Paramount Publix Corporation, accusandoli di avere sfruttato la sua personalità e la sua immagine con una caricatura deliberata. A dire la verità, Betty Boop è stata ispirata anche da Clara Bow, stella della stessa Paramount; ad ogni modo, la Kane ha perso la causa.

Clara Bow
L’attrice Clara Bow (Brooklyn, 29 luglio 1905 – Los Angeles, 27 settembre 1965), fu una delle dive più celebri dell’età del jazz e un’icona del cinema degli anni ’20.

Non è colpa della Kane, quindi, se Betty Boop ha dovuto dire addio ai suoi fan. Le responsabilità sono, invece, del pubblico conservatore, ma soprattutto della rigorosa applicazione del Codice Hays, che nel 1934 ha fatto sì che il personaggio venisse in un certo senso snaturato.

Il Codice Hays, detto anche Production Code, è una serie di linee-guida che per molti decenni ha governato e limitato la produzione del cinema negli Stati Uniti.

Costretta a sostituire i suoi tradizionali abiti seducenti con un look molto più castigato, obbligata ad accudire animali e a svolgere le faccende di casa, Betty Boop ha perso tutto il suo fascino e il suo magnetismo. La sua ultima apparizione sugli schermi risale al 1939.

Tra i film più famosi con Betty Boop, si ricordano “Betty domatrice”, “Scuola di ballo”, “Betty al Luna Park”, “Betty cantatrice ambulante”, “Imitazioni di Betty”, “Betty e il liquido magico”, “Betty fra i selvaggi” e “Betty presidentessa” (del 1932), “Betty automobilista”, “Betty cerca impiego”, “Betty e il mostro”, “Le invenzioni di Betty”, “Betty chiromante” e “Il compleanno di Betty” (del 1933), “Betty e il cagnolino”, “Betty e il suo paladino”, “Il sogno di Betty”, “L’esposizione di Betty”, “Betty salvata dalle acque” e “Gas esilarante” (del 1934) e “Il capro espiatorio”, “Betty la mosca” e “I rumori della città” (del 1935), oltre a “L’ospedale delle automobili di Betty” (del 1939).

Nel 1985 è stato trasmesso uno speciale televisivo intitolato “The Romance of Betty Boop”, prodotto da Bill Melendez e Lee Mendelson, gli stessi creativi che si sono occupati degli speciali dedicati ai Peanuts. Nel 1989, invece, è stato realizzato “The Betty Boop Movie Mystery”.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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