Volto della Guerra (Visage de la Guerre), quadro di Salvador Dalí

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Orrori e morti racchiusi dentro la tela Volto della Guerra (Le visage de la guerre) di Salvador Dalí artista surrealista, nato in Catalogna nel 1904, che si avvicinò intorno agli anni Venti del Novecento al Dadaismo, dal quale fu condizionato per tutta la sua carriera artistica. Si tratta di un quadro che racconta gli orrori della guerra percepiti dal pittore, tra la fine della Guerra Civile Spagnola e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Volto della Guerra Visage de la guerre Face of War Dalì
Volto della Guerra (Visage de la guerre, Face of War) • Salvador Dalí, 1940

Il “Volto della Guerra” o “Le visage de la guerre” è un olio su tela di centimetri 79 x 64, realizzato nel 1940. È custodito a Rotterdam presso il Museum Boijmans Van Beuningen.

Volto della Guerra: descrizione del dipinto

Sulla tela è impresso un volto spaventoso, enorme. Sullo sfondo un paesaggio desertico. Il viso dalla pelle scura con una smorfia di dolore e disperazione non identifica la fisionomia di donna o di uomo. Rappresenta – all’interno delle due orbite oculari e della bocca – dei teschi che, a loro volta, mostrano dei teschi all’interno delle tre cavità.

Dalla parte posteriore del viso – dal Volto della Guerra – emergono dei serpenti che si lanciano verso il davanti, minacciosi, e che avvolgono il viso: alcuni si insinuano all’interno delle orbite, altri cadono al suolo.

Sulla destra della tela, su di una roccia, si vede l’impronta di una mano. C’è, sempre sulla destra, ma in alto, una quinta rocciosa che chiude il paesaggio nell’angolo.

La storia dell’opera

La tela fu dipinta da Salvador Dalí durante il suo soggiorno in California, negli Stati Uniti. Era lì che si era rifugiato durante lo scoppio della guerra in Europa.

Prima della tela realizzò molti disegni preparatori. Tra questi, uno riporta un occhio invaso dalle api. Mentre in un’altra stampa sono raffigurati due ubriachi che presentano le orbite degli occhi trasformate in teste.

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Il tavolo ha i denti, mentre i bicchieri assumono la forma di narici a triangolo. A suggerire l’acquisto del dipinto “Volto della Guerra” da un collezionista francese nel 1971 fu stata la curatrice Renilde Hammacher.

La simbologia: interpretazione del quadro Volto della Guerra

L’artista con questo dipinto evidenzia la distruzione causata dalla guerra. È una tela che assume un carattere universale. I teschi sono replicati all’infinito: è come se questo continuo rimando alla morte significhi la perenne presenza della guerra nel destino dell’umanità.

La tecnica usata da Salvador Dalí

Salvador Dalí nel dipinto “Il volto della guerra” stese con cura il colore sfumandolo per creare superfici levigate. I toni utilizzati sono caldi. Predomina il colore ocra arancio che rappresenta il suolo desertico. Mentre il volto è bruno con parti illuminate ocra dorato.

Salvador Dalí mentre dipinge il Volto della Guerra
Salvador Dalí mentre dipinge il Volto della Guerra (1940)

Le rocce sulla destra della tela sono brune e marroni. E poi c’è il cielo color turchese, in alto, e bianco giallastro verso il basso.

Il pittore usò contrasti di luminosità per evidenziare il viso all’interno dell’opera. Non a caso il colore scuro si stacca in modo deciso dal colore vivo del deserto, dove anche l’ombra disegna una sagoma sulla sabbia. Un’illuminazione che è solare e proviene da destra.

Proprio per questo si vede l’ombra del viso che si prolunga a sinistra. Sul viso le ombre scure disegnano le rughe, che sono profonde e che rivelano le orbite e la bocca, tutte spalancate.

L’inquadratura, vista la forma rettangolare dell’opera d’arte di Dalì, con orientamento orizzontale permette di rappresentare la vastità del paesaggio ampio e profondo. La fronte del volto sembra avere un seguito oltre il bordo del dipinto.

Le diagonali si incrociano al centro del viso, vicino alla base del naso. Il volto è inquadrato al centro del dipinto, assumendo così una costruzione simmetrica.

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Serena Marotta

Serena Marotta

Serena Marotta è nata a Palermo il 25 marzo 1976. "Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi" è il suo primo libro. È giornalista pubblicista, laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia e con La Repubblica, ha curato vari uffici stampa, tra cui quello di una casa editrice, di due associazioni, una di salute e l'altra di musica, scrive per diversi quotidiani online ed è direttore responsabile del giornale online radiooff.org. Appassionata di canto e di fotografia, è innamorata della sua città: Palermo.

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