Stati Uniti e Russia tra le due guerre

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Nell’immediato dopoguerra, mentre l’Europa era colpita da una disastrosa svalutazione monetaria, gli Stati Uniti si andavano affermando per capacità produttiva e finanziaria come Stato-guida del mondo capitalistico, in sostituzione della Gran Bretagna.

Woodrow Wilson e Warren G. Harding
Woodrow Wilson e Warren G. Harding, rispettivamente 28° e 29° Presidente degli Stati Uniti d’America

La politica di Woodrow Wilson

A consolidare tale ruolo contribuì la politica dei 14 punti proposta da Wilson al tavolo di pace. Il liberismo wilsoniano non risultò comunque vincente, né nella gestione degli affari internazionali né all’interno del paese, perché l’opinione pubblica statunitense considerava tale politica wilsoniana troppo pericolosa: comportava una piena adesione alle Società delle Nazioni e di conseguenza un’assunzione di responsabilità di fronte alla serie di controversie scaturite dalla guerra ritenute del tutto estranee ai reali interessi del paese. Si crearono così le premesse per un rovesciamento dell’indirizzo di governo: nelle elezioni presidenziali del 1920 – dove le donne votarono per la prima volta – vinse il repubblicano Warren Harding.

La politica di Warren G. Harding

Harding ripristinò la politica isolazionistica e conservatrice, basata sul non intervento negli affari europei. Quindi si rifiutò di prendere parte ai lavori della Società delle Nazioni e anche di ratificare i trattati di pace, negoziando trattati bilaterali di pace con la Germania, l’Austria e l’Ungheria. L’isolazionismo politico ed economico comportarono una serie di provvedimenti contro l’immigrazione straniera e nel paese si creò un clima di ostilità verso gli immigrati, che raggiunse punte di estrema violenza xenofoba e razzista col riemergere della setta segreta Ku Klux Klan, che metteva in atto una serie di inaudite violenze ai danni delle persone di colore e degli immigrati cattolici ed ebrei.

Nel 1919 fu emanata la legge sul proibizionismo, che vietava la produzione e la vendita di alcolici, con la quale si mirava a colpire soprattutto i neri e gli immigrati, accusati di essere inclini all’alcolismo. Il provvedimento provocò il traffico illegale di alcolici. Poi nel 1933 la vendita venne di nuovo permessa. La politica isolazionistica di Harding fu seguita anche dal suo successore Coolidge. Tale politica favorì la ripresa economica americana e il superamento della crisi di sovrapproduzione che si era manifestata tra il 1920-21, in seguito al cessato flusso delle esportazioni di guerra verso l’Europa.

Il piano Dawes

Per soddisfare il mondo industriale statunitense, che chiedeva la ripresa dell’economia e l’apertura di nuovi mercati in cui smerciare la sovrapproduzione, venne creato il piano Dawes (dal nome del suo ideatore Charles G. Dawes), che prevedeva un sistema di aiuti finanziari ai Paesi vinti, in particolare per la Germania, che così potettero procedere al pagamento delle riparazioni ai vincitori, e questi di estinguere i debiti contratti con gli Usa per le forniture belliche.

I fondi americani riuscirono a rivitalizzare l’economia dell’Europa: i capitali così ottenuti furono reinvestiti negli Usa, favorendo un vero e proprio boom economico (1925-1926).







La crisi economica degli Stati Uniti

Nel 1929 il benessere crescente, la speculazione, l’incontrollata produzione industriale e agricola crearono negli Stati Uniti una crisi di sovrapproduzione. Il mercato internazionale diventò a poco a poco stagnante, si trovò nell’impossibilità di assorbire le eccedenze produttive e ciò determinò una crisi, con una serie di conseguenze a catena. La borsa di Wall Street crollò; le fabbriche chiusero e le banche fallirono; la produzione industriale calò vertiginosamente e crebbero disoccupazione e povertà.

La crisi dagli Stati Uniti si propagò in Europa dove il ritiro dei capitali americani e l’arrivo sui mercati di prodotti a prezzi bassissimi provocarono l’arresto della produzione. In Italia molti agricoltori e operai si trovarono disoccupati. A risolvere la crisi fu il presidente democratico Roosevelt che elaborò un piano di emergenza chiamato New Deal (nuovo corso).

Franklin Delano Roosevelt
Franklin Delano Roosevelt, 32° Presidente degli Stati Uniti

Il New Deal di Roosevelt

Il New Deal prevedeva di adottare un’economia guidata (e non più libera di tipo privatistico) basata su un energico intervento dello Stato; basandosi su tali presupposti, operò a livello di politica monetaria (svalutando il dollaro del 40 per cento), realizzò lavori pubblici, risollevò aziende in crisi con capitali statali.

Il dopoguerra in Russia

Nel dopoguerra, in Russia si verificò una sanguinosa guerra civile tra rossi, sostenitori del regime comunista sovietico, e bianchi, sostenitori del regime zarista. L’intervento dell’Intesa a fianco delle truppe bianche ebbe come risposta che il governo sovietico creò l’Armata rossa e riuscì a sconfiggere i bianchi (eccidio di tutta la famiglia imperiale). Pochi mesi dopo i bolscevichi imposero il partito comunista russo come partito unico. Venne creata la Ceka (polizia politica sovietica).

Lenin
Vladimir Ilic Uianov, storicamente noto come Lenin

La politica di Lenin

Lenin iniziò un processo di rinnovamento: diede il via al “comunismo di guerra”, sottoponendo a controllo forzato tutta la produzione. La tensione sociale, aggravata dalla crisi agricola, portò ad un nuovo indirizzo: la Nep (nuova politica economica), ovvero allentare il rigido controllo statale. Si preoccupò di dare vita alla riorganizzazione territoriale e politica del Paese: nacque l’Urss, Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Alle repubbliche federate venne riconosciuta una certa autonomia. Al fine di estendere ovunque la rivoluzione, creò la Terza Internazionale: Komintern. Nel 1924 Lenin morì e fu sostituito da Stalin.

Stalin
Josif Stalin

La politica di Stalin

Stalin diede inizio all’industrializzazione per incentivare lo sviluppo del paese e di conseguenza impose la collettivizzazione forzata della terra. Abbandonò la Nep e tornò ai metodi del “comunismo di guerra” e represse ogni fermento di democrazia, creando un sistema dittatoriale fondato su un potere personale e tirannico. Dette il via al periodo delle “Grandi Purghe”, ovvero processi e condanne a morte contro cittadini incolpati di anticomunismo. Vennero creati i Gulag, campi di lavoro coatto. Paesi occidentali diffidenti nei confronti di Stalin, timorosi della ripresa di un espansionismo tedesco, furono disposti a collaborare, tanto che l’Urss fu ammessa nella Società delle Nazioni.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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