La conferenza di Wannsee

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La “soluzione finale” fu una formula linguistica terribile, inventata dai nazisti per elaborare un piano che prevedesse l’emigrazione, la resa in schiavitù e lo sterminio di una parte del popolo ebraico che viveva nei territori conquistati dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

La villa nei pressi del lago Wannsee dove si svolse la conferenza
La villa nei pressi del lago Wannsee dove si svolse la conferenza

Al fine di realizzare questo piano Adolf Hitler chiese al Maresciallo Hermann Göring di dare avvio all’organizzazione logistica e militare per deportare tutte le persone di origine ebraica in un luogo preposto.

Hermann Göring
Il gerarca nazista Hermann Göring

Goring ordinò a Reinhard Heydrich, alto ufficiale delle SS, capo del Reichssicherheitshauptamt  (nome per esteso della “RSHA” l’ufficio centrale per la sicurezza del Reich che svolgeva funzioni di spionaggio, di controspionaggio e di polizia nei territori del Reich) e governatore del protettorato di Boemia e Moravia di organizzare una conferenza nella quale si discutesse come avviare la soluzione finale e a questo proposito di convocare le personalità che avrebbero dovuto coinvolgere ministeri e istituzioni del Reich per realizzare il più grande esodo e genocidio della storia.

La conferenza si tenne il 20 gennaio 1942 in una villa nei pressi del lago Wannsee non molto lontano da Berlino. Vi parteciparono 15 gerarchi del governo nazista:

Reinhard Heydrich, Capo della Polizia del Reich, Capo dei servizi di Sicurezza e dei Servizi Segreti e Governatore del Protettorato di Boemia e Moravia.

Alfred Meyer, Segretario di Stato del Ministero dei Territori orientali sotto dominio del governo tedesco.

George Leibbrandt, Capo del dipartimento politico del Ministero dei Territori orientali sotto dominio del governo tedesco.

Wilhelm Stuckart, Segretario di Stato del Ministero degli Interni.

Erich Neumann, Direttore del dipartimento per il piano quadriennale.

Roland Freisler, Segretario di Stato del Ministero della Giustizia.

Josef Bülher, Segretario di Stato del governatorato generale.







Martin Luther, Sottosegretario Ministero degli Esteri.

Gerhard Klopfer, Segretario della Cancelleria del Reich.

Friedrich Wilhelm Kritzinger, Direttore generale della Cancelleria del Reich.

Otto Hofmann, Capo dell’ufficio centrale per la razza e la colonizzazione.

Heinrich Müller, Capo della Gestapo.

Adolf Eichmann, segretario della conferenza e capo del Dipartimento B4 della Gestapo.

Karl Eberhard, Comandante della Polizia e Capo dei Servizi di Sicurezza del Governatorato generale.

Rudolf Lange, Comandante della Polizia e Capo dei Servizi di Sicurezza in Lettonia.

Conferenza di Wannsee - Lettera di invito da Reinhard Heydrich a Martin Luther
Conferenza di Wannsee – Lettera di invito da Reinhard Heydrich a Martin Luther

Heydrich  aprì la riunione facendo un’ampia premessa sulle politiche e strategie organizzative adottate, fino a quel momento, dal governo tedesco per trasferire gli ebrei residenti nel continente europeo in una zona specifica. Inizialmente era stato previsto il Madagascar come luogo di confino ma in seguito, soprattutto a causa degli sviluppi che stava prendendo la guerra, era stato deciso di spostare gli ebrei nei campi di concentramento e nei paesi dell’Est Europa al fine di utilizzarli come manodopera in tutte le strutture operative e industriali che servivano al mantenimento della macchina bellica, nell’impiego per la costruzione di strade soprattutto in quei paesi nell’Est Europeo dove  mancavano e come manodopera specializzata e non specializzata nelle fabbriche e industrie dei territori occupati e del Reich.

Quest’ultimi non sarebbero stati evacuati fino a quando non fossero stati sostituiti da altra manodopera dello steso livello. Non si parla, infatti, nel verbale della conferenza (l’unico esemplare pervenutoci apparteneva a Martin Luther, Sottosegretario al Ministero degli Esteri, ma ne furono redatte 30 copie) di sterminio né si citano armi o metodi di soppressione delle persone ma si identifica nella deportazione e nel lavoro forzato il metodo più efficace per operare una selezione naturale dei prigionieri. Gli ebrei residenti in Europa erano circa 11 milioni, questa quindi sarebbe stata la cifra della deportazione.

Durante i lavori della conferenza di Wannsee si discusse in quale modo, nei vari territori europei alleati e occupati dall’esercito tedesco, sarebbe stato necessario intervenire per operare nel modo più veloce l’emigrazione forzata di persone di origine ebraica: fu ripartita la presenza degli ebrei in tutti i paesi europei e fu rilevata la maggiore difficoltà nell’organizzare efficacemente l’emigrazione forzata in Romania, dove era più facile procurarsi illegalmente documenti falsi e in Ungheria, dove non era ancora stato nominato un responsabile della questione ebraica. In Francia fu sottolineato che non c’erano grossi problemi grazie anche al collaborazionismo del governo di Vichy mentre la Boemia e la Moravia, governate da Heydrich, avrebbero dovuto essere i primi territori in cui applicare la soluzione finale. Anche l’Italia e la Spagna avrebbero collaborato senza difficoltà grazie al forte legame con i nazisti.

La conferenza si concluse con la richiesta, da parte di Heyndrich a tutti i partecipanti, di aiutarlo fin da subito con il loro zelo e le loro conoscenze a realizzare tale progetto nel modo più rapido ed efficace. E’ interessare notare che il lavoro forzato di persone di origine ebraica fu utilizzato anche da industrie tedesche che dopo la guerra raggiunsero uno sviluppo notevole e che cercarono di nascondere il fatto di aver utilizzato schiavi per la realizzazione dei loro prodotti. Ci sono molti libri che raccontano quali aziende furono coinvolte e che varrebbe la pena leggere per comprendere il grado di compromissione che il popolo tedesco ebbe con il trattamento riservato dai nazisti al popolo ebraico.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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