Ritratto di Adele Bloch-Bauer (opera di Klimt)

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Uno dei quadri più affascinanti della complessa produzione artistica di Gustav Klimt è il ritratto di Adele Bloch-Bauer, realizzato nel 1907 a Vienna. Il fascino visivo di questo capolavoro è legato, oltre al volto della signora che ha ispirato il pittore austriaco e alla simbologia rappresentata nello sfondo, anche alla storia che ha accompagnato la sua genesi e il viaggio, tribolato e difficile, attraverso la storia del Novecento che ha dovuto affrontare a causa del nazismo, dei conflitti fra Stati, del diritto internazionale e dell’attrazione che ha esercitato su molte persone.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer (Klimt)
Ritratto di Adele Bloch-Bauer: dettaglio del volto.

Il viaggio del ritratto di Adele Bloch-Bauer, però, sembra si sia concluso alcuni anni fa quando è stato venduto all’industriale dei cosmetici Ronald S. Lauder per la cifra record di 135 milioni di dollari durante una trattativa privata con l’erede della famiglia Bloch-Bauer.

La storia del quadro è narrata con ricchezza di dettagli da Anne Marie O’Connor nel libro pubblicato da Knopf “The Lady in Gold: The Extraordinary Tale of Gustav Klimt’s Masterpiece, Portrait of Adele Bloch-Bauer“, un saggio interessante, ricco di dettagli e capace di riportare alla vita almeno una parte della ricchezza storica e sociale che il dipinto di Klimt rappresenta.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer - Gustav Klimt
Ritratto di Adele Bloch-Bauer (opera di Gustav Klimt del 1907)

Adele Bloch-Bauer apparteneva ad una famiglia ebraica molto importante che si occupava di finanza; la sua vita era scandita dai doveri e dai privilegi delle ricche famiglie ebraiche viennesi. Il suo fidanzamento con il figlio del barone Bloch, uno dei più importanti produttori di zucchero del mondo, avrebbe consacrato la sua posizione sociale. Ma Adele non era solo una ricca ereditiera, era anche un donna molto colta e sofisticata e l’incontro con Gustav Klimt le permise di aprirsi a quel rinnovamento culturale che il grande pittore viennese stava cercando di portare nella capitale asburgica.

Il primo incontro fra i due avvenne in questo contesto di ricchezza e nobiltà, fra feste, concerti, spettacoli e salotti, dove la famiglia Bloch-Bauer grazie alla personalità di Adele cercava di portare quella ventata di novità culturale che non sempre i salotti viennesi di fine Ottocento avevano voglia di accettare. I tempi erano maturi perché una parte della società viennese incontrasse quelle novità culturali e artistiche che stavano cambiando gran parte dell’Europa.







Klimt, con il suo successo artistico e culturale, stava facendo da ponte proprio per favorire questo passaggio e l’incontro con Adele rese i loro progetti ancora più concreti. Infatti il loro incontro, cui fece seguito un’amicizia lunga dodici anni durante la quale, probabilmente furono anche amanti, ha prodotto non solo questo quadro, che raffigura Adele su una sorta di prato dorato e cesellato con tasselli di vario colore, ma anche una serie di avvenimenti culturali e artistici che hanno contraddistinto la Vienna del tempo.

L’autrice del citato libro, Anne-Marie O’Connor, racconta non solo il contesto in cui nacque l’amicizia fra i due ma anche com’era la società viennese fra fine Ottocento e inizio Novecento, descrivendone soprattutto i fermenti culturali, i cambiamenti che la modernità imponeva e che Klimt e Adele cercavano di introdurre con il piglio di coloro che sanno guardare al di là del proprio tempo. Il mondo culturale girava intorno alla corte dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo e importanti famiglie di origine ebraica, come quella di Adele, erano connesse e collegate fra loro in una maglia apparentemente stretta e conservatrice, dove però molti nodi si stavano sciogliendo e nuove aperture si cominciavano ad intravvedere.

Adele Bloch-Bauer morì nel 1925 di meningite e i suoi quadri furono conservati dalla famiglia, compreso questo ritratto dipinto da Klimt. Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti fecero razzie di molti patrimoni delle famiglie ebree, derubandole di tutto, anche delle opere d’arte. Molti quadri, soprattutto quelli riconducibili all’Espressionismo tedesco furono distrutti e fatti sparire, mentre altri furono trafugati; i quadri di Klimt però erano molto apprezzati dal governatore nazista dell’Austria e furono esposti e tenuti a Vienna. Alla fine della guerra però non furono restituiti agli eredi Bloch-Bauer, che nel frattempo erano scappati in America: il governo austriaco decise di tenerseli.

Gli eredi riuscirono ad impadronirsene riportandoli in America e ingaggiarono un abile avvocato, Randol Schoenberg, che studiando il diritto internazionale relativo alle opere trafugate dai nazisti, fece loro vincere la causa contro il governo austriaco.

Sovente le storie dei quadri possono essere più affascinanti dei quadri stessi: non è questo il caso perché la simbologia e la qualità del dipinto sono interessanti e indiscutibili, tuttavia la storia del ritratto trascina persone ed eventi al di là dei suoi pregi artistici restituendo un periodo storico di trasformazioni e cambiamenti epocali; il suo valore in denaro, incalcolabile, benché il mercato debba dare una cifra a tutto, è un’inezia di fronte alla sua storia unica ed irripetibile.

Nel 2015 è uscito il film “Woman in Gold“, che narra la storia di Maria Altmann (interpretata da Helen Mirren) che combatté contro il governo austriaco per quasi un decennio insieme all’avvocato Schonberg (Ryan Reynolds).







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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