Fabio Mongardi, autore del libro “Il caso Manzoni”

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Fabio Mongardi è nato e vive a Faenza. Autore di racconti pubblicati su diverse antologie, firmate da grandi autori come Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini e Stefano Tassinari, ha all’attivo cinque romanzi: tra questi, “Il verdetto muto”, tradotto e pubblicato anche in Germania con la Fischer Verlag e “Il caso Manzoni” (edito da Parallelo45 Edizioni), un romanzo-inchiesta che ricostruisce e indaga uno dei fatti di cronaca più sanguinosi della Storia del dopoguerra italiano.

Fabio Mongardi
Fabio Mongardi

Intervista a Fabio Mongardi

Buongiorno Fabio, raccontaci chi sei e quando hai iniziato a dedicarti alla scrittura.

Ho cominciato a scrivere piuttosto tardi, dopo alcuni travagli personali e dopo aver capito che come batterista facevo piuttosto pena. Per fortuna non ho mai avuto la malaugurata idea di frequentare corsi di scrittura. La mia formazione letteraria è dovuta unicamente alla lettura e ai tanti mestieri in cui mi sono cimentato, esperienze fondamentali per chi ha l’ambizione di descrivere e raccontare gli umani.

Il Caso Manzoni è il tuo romanzo-inchiesta su uno degli episodi di cronaca più efferati del secondo dopoguerra: di cosa si tratta?

La tragedia dei Manzoni è sicuramente la peggiore strage avvenuta nel dopoguerra in Romagna. Tre mesi dopo la fine della guerra, a Lugo, in località Frascata, un gruppo di ex partigiani entra nella villa dei conti Manzoni Ansidei, grossi proprietari terrieri e lontani parenti di Alessandro Manzoni. Dalla villa usciranno un’ora dopo portandosi via la contessa Beatrice, i tre figli maschi e la cameriera.

Saranno ritrovati solo tre anni dopo sepolti in un podere poco distante. Si saprà poi che le donne furono uccise a bastonate e che la contessa venne tenuta per ultima in modo che vedesse i propri figli morire, uno dei quali, solo ferito ad una spalla, fu sepolto vivo.

Il caso Manzoni (copertina del libro di Fabio Mongardi)
La copertina del libro “Il caso Manzoni”, di Fabio Mongardi

Come e perché hai deciso di raccontare questo evento?

Si tratta di una vicenda terribile e complessa, che ho voluto raccontare proprio per le tante sfumature che la storia contiene: c’è innanzitutto il dramma umano delle persone coinvolte, con vendette personali e depistaggi, poi c’è la grossa questione politica di una zona in mano a persone senza scrupoli, schegge impazzite di un mondo partigiano che agiva al di fuori e contro ogni regola, poi c’è l’ambiente particolare in cui questa storia è nata: il territorio della bassa Romagna, delle valli dove si mescolava poesia e miseria sociale.

Ho cercato di capire come sia stato possibile e perché, ragionando in modo laico e obiettivo, mescolando storia e fiction, che è servita a ricreare ambienti e personaggi.

Trattando un fatto di cronaca di uno dei periodi storici del nostro Paese più discussi e studiati, è stato facile per te condurre le ricerche che servivano alla stesura del libro o hai incontrato resistenze e ostilità?

Devo dire purtroppo che ho incontrato molte resistenze e ostilità, tanto che dopo un anno dall’uscita del libro ancora non riesco a presentarlo nel lughese. In particolare, mi sembra deludente l’atteggiamento partigiano di continuare pervicacemente a negare un problema che andrebbe affrontato pacatamente, ammettendo errori o responsabilità, quando ci sono.

Si preferisce invece dare aria all’inutile retorica, a fare pompose manifestazioni e continuare a negare la verità storica della guerra civile che ha interessato le nostre zone dell’Emilia Romagna.







La postfazione del libro è curata da Gian Ruggero Manzoni, poeta e artista parente della famiglia Manzoni di cui si racconta nel libro. Come è nata la vostra collaborazione?

Con Gian Ruggero Manzoni, che ricordo è scrittore e artista di alto livello, nonché cugino delle vittime, ho parlato all’inizio per farmi un’idea della storia che volevo raccontare. Ho accettato volentieri spiegazioni e consigli, poi, avendo lui condiviso l’idea di fondo del mio racconto, ha accettato volentieri di scrivere la postfazione del libro.

Perché consiglieresti la lettura de “Il caso Manzoni“?

Al di là che possa o non possa piacere, consiglio questo libro perché la storia che racconta è la nostra Storia. Perché stiamo parlando di una vicenda non banale di cui, ad esempio, hanno scritto giornalisti come Enzo Biagi, Bruno Vespa, Gianpaolo Pansa e Gianfranco Stella. Lo consiglio perché a differenza di altri, ho scritto un libro che mescola Storia e narrativa e questo fornisce un valore aggiunto. La narrativa, ricreando ambienti e personaggi, traina il lettore dentro la storia, lo coinvolge emotivamente e favorisce la comprensione dell’evento.

Infine lo consiglio perché del caso se ne discute da anni e io affrontandolo da un punto di vista diverso credo di avere fornito elementi tali da poter dire che il caso è risolto.

Da pochi giorni, la casa editrice tedesca Fischer Verlag ha pubblicato il tuo romanzo “Il verdetto muto“. Puoi raccontarci di cosa parla e quando è nato l’interesse degli editori tedeschi verso questo tuo romanzo?

“Il verdetto muto” è un poliziesco ambientato a S. Antonio, un piccolo paese della bassa Emilia che ho conosciuto per caso. Come in tutti i polizieschi c’è un omicidio e un carabiniere che indaga. Pubblicato da una piccola casa editrice di Faenza, ancora per caso è stato letto da un agente letterario tedesco.

Tradotto e pubblicato un po’ di anni fa in Germania, ha avuto subito un inaspettato successo con belle recensioni e migliaia di copie vendute. Poi ci sono stati problemi e la casa editrice ha chiuso. Quando sembrava tutto finito, il colpo di scena: una grossa casa come la Fischer Verlag ha acquisito i diritti e deciso di farne un tascabile che è uscito nel mese di febbraio.

Ci sono autori o libri che ispirano (o hanno ispirato in passato) il tuo modo di scrivere?

Come dicevo ho sempre letto molto e di tutto, sono tanti gli autori che mi piacciono, però confesso di avere un debole per Cormac McCarthy, William Faulkner, Flannery o’ Connor e Louis-Ferdinand Céline.

Hai altri progetti letterari in cantiere?

Per il futuro c’è un poliziesco ambientato a Ravenna, già scritto ma da sistemare. Poi, un romanzo ambientato in un piccolo paese immaginario della bassa Romagna dove si mescolano vari personaggi di alcuni racconti che ho scritto e mai pubblicato.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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