Louvre, storia

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Mausoleo del culto vivo dell’arte, il Louvre racconta l’anima del mondo a chi decide di percorrere i suoi immensi saloni che, metro dopo metro, espongono il visitatore a un sentimento artistico vecchio di migliaia di anni, ma al contempo nuovo e immortale.
In un perenne viaggio temporale, il museo, consente di apprezzare il meglio del genio umano e la grandezza dei suoi ideatori, in un itinerario che connette epoche e artisti e che non tralascia il forte legame che unisce la storia del museo alla storia di Francia: dal XVI secolo in poi la missione di ampliamento del museo parigino non si è mai conclusa, i suoi tesori si sono ampliati e le tecniche di tutela e conservazione sono state ottimizzate.

Louvre, storia
Una foto recente del Louvre, uno dei musei più famosi del mondo

Una modernità nell’antico e antichità nel moderno, in un continuo dialogo con il mondo, dove il Louvre non si configura solo come un’istituzione immobile e confinata nei perimetri dei propri confini, ma si apre al mondo accogliendo l’esigenza di un’arte mobile e nuova, come nel caso del Louvre Lens e Louvre Abu Dhabi.

Da fortezza a palazzo

Il re capetingio di Francia Filippo Augusto (1165 – 1223), prima di imbarcarsi per la Terza Crociata contro i musulmani, assicurò la supremazia di Parigi edificando una prestigiosa università presso la Sorbona e costruendo una fortezza difensiva fuori la cinta muraria della città. La roccaforte era dotata di un fossato, torri circolari e di un dongione di quindici metri.
Fu per merito di Francesco I di Valois (1494 – 1547) se, nel XVI secolo, la fortezza divenne una residenza reale: i lavori di ricostruzione della rocca furono affidati all’architetto Pierre Lescot (1500/1515 – 1578) e allo scultore Jean Goujon (1510 – 1568).

Il palazzo fu restaurato in una chiave del tutto rinascimentale: gli elementi architettonici classici dell’antica Roma si armonizzavano al gusto moderno delle ampie finestre e degli alti tetti.
Il palazzo fu abitato nel corso del secolo dal re di Francia Enrico II di Valois (1519 -1559) e dalla moglie Caterina de Medici (1519 – 1589) che, nel 1564, fece costruire davanti al palazzo delle Tuileries, un giardino e la famosa tribuna delle cariatidi di Jean Goujon il quale, s’ispirò all’Eretteo dell’acropoli di Atene.

Nel XVI secolo, Enrico IV di Borbone (1553 – 1610), con lo scopo di collegare il palazzo reale ai giardini del Tuileries, annetté al palazzo una “Grande Gallerie”.
“I lavori continuarono sotto Luigi XIII e poi con il Re Sole il quale, benché porti a Versailles la corte e la vita, l’amplia e ne fa sede dell’amministrazione nonché residenza d’obbligo per gran parte della nobiltà domata dopo la Fronda” (Daverio).

«Odio Versailles perché ogni uomo appare insignificante. Amo Parigi perché rende ogni uomo importante.» (Montesquieu)

Con lo spostamento della residenza reale a Versailles, “testimonianza visibile del suo (Luigi XIV) ambizioso progetto assolutista”, il palazzo reale divenne sede delle accademie di scienze, architettura, scultura e pittura, raffigurandosi come un rilevante nucleo artistico.
Il Palais du Luxemburg, voluto da Maria de Medici (1575 – 1642) per il figlio Luigi XIII di Borbone (1601 – 1643), ospitò nel 1723 più di cento delle opere appartenute alle collezioni reali le quali, furono esposte insieme al ciclo di dipinti di Pieter Paul Rubens (1577 – 1640) nella galleria de Medici, fino alla restituzione del palazzo al fratello del re, quando le collezioni furono smantellate.

Nel 1725 fu inaugurato il “Salon Carré”, in cui furono esposti i dipinti appartenenti all’Accademia Reale di pittura e scultura.
In seguito alla rivoluzione francese, il Louvre tornò a ricoprire un posto di primo piano tra l’aristocrazia: nel 1793 le sale del palazzo, incredibilmente arricchite in seguito alle confische napoleoniche, vennero per la prima volta aperte al pubblico.

