Soir bleu (opera di Edward Hopper)

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Nel 1906 Edward Hopper visitò per la prima volta Parigi: tornò nella capitale francese più volte, e da ogni viaggio, portò a casa nuove esperienze, insieme a una crescita artistica sempre più complessa e affascinante. A Parigi Hopper non impara solo l’arte degli impressionisti, ma visita una città che è ricca di esperienze visive. Dipinge e disegna molto, progetta quadri che diverranno in seguito capolavori. Come questo che andiamo ad analizzare: “Soir bleu“.

Soir bleu
Soir Bleu (Sera blu, Edward Hopper, 1914) – Olio su tela – 91,4 x 182,9 cm • Il quadro è conservato al Whitney Museum of American Art, a New York City

Fu dopo il 1910, terzo viaggio all’estero con obbligata tappa a Parigi, che Hopper cominciò a dipingere i quadri che lo hanno reso famoso, in cui ombre e luci diventano un mezzo per raccontare la solitudine e il silenzio, attraverso soggetti di profonda suggestione malinconica.

Edward Hopper rimase affascinato soprattutto da Degas, Manet, Pissarro, Monet, Toulouse-Lautrec e Courbet, pittori che imparò a conoscere attraverso le loro opere, mentre si lasciò sfiorare dai movimenti contemporanei quali il fauvismo – con cui ebbe un rapporto più profondo –  il cubismo e l’astrattismo.







Soir bleu: analisi del quadro

Dipinto nel 1914, questo quadro di Hopper si intitola “Soir bleu” e ritrae la desolazione di un locale parigino in cui tutti i personaggi sembrano slegati uno dall’altro. Come se fossero in posa davanti allo spettatore, appaiono, da sinistra a destra, un uomo con una sigaretta in bocca, in attesa forse di mangiare o bere qualcosa, una donna in piedi truccata in modo appariscente, che sembra accorgersi dello spettatore, l’unica nel quadro. Poi un pierrot, figura centrale del dipinto, che carica l’opera di inquietudine e di un sentimento di solitudine ancora più forte, se si osservano poi gli altri personaggi, che lo guardano immobili.

Soir bleu - Pierrot - detail - dettaglio - Hopper
Soir bleu: Pierrot con la sigaretta, dettaglio

L’atmosfera, quasi onirica nei suoi riferimenti simbolici, rappresenta il lavoro che l’artista sta affrontando in quel periodo e che è la conseguenza della sua ammirazione per pittori come Degas, che gli insegnano a dipingere dentro ad ambienti chiusi, dove lo spazio e i soggetti comunicano e riflettono le sue visioni.

In Soir bleu la luce, attraverso trovate cromatiche che lanciano il dipinto in un modernismo straordinario, salta da un soggetto all’altro per poi illuminare potentemente il pierrot, centro della scena, per poi fuggire nelle ombre dei soggetti che sono posti a sinistra. Ogni figura ha una sua collocazione geometrica precisa.

Quest’opera si ricollega ad un dipinto realizzato nel 1966, e quindi quarantadue anni dopo, quando Edward Hopper è alla fine della sua carriera e che si intitola “Two Comedians“.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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