La mite (racconto di Dostoevskij): riassunto

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Scritto nel 1876, La mite è uno dei più bei racconti di Fëdor Dostoevskij. L’opera è inserita nella raccolta “Diario di uno scrittore” dove si trovano riuniti diversi articoli scritti a partire dal 1873 per la rivista il Cittadino, da Dostoevskij.

Dostoevskij - La Mite - La Mansueta
Copertina del libro: “La mite” è talvolta indicato in italiano con il titolo “La mansueta

Per la realizzazione del racconto La mite, l’autore prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in quel periodo che aveva attirato la sua attenzione, oltre a quella mediatica; tale fatto era stato archiviato dalle autorità giudiziarie come un caso di suicidio-mite. Si trattò del suicidio di una giovane ragazza, che non lasciò indifferente l’opinione pubblica e che scosse le coscienze di tutti.

Nel 1969, Robert Bresson, si ispirò al romanzo drammatico “La Mite” per riproporre un riadattamento sotto forma di pellicola cinematografica, intitolata “Così bella, così dolce”. Il poeta e slavista italiano Angelo Maria Ripellino ha definito il romanzo dell’autore russo un lacerante monologo di un uomo permaloso e superbo.

Nel suo lavoro Dostoevskij tratta il tema forte del suicidio, attraverso una tragedia famigliare raccontata dalla voce narrante di un marito meschino e grossolano che non si preoccupa mai della sua giovane sposa e solo in ultimo riconosce tutte le sue colpe ma ormai è troppo tardi, la sua giovane sposa ha deciso di togliersi la vita. Dostoevskij, registra come sotto dettatura i pensieri che si sviluppano nell’interiorità dell’uomo, passando attraverso sentimenti spesso contraddittori, del personaggio principale che inizialmente si discolpa per quanto accaduto ma che poi, dopo un’attenta riflessione, si accusa.

Si ripercorrono i passaggi chiave e i momenti salienti relativi alla loro vita di coppia ed a tutte le problematiche inerenti. Il marito, che non si da pace per il gesto estremo compiuto dalla sua giovane sposa e in una sorta di monologo interiore, cerca di comprendere e di chiarire, a se stesso e agli altri, le reali motivazioni di quel gesto inaspettato e tragico.

Fëdor Dostoevskij, nel suo romanzo dipinge minuziosamente la psicologia del protagonista: il lettore non può far altro che immedesimarsi nelle emozioni strazianti del personaggio principale e vivere con lui sia i momenti precedenti al suicidio, sia quelli successivi. Nel racconto dell’autore traspare l’amore e l’impossibilità di rivelare i propri sentimenti, il confronto tra il bene e il male.







Fedor Dostoevskij
Un’immagine dell’autore russo Fedor Dostoevskij

Riassunto

Il proprietario di un banco di pegni, si invaghisce di una giovane ragazza, sua cliente che vive con due zie grette d’animo che la umiliano di continuo. L’uomo che considera la giovane donna una ragazza particolarmente buona e dal carattere mite, si dichiara a lei e le propone di sposarlo. La ragazza accetta, di buon grado la sua corte e la proposta di matrimonio, anche per sfuggire alla grinfie di un volgare bottegaio che le aveva chiesto precedentemente la mano.

All’inizio il matrimonio sembra procedere a gonfie vele ma poi la situazione peggiora, quando il marito comincia a comportarsi in modo freddo, severo e comincia a mostrare un silenzio carico d’orgoglio nei confronti della moglie. La sua meschinità, la sua avidità, la sua aridità affettiva fanno da padrone. La donna non riesce a comprendere e a capire il perché dell’atteggiamento del marito e vorrebbe ribellarsi.

Stanca della situazione, inizia a frequentare un ex-commilitone del marito, che le racconta del passato dell’uomo e del suo mancato coraggio mostrato durante il periodo militare. Il marito sorprende i due insieme ed anche se la moglie non aveva commesso niente di male, la costringe a tornare con lui a casa; da lì in poi la situazione precipita in modo sempre più drammatico, fino a quando la donna, colta da un raptus improvviso, impugna una pistola puntandola alla tempia del marito per ucciderlo; alla fine rinuncia al folle gesto.

L’uomo costringe successivamente la donna a dormire su un letto di ferro, in un’altra stanza, compromettendo ancora di più il loro rapporto ed innalzando maggiormente le barriere fra lui e lei. La situazione diventa drammaticamente insostenibile quando la donna, si ammala di febbre cerebrale ed anche se viene curata dal marito, ormai è seriamente provata a livello psicologico; a questo punto la donna, stanca del marito, della situazione quotidiana e della sua vita, decide di voltare pagina e di dimenticarlo, chiudendosi in se stessa.

Finale

Il marito cerca di farsi perdonare e di ricominciare la relazione con lei, ma i risultati sono scarsi; le propone anche una vacanza per riconquistarla ma ormai tutto è inutile, è troppo tardi. La donna, inerme a reagire, decide di mettere la parola fine alla sua vita, gettandosi da una finestra di casa.

Il marito, al ritorno dal lavoro viene a conoscenza dell’accaduto e rimane impressionato nel vedere tantissima gente di fronte al portone della propria casa. Solo allora realizza che la sua sposa non c’è più ed è sopraffatto dall’orrore del suo stesso assurdo e completo egoismo. Inizia ad interrogarsi sul perché del gesto estremo compiuto della sua compagna, prima cercando di discolparsi e poi in ultimo, accusandosi per tutto ciò che è accaduto.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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