Da palazzo a museo

Con la morte di Luigi XVI “il Louvre fu inaugurato dallo stesso Robespierre (1758 – 1794) come museo aperto ai citoyens, esattamente un anno dopo la deposizione, il 10 agosto 1793″ (DAVERIO).

Si devono a Charles Claude Flahaut de La Billarderie (1730 – 1809), conte d’Angiviller, ultimo sovrintendente alle fabbriche del re, molti dei rinnovamenti che resero grande il Louvre: riunendo nella Grande Gallerie le collezioni reali divise tra le diverse residenze di Luigi XVI, il conte, badò nel distribuirle ed esporle secondo principi razionali e coerenti.

Robespierre
Maximilien de Robespierre inaugurò il Louvre il 10 agosto 1793

Il 10 agosto del 1793 il Louvre fu inaugurato con il nome di “Musée Français“, il primo museo della Repubblica, dove più di seicento opere furono restituite simbolicamente al popolo.

Il nuovo museo nazionale presentava molti aspetti innovativi: ogni opera era accompagnata da un cartellino indicante il titolo e l’autore, inoltre era possibile avvalersi della guida di un esperto e di un catalogo a basso prezzo.

Nel 1796 il grande afflusso di visitatori rese indispensabile un ampio intervento di restauro della “Grande Gallerie”, condotta che implicò il cambiamento del nome da “Musée Français” a “Musée central des arts“.

Il museo ben presto si arricchì di grandi capolavori europei, molti dei quali requisiti nelle nazioni occupate dall’esercito francese, come ad esempio il “Polittico dell’agnello mistico” di Jan van Eyck (1390 – 1441) a Gand, il “Laocoonte” e l’”Apollo del Belvedere” dalle collezioni papali.

L’entità notevole delle opere costrinse i curatori del museo a riorganizzare l’esposizione.
Dopo il restauro del XIX secolo il museo assunse il nome di “Musée Napoleon“, nel 1802.

Agli inizi del XX secolo fu inaugurato il “Grand Louvre” che, voluto da François Mitterrand, accompagnò l’esecuzione della stimata piramide di vetro di Ming Pei, nel 1989.







Louvre - Piramide
Parigi, Museo del Louvre: la piramide di vetro fu realizzata nel 1989 dall’architetto cinese Ieoh Ming Pei. In anni più recenti ebbe grande visibilità grazie al film di Ron HowardIl codice da Vinci” (2006) tratto dal romanzo best-seller di Dan Brown, in cui la trama ruota intorno al Louvre, alla sua piramide, ai simboli e alle opere d’arte.

Nel 2012 fu inaugurato il dipartimento delle arti islamiche nella “Cour Visconti”, progettata dall’architetto milanese Mario Bellini e dal francese Rudy Ricciotti.

I nuovi Louvre

Il Louvre Lens è una sezione distaccata del museo che, a 200 Km a nord della capitale, rivoluzionò il concetto stesso di esperienza museale con una serie di esposizioni, mai permanenti, di opere appartenenti a periodi differenti.

Un altro esempio interessante di sconfinamento museale è rappresentato dal Louvre Abu Dhabi, realizzato dall’architetto Jean Nouvel, dopo un accordo trentennale tra gli emirati arabi e il governo francese, raccoglie le opere dei principali dodici musei francesi, testimoniando, di fatto, il massimo dialogo tra arte occidentale e orientale.

Dominique Vivant Denon

Dominique Vivant Denon fu il primo direttore del Louvre, e grande diplomatico, illustre scrittore, archeologo, disegnatore e collezionista. La sua carriera diplomatica si svolse sotto la sovranità di Luigi XV e luigi XVI, per questa ragione fu spogliato dei tutti i suoi beni in seguito alla rivoluzione del 1789.

Grazie all’amicizia con Jacques-Louis David (1748 – 1825) riuscì a inserirsi nella corte di Robespierre e a entrare nelle grazie di Giuseppina di Beauharnais (1763 – 1814), che lo presentò a Napoleone (1769 – 1821).

Nel 1798 seguì Bonaparte nella campagna di Egitto, realizzando il celebre reportage conosciuto con il titolo di “Basse et l’haunte Egypte” e contribuendo alla campagna di propaganda a favore dell’imperatore, Vivant, funse da consigliere per la scelta dei capolavori da requisire sui campi di battaglia, obbligando l’inserimento delle opere d’arte nelle clausole dei trattati di pace.

