I Peanuts

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Un gruppo di bambini e un cane, anche se un po’ particolare. Questi sono i protagonisti dei Peanuts (in italiano noccioline), una saga di fumetti durata cinquant’anni, creata da Charles M. Schulz, la quale ha attraversato tutti i momenti più importanti della storia occidentale, cambiando con il mondo, talvolta persino influenzandolo. Entrando nella cultura del popolo americano, insediandosi tra le pagine dei giornali epocali, fino a farsi conoscere anche in Europa e poi ovunque, praticamente in tutto il mondo.

Peanuts
I Peanuts

Lezioni di vita, concentrate in una serie di battute e scenette indimenticabili, per raccontare la società, per far pensare, per ridere e far ridere. E pensare che nel 1947, quando per la prima volta vedono la luce i Peanuts, questi sono ancora molto lontani da come diventeranno famosi. Il giornale St. Paul Pioneer Press, dà una chance a Schulz ma la prima pubblicazione vede i personaggi chiamati con un altro nome: “Li’l Folks”, ossia “personcine”. Il prodotto è ancora lontano da quello che conoscono tutti ma, tre anni dopo, la United Feature Syndicate, azienda leader in America nelle strisce a fumetti e colonne editoriali, decide di appropriarsene, cambiando però il nome in Peanuts.

2 ottobre 1950: la prima striscia dei Peanuts
2 ottobre 1950: la prima striscia dei Peanuts

A Schulz non piace il nome, che definisce ridicolo, ma gli tocca accettarlo, visto che in poco tempo, dal 2 ottobre 1950 in poi, le sue strisce vengono pubblicate sui migliori quotidiani statunitensi, dal Washington Post al Chicago Tribune, iniziando una vera e propria ascesa nell’olimpo dei fumetti. Sarà enorme il successo e nessuno, a quel tempo, pur scommettendo sulle grandi capacità dell’autore, avrebbe mai potuto immaginare un risultato di tale portata

I personaggi principali

C’è Charlie Brown – e chi non lo conosce? – testardo, eterno perdente, timido e insicuro, giocatore di baseball sciagurato, del tutto simile per biografia al suo vero creatore: anche lui figlio di un barbiere, come il padre di Schulz, anche lui innamorato di “una ragazzina dai capelli rossi”, proprio come la donna amata dal disegnatore in gioventù e che, si racconta, finì per abbandonarlo poco prima del matrimonio. Nasce negli anni cinquanta, all’età di quattro anni. Per cinquant’anni poi, fedele al genio di Schulz, non crescerà che di quattro anni ancora, fermandosi per sempre ad otto. È, con Snoopy, il grande protagonista della storia dei Peanuts. D’altronde, l’uno è il padrone dell’altro, anche se il bracchetto di Charlie Brown non è proprio un cane qualsiasi, anzi.

Snoopy è più umano degli umani: pensa, cammina a due zampe, scrive, cucina, gioca come interbase nella squadra di baseball di Charlie e, soprattutto, immagina. Sogna, di continuo. Il beagle ha una fantasia eccezionale e nel corso della sua lunga storia è riuscito ad immedesimarsi in centinaia di personaggi differenti, raccontando storie nelle storie, strisce nelle strisce che, soprattutto negli anni ’60, hanno fatto letteralmente impazzire i bambini (e non solo) di tutti i paesi.

Indimenticabili, le strisce che lo vedono come un pilota della Prima Guerra Mondiale, alle prese con il temibile Barone Rosso, senza dimenticare gli altri alter ego che l’hanno visto protagonista, dall’avvocato al chirurgo, fino all’aspirante scrittore, cui si deve l’incipit più abusato e famoso di sempre: “Era una notte buia e tempestosa”.

C’è poi Lucy van Pelt, sorella maggiore di Linus, prepotente, egoista e dispettosa: a conti fatti il personaggio più temuto dall’intera banda. Picchia spesso il fratello Linus, altro personaggio molto amato, con la sua coperta che lo difende dal mondo, oltre che migliore amico di Charlie Brown. Tuttavia, è proprio quest’ultimo il vero bersaglio della prepotenza di Lucy, che si diverte ad umiliare davanti agli altri bambini non appena ha occasione per mettersi in mostra. È, secondo molti, il primo esemplare di personaggio femminista della storia dei fumetti.

Chiude la carrellata Piperita Patty, all’anagrafe dei fumetti Patricia Reichardt. Mascolina, sportiva e discola, si rivolge a Charlie chiamandolo “Ciccio”, mentre tratta il suo cane come fosse un bambino con il nasone. I suoi amici sono la secchiona Marcie, che la chiama “capo”, e Franklin, l’unico bambino di colore della saga. È innamorata di Charlie Brown, senza essere però corrisposta.







L’ultima “striscia”

Il 13 febbraio 2000, squilla il telefono. Risponde Charlie Brown, ma è Snoopy che vogliono dall’altra parte della cornetta. Il “ragazzo dalla testa tonda” dice che il cane più famoso – e umano – della storia dei fumetti non c’è, probabilmente occupato a dare vita alla sua grande – e poco redditizia – passione. “No, I think he’s writing”, dice Charlie Brown: “credo che stia scrivendo”. E infatti, accanto a lui, nella striscia successiva, Snoopy è sul tetto della propria cuccetta, con la sua macchina da scrivere, intento a battere i tasti sul foglio bianco.

Peanuts, l'ultima striscia a fumetti
13 febbraio 2000: l’ultima striscia a fumetti dei Peanuts con il saluto di Charles M. Schulz

Sopra di lui, compare una scritta: “Dear friends” – “Cari amici”. Sotto, in un’unica striscia, scorrono le immagine storiche che hanno reso Peanuts il fumetto più famoso del mondo, il più amato, il più seguito. C’è Lucy che ruba il pallone a Charlie Brown, Snoopy che attenta alla coperta di Linus, ancora Lucy colpita sulla testa da una palla da baseball, senza dimenticare Snoopy in versione aviatore della Prima Guerra Mondiale, con tanto di occhialini e caschetto. È, questa, l’ultima striscia di Charlie Schulz, morto esattamente il giorno prima, all’età di settantasette anni, il 12 febbraio 2000.

Dopo di ciò, i Peanuts non esisteranno più.

Charles M. Schulz

Si è spento durante la notte, dormendo, il papà dei Peanuts. Da tempo malato di cancro, aveva sofferto a causa di alcune complicazioni seguite al suo intervento di qualche mese prima, esattamente nel novembre del 1999. Proprio dopo quell’operazione di chirurgia addominale, Schulz aveva annunciato al mondo il suo ritiro dalle scene. La striscia di congedo, vedeva Charlie Brown e Snoopy abbracciarsi forte, con un cuore disegnato poco vicino a loro.

Charles M. Schulz
Charles M. Schulz, padre dei Peanuts

Schulz ha disegnato ininterrottamente la striscia per 50 anni, senza avvalersi di assistenti, nemmeno per i testi e la colorazione: un caso raro di dedizione al lavoro, ma anche di originalità e autenticità di stile. I Peanuts sono cambiati, durante gli anni, e la stessa mano dell’autore ha avuto i suoi momenti di difficoltà nel corso del tempo, soprattutto a cominciare dai primi anni ottanta, quando il suo tratto inizia visibilmente a tremare. Pur a fatica, Schulz ha continuato a creare, sino alla pubblicazione della sua ultima striscia: vero e proprio testamento da pubblicare l’indomani della sua morte, in realtà realizzata il 3 gennaio del ‘2000. Oltre a ciò, tra le effettive volontà post mortem, il creatore di Charlie Brown ha proibito la continuazione della serie a fumetti dopo la sua dipartita. Volontà, ad oggi, rispettata, se è vero che in tutto il mondo le uniche cose a firma Schulz che vengono pubblicate, non sono altro che vecchie riedizioni di Peanuts ormai classici, riproposte senza cambiare una virgola dal loro primo concepimento.

La lettera di “Snoopy”

Firmata Charile Schulz, la lettera di concedo dai suoi lettori, come detto pubblicata esattamente il giorno dopo la morte del disegnatore, recitava così:

«Cari amici sono stato abbastanza fortunato da disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni. Ho realizzato le ambizioni che avevo fin da bambino. Ma sfortunatamente non posso più mantenere i ritmi richiesti da una puntata quotidiana.

La mia famiglia non vuole che nessun altro continui a disegnare i Peanuts al posto mio e per questo devo annunciare il mio ritiro, perciò annuncio il mio ritiro. Per anni – prosegue il messaggio – sono grato ai miei editori per la fedeltà che mi hanno dimostrato in tutti questi anni e ai fan dei miei fumetti per l’affetto e il sostegno che mi hanno dato. Charlie e Sally Brown, Snoopy, Linus, Lucy… come potrò mai dimenticarli…»







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