Dominique Vivant Denon prediligeva i “pittori primitivi” come Giotto e Masaccio: il 25 luglio 1814 allestì la prima collezione di “primitivi“, parte della quale fu restituita ai paesi originari, tranne che per il Gran Ducato di Toscana, che in seguito ad un accordo concesse i suoi capolavori al Louvre.

La Gioconda - Monnalisa
La Gioconda – Monnalisa (Leonardo da Vinci) è l’opera-simbolo del Louvre, ed è considerato il quadro più celebre del mondo

La collezione del Louvre

Le antichità orientali costituiscono il primo nucleo di una vasta collezione, raccogliendo tutti quei reperti archeologici provenienti dal vicino e dal Medio Oriente, per un arco di temporale che va dal 10000 a.C. fino all’avvento dell’Islam. La collezione custodisce reperti di altissimo livello, come i rilievi del palazzo di Sargon II di Khorsabad o le decorazioni del palazzo degli Achemenidi di Susa.

Nel 1826 fu creata l’antichissima collezione di antichità egizie che, fornendo un quadro molto completo delle civiltà nilotiche tra il 4000 a.C. fino all’epoca cristiana, preserva molti dei reperti recuperati negli scavi di Abu Roach, Assiut, Bawit, Medamud e di Deir el Medina, insieme alle collezioni Clot, Tyszkiwics, Delaporte, Curtis.

Sono altrettanto cospicue le antichità greche, etrusche e romane: testimonianze delle prime manifestazioni artistiche del mondo ellenico legato all’ambiente insulare delle Cicladi e di Creta, vantano esemplari come il tesoro di Boscoreale, un insieme di pezzi di argenteria e gioielleria provenienti da una cisterna romana.

La raccolta dei dipinti italiani risale ai tempi di Francesco I che “innamoratosi dell’arte italiana, acquisto opere di Michelangelo e Raffaello e invitò Leonardo e altri artisti a lavorare presso di lui “: oltre alla “Gioconda“, simbolo del museo, è possibile ammirare i capolavori di Giotto, Mantegna, Botticelli, Tiziano, Caravaggio.

La sezione riservata alla pittura francese è ovviamente la più nutrita, con una progressione dei capolavori dalle origini medievali fino a Delacroix.

Dopo la rivoluzione del 1789 fu realizzato il Musée du Luxemburg, il primo vero museo di arte contemporanea; in seguito al crescente numero di dipinti francesi fu creato il Musée d’Orsay, dove, nel 1986, furono trasferite le opere precedenti al 1848.

La pittura europea trova ampio spazio all’interno della collezione, comprendente opere spagnole, fiamminghe, olandesi, tedesche e inglesi, con pittori come Bartolomé Esteban Pérez Murillo (1618 – 1682), Jan Vermeer (1632 – 1675), Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606 – 1669), Lucas Cranach (1472 – 1553) e William Turner (1775 – 1851).

Amore e Psiche
Tra le sculture presenti al museo del Louvre, “Amore e Psiche” di Antonio Canova è una delle più celebri ed ammirate

Il dipartimento dedicato alla scultura espone opere che datano dall’epoca medievale fino all’Ottocento, raccogliendo opere d’arte italiana, tedesca e inglese. La scultura italiana ha tra i suoi massimi rappresentanti opere di Donatello (1386 – 1466), Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), Benvenuto Cellini (1500 – 1571), Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) e Antonio Canova (1757 – 1822). Particolarmente degne di nota sono le sculture dello “Schiavo morente e lo schiavo ribelle” di Michelangelo, la “Ninfa” di Cellini, il “Busto del Cardinale Richelieu” di Bernini e “Amore e Psiche” di Canova.

Il sito ufficiale del museo: louvre.fr

Note Bibliografiche
Philippe Daverio, Louvre, Scala, Firenze, 2016







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Simona Corciulo

Simona Corciulo

Simona Corciulo nasce a Gallipoli il 5 maggio del 1992. Appassionata di arte e antiquariato, ha conseguito la laurea in ''Tecnologie per conservazione e il restauro'' nel 2014. Fervida lettrice, ama scovare e collezionare libri di arte, storia, narrativa - italiani e stranieri - desueti o rari.

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